Charlotte de France, il dipinto della figlia di Maria Antonietta e Luigi XVI a Palazzo delle Aquile

Venerdì 2 agosto 2019 alle ore ore 18 a Palazzo delle Aquile, in occasione dell'evento di chiusura dell'VIII edizione della Settimana delle Culture, sarà presentato al pubblico il dipinto restaurato "Charlotte de France".

Si tratta del Ritratto della figlia di Maria Antonietta e Luigi XVI, unica sopravvissuta della famiglia alla rivoluzione francese. Maria Antonietta Spadaro illustrerà il prezioso ritratto insieme alla restauratrice, Ambra Lauriano. Sarà presente il Sindaco, Leoluca Orlando.

Il ritratto di Marie-Thérèse Charlotte de France

A Palazzo delle Aquile, si conserva il ritratto (olio su tela, cm. 138x98) di Marie Thérèse Charlotte, figlia di Marie Antoinette e Louis XVI. Nata a Versailles nel 1778 e  morta nel 1851 nel castello di Frohsdorf presso Vienna, Charlotte fu la primogenita e l’unica dei quattro figli della coppia reale a sopravvivere a malattie e alla rivoluzione. 

Si conservano ritratti della piccola quando viveva con i genitori alla reggia di Versailles, alcuni dipinti dalla celebre ritrattista  Élisabeth Vigée Le Brun. Charlotte fu reclusa nella torre del Tempio dal 1792 al 95, quando la sua reclusione fu ritenuta ingombrante e impopolare, per cui alla morte di Robespierre, fu deciso di scambiarla con i prigionieri repubblicani trattenuti in Austria, patria della madre Marie Antoinette, in seguito sposò il cugino Luigi Antonio duca di Angouléem. 

Charlotte fu ritratta nel tempo da illustri artisti in pose ufficiali, mentre il quadro palermitano è più intimista: sembra voglia trasmettere un preciso messaggio. Vediamo la diciottenne principessa, abbigliata con semplicità e senza alcun gioiello, in un momento delicato della sua vita ricordando i genitori (ritratti nei due canopi presenti nel dipinto) e ribadendo la propria diretta discendenza dalla corona di Francia: infatti impugna il testamento del padre con la mano destra, mentre la sinistra stringe un fazzoletto. Sullo sfondo è un drappo con i gigli di Francia dorati su fondo azzurro. 

Il dipinto palermitano, realizzato probabilmente a Vienna era forse destinato sin dall’inizio alla zia Maria Carolina, regina di Napoli e Sicilia, la quale lo portò con sé a Palermo quando vi giunse nel 1798 con Ferdinando di Borbone, fuggendo da Napoli, minacciata dai moti rivoluzionari. Si trattava della nipote rimasta orfana in seguito ai tragici noti eventi parigini. L’opera non è priva di un certo fascino soprattutto per l’espressione della ragazza che ha subito recenti umiliazioni oltre alla perdita violenta dei genitori. 

Alla Reggia di Caserta si conserva una copia del ritratto, delle stesse dimensioni, firmata J. Francesco Pascucci e datata 1796. Si presume che la regina Carolina abbia portato a Palermo il ritratto originale, facendone eseguire una copia ad un artista locale. Questa appare molto rigida, impostata secondo canoni neoclassici e quindi priva dell’emozione espressa dal nostro quadro. 

Farà il punto sugli studi relativi all’opera Maria Antonietta Spadaro, la quale per prima ha individuato e pubblicato il quadro nel 2004. Le ricerche, ancora in corso, si avvalgono anche della collaborazione di studiosi della Reggia di Caserta.
 

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