Scuola, genere e lotte civili: il Palermo Pride diventa social, gli appuntamenti in digitale

Durante le dirette si parlerà del perché il Palermo Pride ha scelto di non cancellare la data di giugno e di non spostare all'autunno, come molte altre città hanno già fatto, il corteo e le manifestazioni del 2020

A partire da giovedì 23 aprile e fino a quando le condizioni di distanziamento sociale rimarranno tali, le attività del Coordinamento Palermo Pride si spostano sui canali Facebook e Instagram del Palermo Pride e si trasformano in dirette video del venerdì alle 18.30 che coinvolgono insieme ai membri del Direttivo diversi protagonisti e voci dei movimenti locali e nazionali in conversazioni aperte al pubblico su temi che spaziano dai diritti umani al lavoro passando per scuola, genere e lotte civili. 

La prima diretta è giovedì 23 e il tema centrale è il decimo anniversario del Palermo Pride. La successiva è venerdì 24 aprile: insieme a Viola Carofalo, portavoce nazionale di Potere Al Popolo si parlerà di reddito e di lavoro, concentrando l’attenzione su come e quanto rischiano di cambiare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori dopo l’emergenza.

Una serie di conversazioni aperte e partecipate che andranno a costruire il documento politico 2020: il Palermo Pride non rinuncia quindi al Pride 2020 muovendosi però sullo spazio virtuale dei social. “È il momento di tornare a parlarsi pubblicamente - commentano i portavoce del Direttivo Palermo Pride -. Proprio perché dobbiamo ancora restare a casa, il Palermo Pride vuole riprendere la parola e condividere pensieri ed elaborazione con la propria comunità: una grande, grandissima comunità composta da tutte quelle persone Lgbtq+ e da tutte/i le/i nostre/i alleate/i che dal 2010 rendono straordinaria ogni nostra manifestazione e meravigliosamente partecipato ogni nostro corteo”.

Il corteo

Uno dei primi incontri è appunto dedicato al corteo: un momento straordinario per chi partecipa e spaventosi per chi non lo tollera, proprio per la forza gioiosa del portare avanti una lotta liberando il proprio corpo e assumendosi la responsabilità di dire “Ci sono anche io, con il mio nome e la mia faccia”. Un favoloso atto di coraggio non solo per ogni persona Lgbtq+ che sceglie di sfilare ma anche per ogni persona eterosessuale che è lì per dire “Sono vostra alleata e lo dichiaro al mondo”. Durante le dirette si parlerà del perché il Palermo Pride ha scelto di non cancellare la data di giugno e di non spostare all'autunno, come molte altre città hanno già fatto, il corteo e le manifestazioni del 2020.

Gli anniversari

Un momento straordinario che il Coordinamento non intende realizzare virtualmente né sostituire, meno che mai nell'anno in cui si celebra il decennale del Palermo Pride, il quarantennale della nascita di Arcigay Palermo (e quindi della nascita di Arcigay, perché tutto è iniziato proprio qui a Palermo), il venticinquennale della morte dell’intellettuale, poeta e militante Nino Gennaro, le cui parole e la cui testimonianza nutrono tutti i Pride sin dal 2010.

Covid19

Nel ripercorrere la storia degli ultimi dieci anni le vertenze alle quali sono stati dedicati i Pride vengono aperte nuovamente e declinate a oggi con una nuova domanda: come il Covid19, la quarantena, il distanziamento sociale possono (e devono) modificare i nostri punti di vista sul lavoro, sul genere, sulle lotte civili e sociali, sui diritti Umani, sulla scuola, sugli spazi pubblici, sui corpi e sui Movimenti? 

Persone Lgbtq+ e confinamento da Covid19

L’emergenza tocca anche le persone Lgbtq+: che si ammalano e muoiono, perdono familiari e persone amiche, sperimentano l'isolamento e il distanziamento sociale, perdono il lavoro e hanno paura per il proprio futuro esattamente come chiunque altro/a ma in più, per chi ancora oggi lo subisce, le persone Lgbtq+ subiscono il peso della discriminazione che non sparisce solo perché è arrivato il Covid19. 

“Non dimentichiamo - commenta il Direttivo - che c’è chi deve sopportare il dolore e il peso della convivenza forzata con una famiglia che non accetta (o che semplicemente ancora non conosce) la omo/bi/trans-sessualità di una figlia, di un figlio, di una genitrice, di un genitore. O il peso di un contesto sociale che non riconosce una persona come partner di un'altra persona costretta alle cure in ospedale o alla quarantena domiciliare”.

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“Chi ci ha seguiti/e in questi anni lo avrà già capito - sottolinea il Direttivo - sono le questioni che abbiamo messo al centro dei nostri cortei e ognuna di esse richiede parole nuove ed elaborazioni che tengano conto di come il Covid19 può cambiare il nostro mondo. Nelle prossime settimane - concludono - coinvolgeremo tante amiche e tanti amici per provare a raccontare come vorremmo che il mondo cambiasse perché sia vero lo slogan di queste settimane, quello secondo il quale “Andrà Tutto Bene”. 
 

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