Sabato, 31 Luglio 2021
Cultura Resuttana-San Lorenzo / Via Enzo Biagi

Le barche dei migranti diventano bandiere, la mostra di Nino Raso a Palermo

"Flags, MalMediterraneo" è una collezione di 24 bandiere fatte con il legno delle barche dei migranti. Un'installazione aerea, sospesa tra le macchine tostatrici dello stabilimento Morettino che ha sposato il progetto, simbolo di unione tra paesi e caffè di tutto il mondo

D'inverno, dopo grosse mareggiate, va sugli scogli di Pantelleria a cercare materiale di recupero. Durante il resto dell'anno assembla ciò che trova e lo trasforma in un'opera d'arte. Ciò che però non aveva immaginato Nino Raso, che vive 12 mesi l'anno sull'isola chiamata la Perla Nera, è che il mare gli restituisse sempre più legni di scafi naufragati a bordo dei quali i migranti in viaggio nel Mediterraneo hanno cercato di assicurarsi la salvezza. Da lì l'idea. Unire il mondo sotto un'unica bandiera, quella dell'umanità, creando "Flags, MalMediterraneo", una collezione al momento di 24 bandiere internazionali che, presto, si arricchirà con tutte le altre. Un'installazione aerea, sospesa tra le macchine tostatrici dello stabilimento Morettino che ha sposato il progetto divenendo simbolo di unione tra paesi e caffè di tutto il mondo. 

Un progetto che punta i riflettori sull'integrazione tra popoli, che racconta di sogni infranti, ma anche di speranza, salvataggi, di una vita che magrado tutto continua. Inserita all'interno del calendario ufficiale di Palermo Capitale Italiana della Cultura, patrocinata dall'Unhcr, l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, sarà in mostra all'interno dello stabilimento di via Enzo Biagi fino al prossimo 31 luglio (ingresso gratuito su prenotazione). A presentare il progetto, insieme alla famiglia Morettino, anche l'artista. "Voglio raccontare di un Mediterraneo malato attraverso quello che per me è un manifesto di pace, unione e aggregazione - spiega Nino Raso -. La bandiera è il simbolo di appartenenza di un popolo ad una nazione. Ho sposato questo concetto dandogli un valore di appartenenza non a una nazione ma all'umanità. Il progetto è di farle tutte. Non faccio nessun intervento pittorico, né di conservazione. Mi piace l'idea che il legno resti grezzo e continui a vivere". 

Al vernissage, al fianco di Arturo, Alberto, Alessandro ed Andrea Morettino, anche il sindaco Leoluca Orlando, l'assessore alla Formazione Roberto Lagalla, l'assessore alla Cultura Andrea Cusumano e il sovrintendente del Teatro Massimo Francesco Giambrone. "Capitale della cultura è un'espressione fredda che diventa vita vissuta se guardi alla chiave di lettura - spiega il Professore -. Questa iniziativa mette insieme le culture. E lo fa non guardando al presente, ma considerando soltanto memoria e futuro. Un pezzo di legno se lo leggi come speranza diventa memoria. Così il ricordo non ti inquieta. Dobbiamo abbandonare quel populismo culturale che nega il valore del tempo. Perché credere che un chicco di caffè sia solo un chicco di caffè? O un pezzo di legno sia un pezzo di legno e basta? Il chicco, il pezzo di legno, cambiano soltanto col tempo necessario. Cultura è stare insieme. Per questo ciò che vale nella dimensione artistica deve valere nella dimensione umana. Questo è un grandissimo contributo alla memoria". 

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A far da eco alle parole del sindaco, quelle dell'ex rettore Roberto Lagalla. "Un museo, come quello Morettino che ci ospita, è un museo perché dà dimensione al tempo - conclude l'assessore -. Non si può conoscere una scienza se non si conosce la storia. Noi così abbiamo la ricostruzione storica della produzione del caffè che ha unito e unisce i popoli. Quelle stesse comunità che nei legni del dolore, in questa mostra, trovano una ricomposizione identitaria. E' solo attraverso la cultura che possiamo recuperare il senso del passato e la dimensione del futuro, perché i limiti e le barriere hanno valore solo per il presente. Cultura è miscela di popoli, di esperienze, di confronti, di dialoghi. La ragionevolezza delle scienze non può che essere accompagnata dalla forza del sentimento. Perché solo la cultura rende un popolo libero e un popolo forte". 

Al taglio del nastro la performance teatrale del regista e attore Martino Lo Cascio, accompagnato dal contrabbassista Gabrio Bevilacqua, basato sul racconto di Aicha Fuamba, giovane donna sopravvissuta al tragico sbarco avvenuto a Pantelleria nel 2011 e presente alla lettura, premiato al Salone del Libro di Torino per il Concorso Terra Madre. A seguire la chiusura con un messaggio di speranza, affidato al Coro di Voci Bianche e al Coro Arcobaleno della Fondazione Teatro Massimo, costituito in collaborazione con la Consulta delle Culture e formato da ragazzi e ragazze delle comunità migranti di Palermo.

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