Cultura

Ventiquattr'ore di musica per De André: folla di pubblico alla maratona al Teatro Massimo

Solisti, cori e formazioni strumentali di qualsiasi tipo, sia professionisti che dilettanti, hanno preso parte alla manifestazione. Si è esibito anche il coro dei detenuti dell’Ucciardone, diretto da Fabio Ciulla

Maratona De Andrè © Franco Lannino 9 giugno 2018

Grande successo per la maratona De André andata in scena nel foyer del Teatro Massimo dalle 17 di sabato scorso alle 17 di ieri. Solisti, cori e formazioni strumentali di qualsiasi tipo, sia professionisti che dilettanti, hanno preso parte alla manifestazione. Tra i tanti gruppi intervenuti anche la Massimo Kids Orchestra, diretta da Michele De Luca, il Coro amatoriale di Danisinni, diretto da Manlio Messina, il Coro “Il Mio Canto Libero”, dei detenuti dell’Ucciardone diretto da Fabio Ciulla, il Coro di voci bianche e il Coro Arcobaleno del Teatro Massimo, diretti da Salvatore Punturo e la folk rock band Tamuna. 

La manifestazione ha ricevuto il patrocinio morale della Fondazione Fabrizio De André Onlus. Per tutte le ventiquattr’ore della maratona il Teatro è stato preso d'assalto dal pubblico. Ieri alle 18.30 nel Carcere dell’Ucciardone si è tenuto il concerto "La buona novella", eseguito dalla Massimo Kids Orchestra sotto la direzione di Michele De Luca con il Coro “Il Mio Canto Libero” dei detenuti del penitenziario, diretto da Fabio Ciulla, e il Coro Amatoriale di Danisinni, diretto da Manlio Messina. 

Sono stati eseguiti alcuni brani di Fabrizio De André. Il progetto è realizzato in collaborazione con il Conservatorio Bellini. I brani di De André, tratti da "La buona novella", sono stati arrangianti da tre compositori siciliani: Giovanni D'Aquila, Alberto Maniaci e Simone Piraino.

"Fabrizio de André - ha ricordato Leoluca Orlando, presidente della Fondazione Teatro Massimo - è stato uno straordinario artista che ha saputo esprimere forte denuncia di ipocrisie e grande sensibilità umana. La presenza della Massimo Kids Orchestra con brani del grande artista genovese all’Ucciardone è conferma del nuovo rapporto tra il carcere e la città ed è in piena armonia con la denuncia dell’ipocrisia e la sensibilità umana di Fabrizio de André”.

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