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Giovedì, 20 Gennaio 2022
Cultura

Il libro-diario di Roberta Lena “Dove sei?” presentato al Gramsci dall'UdiPalermo

L’autrice - che ha appena finito di girare il suo ultimo film su Fabrizio De Andrè - sarà ospite della Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale Udipalermo, insieme ad una delegazione delle Mamme in Piazza per la libertà di dissenso del capoluogo piemontese

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Venerdì 3, all’Istituto Gramsci (Cantieri Culturali alla Zisa, ore 17.00), sarà presentato il libro-diario che la cineasta ha dedicato alla figlia Eddi Marcucci che, dopo aver combattuto in Rojava, a fianco del popolo curdo contro l’Isis, è ora sottoposta a misura di sorveglianza speciale dallo Stato Italiano. La storia di Roberta Lena è quella di una figlia che va in Siria per studiare il confederalismo democratico dei popoli mesopotamici basato anche sulla parità formale e sostanziale di Uomini e Donne e che, parimenti, decide di combattere al fronte con i curdi per arrestare l’avanzare dell’Isis. La madre di Eddi ha deciso di raccontare quei lunghi mesi di paura e angoscia nel libro diario Dove sei? (People, 2020). Il volume chiude con un “Doveroso P.S.” che vale la pena citare: «Mi scuso se ho trattato certi argomenti senza approfondirli. Ovviamente il discorso del Rojava, del confederalismo democratico, del patriarcato, delle ingiustizie che il nostro Stato ha inflitto a ragazzi che hanno “solo” cercato di migliorare il mondo… tutti questi discorsi meritano più spazio.

Avrei voluto citare molte persone in più, ma questo è un inizio, un tassello. Costruiamo insieme». Al suo ritorno in Italia, come dicevamo sopra, Eddi verrà sottoposta a limitazione della libertà e dei diritti civili senza avere avuto formulato a suo carico accuse specifiche, ma solo in base a “premonizioni politiche”, perché considerata “socialmente pericolosa”. Come ha evidenziato lo scrittore e ricercatore Davide Grasso, in un suo articolo dal blog su ilfattoquotidiano: «A questo è ridotto lo Stato che nel mondo musulmano mantiene rapporti istituzionali con ogni genere di boia». Di fronte alla pressione di intellettuali e giuristi “che hanno denunciato l’insensatezza di questo procedimento” le autorità competenti sono rimaste irremovibili nelle posizioni assunte. In base a quale dispositivo legislativo – si interroga ancora Grasso – sono state comminate tali misure restrittive? A questo interrogativo nulla c’è dato sapere.

Infatti, dice lo scrittore: «Arruolarsi in un esercito straniero non è vietato dai codici italiani se non si combatte in un’organizzazione definita terroristica; e nonostante le centinaia di manifestazioni che Eddi ha organizzato in Italia è sempre rimasta incensurata». Sulla vicenda bisogna registrare anche l’intervento di 11 docenti di diritto – fra i quali Ugo Mattei, Alessandra Quarta, Anna Poggi, Enrico Grosso e Davide Petrini – che hanno promosso un appello affinché alla giovane attivista venga restituita pienamente la libertà e con essa “la possibilità di continuare la sua battaglia politica e culturale”, riprendendo così quel ciclo di conferenze interrotte – a seguito delle costrizioni giuridiche subite – che teneva in giro per il paese per raccontare la situazione femminili curda e siriana. Nel loro appello contro le misure di sorveglianza speciale, i superiori docenti invitavano il Tribunale di Torino ad adoperarsi “per l’immediata restituzione a Maria Edgarda Marcucci della propria agibilità politica, fisica ed informatica, affinché essa possa continuare nella propria battaglia politica e culturale a favore del Rojava”.

In sostanza, scrivono i giuristi: si apra “immediatamente una rinnovata discussione politica e giuridica sull’incompatibilità della sorveglianza speciale rispetto ai parametri della nostra Costituzione e della Convenzione Europea per i Diritti dell’Uomo”. Concludendo, questa iniziativa della Biblioteca delle donne e Centro di consulenza legale Udipalermo, si inquadra nella campagna d'informazione e mobilitazione a sostegno della piena libertà per Eddi, unendosi alle richieste sollevate dalle voci di un'opinione pubblica dal sentire democratico.

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