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"L'esercito dimenticato": il 2° volume sui fatti del 1860 durante l'invasione del Regno delle Due Sicilie

Un testo curato da Giuseppe (Pippo) Scianò che si è sempre occupato delle verità storiche negate, ed è stato segretario del Fronte Nazionale Siciliano ed attualmente dirige il Centro Studi "Andrea Finocchiaro Aprile"

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Per capire l’importanza e le intenzioni de «L’esercito dimenticato» è necessario fare alcune precisazioni. La cosiddetta Questione Meridionale, che ha tanto pesato – e pesa tutt’ora – su molti aspetti dell’economia siciliana e su quella nazionale, ha radici molto lontane ed una genesi in parte sconosciuta e misconosciuta: si tratta dell’eredità «avvelenata» lasciataci dal Risorgimento italiano. I Padri della Patria sono stati, in realtà e in larga misura, dei padri-padroni, come Scianò ci spiega magistralmente in questo libro; così come aveva già fatto – in modo più ampio – col precedente «...e nel mese di maggio del 1860 la Sicilia diventò colonia». Con il presente volume, quindi, percorreremo un altro tratto della complessa cronologia siciliana e meridionale. Dobbiamo con disappunto renderci conto che la storiografia ufficiale, in particolar modo quella universitaria e poi scolastica, ha cominciato solamente negli ultimi decenni ad aprire alcuni «armadi», purtroppo pieni di «scheletri risorgimentali». Infatti, per un tacito accordo di «quieto vivere», tutti o quasi tutti i partiti politici italiani hanno tenuto chiusi quegli armadi fin dall’800, in spregio alla verità storica.

Con uso cosciente e sistematico di una letteratura agiografica e mistificatrice è stata costruita una ben definita «mitologia» risorgimentale dalla quale non è semplice liberarsi perché essa, nel tempo, ha generato una vera «sudditanza» psicologica anche tra gli intellettuali. Simili «taciti accordi» e «occultamenti» si riscontrano anche in altri Paesi. Basti pensare alle recenti e tragiche cronache degli Stati Uniti, o ai frustranti tentativi di ricucire rapporti con i Paesi della ex Jugoslavia. […] Questo libro è però particolare anche per la sua insolita veste editoriale e grafica, attraverso la quale l’attenzione è mantenuta viva dai riquadri, dalle molte foto, da note acute e interessanti, dai corsivi che permettono al sentimento autonomista che li sottende di accompagnare il lettore senza mai allontanarsi dai «fatti» storici e da ciò che effettivamente è accaduto. Dalle nebbie di un passato nascosto emergono così situazioni e personaggi che ci stupiscono, specialmente quando il nostro sguardo riesce a superare i veli di una menzogna accuratamente costruita e ci rivela sentimenti nobili, ma anche grandi bassezze, inutili crudeltà o trame raffinate. Sono i protagonisti stessi che ci chiamano – anche in modo brusco – proprio dai loro diari, da foto, lettere, da documenti, oppure da pro-clami... davvero terribili nella loro crudele semplicità burocratica o sfacciatamente politica. Tutto il Meridione fu messo davvero «a ferro e fuoco» in una guerra di conquista che si è protratta per anni (non soltanto per i pochi mesi di Garibaldi), con assedi di intere città, fucilazioni e rappresaglie... un grande dolore di cui si è provato accuratamente a cancellare le tracce e perfino la memoria. Molte figure e situazioni storiche, con generali, autori, ministri, sovrani che abbiamo conosciuto fin dai banchi di scuola e che ci sono state raccontate da scrittori e storici, da agiografi di quella accurata «fabbrica di consensi e di censura» che fu il Risorgimento Italiano, dopo questa lettura ci appariranno diversi: forse più brutti interiormente, meno liberi ed eroici... meno onesti.

Ben esposte e accuratamente ricostruite sono inoltre le manovre politiche dell’Inghilterra e della Massoneria; così come appare davvero ìmpari la strenua lotta per la libertà della Sicilia e della Napolitània di fronte ai continui tradimenti di generali e ministri del Regno delle Due Sicilie (spesso assoldati dal nemico, e al cui servizio continueranno a far carriera a guerra finita). Porzioni di un grande affresco storico, quindi, in cui impareremo a vedere con occhio diverso alcuni personaggi famosi, e ne conosceremo altri. Da questi anni terribili, però, emerge anche un Popolo fedele ai propri princìpi etici, orgoglioso, coraggioso, e in armi: un vero «esercito dimenticato» dalla Storia. Fino ad oggi. Tutti furono in parte attori e in parte marionette di interessi ed equilibri europei – progettati dalla Gran Bretagna – che a metà dell’800 sacrificarono alcune «nazionalità» per crearne, forzatamente, altre. Alcuni di questi protagonisti, a cui eravamo – in parte – affezionati, sottoposti all’analisi di questa lettura «diversa» rivelano, adesso, altri aspetti e ben altro carattere. [...] La borghesia si stava muovendo in tutta l’Europa, trascinando anche le «masse» proletarie. Il desiderio di libertà e di democrazia, o addirittura della temuta «repubblica» percorreva, impaurendoli, quasi tutti gli Stati monarchici di allora, anche quelli che a malapena avevano «concesso» qualche timida «costituzione».

Era necessario per i regnanti di allora definire alcune situazioni che fossero stabili e controllabili (quante monarchie abbiamo, ancora oggi, in Europa?). Nuovi equilibri, infatti, si stavano formando tra i grandi imperi: Inghilterra, Francia, Russia, Austria, Turchia... I Savoia, in particolare, si mossero con astuzia e spregiudicatezza in operazioni politiche e militari che assicurarono loro, in pochi anni, un territorio vastissimo... sulle sofferenze di molti. [...] Certo ci dispiacerà leggere alcune cose ma, come scrive l’Autore: «...Si deve affermare a gran voce il nostro diritto al recupero, per quanto possibile, della verità e della giustizia sui fatti realmente accaduti in quel periodo... ed è, questo, anche un momento di lotta culturale per comprendere meglio il presente e poter guardare con maggiore consapevolezza al futuro».

Roberto Sani

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