Cultura

Libri, "Da sbirro a investigatore" racconta il ruolo di Palermo nella Grande Guerra

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

L’importanza di Palermo durante la Grande guerra è poco noto: nonostante la lontananza dai campi di battaglia la città diventa la capitale di due importanti urgenze che preoccupano la tenuta del fronte interno: l’abigeato (che minaccia l’approvvigionamento di bestiame e carni per l’esercito) e la diserzione (che lede la disciplina del combattente). 

Secondo le indagini dell’Ufficio Centrale Palermo, nato nel 1917 e diretto dal questore Augusto Battioni, con oltre mille tra poliziotti e carabinieri, dietro al furto di migliaia di capi di bestiame c’è la lunga mano della criminalità mafiosa, rimpinguata da centinaia di senzapatria, disertori e renitenti alla leva. Che, pur di continuare i propri traffici, ingaggiano con la forza pubblica numerosi scontri armati come nei film western, con migliaia di arresti e sangue versato da entrambe le parti. 

A cento anni dalla conclusione del Primo conflitto mondiale un’attenta ricostruzione del ruolo di Arma e Polizia in quei quaranta mesi sono contenuti in: "Da sbirro a investigatore. Polizia e investigazione dall’Italia liberale alla Grande guerra", Aviani e Aviani editori, Udine (www.avianieditori.com)


 

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