Una mostra del cinema con 400 locandine, il tesoro semi sconosciuto del Museo Guttuso

La collezione, donata da Filippo Lo Medico alla Città delle Ville nel 2004, è esposta in un ex magazzino di Villa Cattolica: ospita anche un’opera firmata dal Maestro. I gioielli che la arricchiscono vanno dal manifesto del primo film sonoro proiettato a Bagheria fino a quello di Baarìa

Alcune delle locandine esposte

Per quasi 80 anni hanno raccolto oltre 400 locandine cinematografiche e nel 2004 le hanno donate al museo Guttuso, che ospita un’esposizione di manifesti da far invidia a quella del museo del cinema di Torino. La collezione di Vincenzo e Filippo Lo Medico, a cui il regista bagherese Giuseppe Tornatore ha anche dedicato il libro “Il collezionista di baci”, è un tesoro custodito con cura nell’ex magazzino del vino di Villa Cattolica. Ad arricchirlo contribuisce il manifesto di "Kaos", film del 1984 dei fratelli Taviani, che porta la firma del maestro Renato Guttuso. 

“La locandina di 'Kaos' - racconta a PalermoToday Antonello Gargano, responsabile dell'accoglienza turistica del museo dal  1998 - è l'ultima realizzata dal maestro. La prima è quella di 'Riso Amaro', di Giuseppe De Santis e risale al 1949. Quest’ultima pur facendo parte della collezione Lo Medico ed essendo stata donata a Villa Cattolica non viene esposta perché deteriorata dal tempo. Nel mezzo il maestro ne ha realizzate molte altre. Lo Medico fece la donazione al museo Guttuso - continua Gargano - perchè volle fare uno dono speciale alla sua città e a tutti quelli che amano il cinema e il posto ideale per esporre la collezione era il museo Guttuso”. 

Ma i gioielli in mostra non finiscono qui e oltre a raccontarci l’arte del maestro Guttuso ci narrano anche la storia del cinema e il rapporto che quest’ultimo aveva con la città delle ville settecentesche. L’esposizione ospita la locandina di "La Wally", primo film sonoro proiettato a Bagheria (foto in basso) e permette di viaggiare nel tempo scorrendo con gli occhi la cartellonista cinematografica appesa alle pareti. Si parte dal cinema muto per arrivare a Baarìa, film che chiude la collezione.

Nel mezzo ci sono il cinema hollywoodiano e il neorealismo che hanno avuto il merito di donare al Collezione manifesti cinematografici museo Guttuso (3)-2mondo titoli del calibro di "Non c'è pace tra gli ulivi", "Senso", "La terra trema", "Sciuscà", "La Ciociara", "Via col vento", "Per chi suona la campana", "La fuga di Tarzan", "Gilda Cleopatra", "La donna che visse due volte", "Pinocchio", "Chinatown", "Gangster story", "Il postino suona sempre due volte", "007 dalla Russia con amore".

Solo un profondo cultore dell’arte cinematografica come Filippo Lo Medico, il cui padre a partire dagli anni ‘20  e i cui fratelli poi hanno gestito una sala cinematografica a Bagheria, poteva mettere insieme una collezione così ricca che si pregia di alcune tra le firme italiane più importanti della cartellonistica del settore come - solo per citarne alcuni -  Luigi Martinati, Ercole Brini ed Enrico De Seta. 

“Era una persona molto mite - conclude Gargano - che amava il cinema smisuratamente, da grande esperto della settima arte aveva gestito con i fratelli una sala cinematografica in città. La sua famiglia lo fece in tutto per quasi 80 anni, era un vero intellettuale, la gente in città lo ricorda con affetto, commozione e grande considerazione. Io lo conobbi nel 2004 quando venne a Villa Cattolica per fare la donazione”. 

Collezione manifesti cinematografici museo Guttuso (2)-2

La collezione racconta anche la storia d’amore della famiglia Lo Medico con il grande schermo e il visitatore che la scopre lungo il viaggio in giro per la villa settecentesca non può che rimanerne affascinato. In un metro quadrato ogni manifesto riassume al meglio, se fatto bene, la trama del film e cattura l’attenzione del potenziale cliente. Una forma d’arte, oltre che unico strumento di pubblicità fino agli anni settanta, in cui si sono cimentati grandi artisti e di cui Bagheria può vantarsi di ospitare centinaia di esempi.

Tanti piccoli diamanti che sommati alle oltre 1.100 opere, divise in sette sezioni tematiche, che il museo Guttuso ospita vale di sicuro la visita. Oltre alle circa cento opere donate dal maestro Renato Guttuso, di cui 49 sue, lo spazio si pregia di possedere quadri di oltre 200 artisti. Nella villa infine è esposta  “L’edicola”, l’unica scultura realizzata dal pittore “baariota” ed esponente del partito comunista. E il giardino accoglie anche il mausoleo, realizzato da Giacomo Marzù, dove l’artista riposa. La sua bara è avvolta dal marmo blu proveniente dal Brasile e decorato con degli uccelli. E' circondato, per metà, da una siepe di alloro, oltre la quale - e a distanza di qualche chilometro - si trova il mare. C’è l’acqua, c’è la terra, c’è l’aria. E gli elementi sono in equilibrio. “L’arte non ha confini ma ha radici e le mie sono qui. Se sono quello che sono - diceva Renato Guttuso - lo devo a Baarìa e ai baarioti perché una persona si forma nei primi 17 anni di vita e io li ho vissuti qui”. La sua tomba non poteva dunque che trovare spazio in un luogo speciale della sua città.

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