Fu prigioniero di guerra, poi insegnante a Caccamo: Domenico Bosco presenta le sue memorie

Fu prigioniero di guerra in Sud Africa durante la II Guerra Mondiale, poi negli anni '70 insegnante di francese a Caccamo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

«Un'opera dall'alto valore educativo che trasmette ai giovani ideali di pace», così l'assessore alla Cultura di Caccamo, Antonella Liberto, ha definito il libro “Prigionieri di guerra in Sud Africa. Memorie di un cambattente”, l'opera di Domenico Bosco, presentata nell'aula consiliare di Caccamo “Mico Geraci”, lo scorso 18 gennaio. La scelta di rivolgersi al pubblico della cittadina medievale non è stata casuale, ma un gesto che conferma il legame dell'autore con Caccamo, che qui insegnò lingua e civiltà francese alla scuola media, dal 1968 al 1974. Classe 1920, Domenico Bosco è originario di Castrofilippo (Agrigento); sopravvissuto agli orrori della seconda Guerra Mondiale, dopo gli studi, ha dedicato la vita all'insegnamento.

A settembre 2018, all'età di 98 anni, il suo esordio da scrittore con le memorie degli anni difficili trascorsi da prigioniero in Sud Africa, l'esperienza che gli segnò l'esistenza in maniera indelebile. Diversi e qualificati gli interventi che hanno arricchito l'incontro moderato a Caccamo dallo stesso assessore Liberto: Giuseppe Lo Bello del coordinamento regionale Anpi, il professor Nicola Lo Bianco e Giuseppina Bosco, figlia dell'autore e curatrice del volume. Giusi Bosco ha raccolto le memorie del padre relative al suo periodo di detenzione nel campo di prigionia di Zonderwater, località vicina a Pretoria in Sud Africa, per far emergere l’aspetto umano e soprattutto la capacità di quest'uomo a saper trovare le ragioni della sopravvivenza, il senso della vita, nonostante le privazioni, la lontananza dai propri affetti, dalla propria Patria e il contesto di violenza e morte. «Queste memorie sono una testimonianza di pace e di relazioni positive tra detentori e detenuti, al di là degli orrori e dei genocidi che il “delirio” della guerra provoca», ha spiegato la docente del Liceo delle Scienze Umane di Caccamo.

Per Giuseppe Lo Bello « “Memorie di un combattente” è una testimonianza di resistenza pacifica e di lotta antifascista nel momento più drammatico del secondo conflitto mondiale, poiché né Hitler né Mussolini avevano rispettato le clausole della Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra». A chiudere gli interventi Nicola Lo Bianco con un’ampia riflessione intessuta sull’importanza della memoria; ha sottolineato come la tendenza odierna ad oscurare la storia riduce drasticamente lo spazio destinato alla memoria, a quello che è stato, generando la mentalità dell’“ora e subito”, riducendo tutto al solo possesso della cosa. Il docente ha ribadito invece la sacralità della memoria, citando Marcel Proust quando nell'opera “La recherche du temp perdu” in una sorta di “epifania” legata alla sua fanciullezza, dice: “avevo cessato di sentirmi contingente, mediocre, mortale”. La lettura di alcune pagine del libro ad opera di Patrizia Graziano, Dario Spatafora e Nicola Lo Bianco si è alternata alle relazioni rendendo il tutto assai gradevole al pubblico presente.

“Prigionieri di guerra in Sud Africa. Memorie di un cambattente”, è inserito nel catalogo delle Edizioni Lo Bono; 80 pagine rilegate in copertina rigida, è acquistabile sia in libreria che on line al prezzo di 8 euro.

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