Cultura

L'amore impossibile di Nardino e Emanuele: domani "Le bolle" sul palco dello Stand Florio

Va in scena - nell'ambito del cartellone estivo del Teatro Ditirammu - il monologo scritto da Salvatore Rizzo e interpretato e diretto da Filippo Luna. Racconta l’omosessualità vissuta clandestinamente, l’infanzia e l’adolescenza nello stesso quartiere di borgata

Come se fosse ormai uno di famiglia, adesso viene amichevolmente chiamato con il suo diminutivo, “Le bolle”. E non potrebbe essere diversamente visto che a novembre saranno 13 anni dal suo debutto e dopo 13 anni non può non far parte di te. Era il 2008 quando in uno splendido Teatro Montevergini il pubblico applaudì meravigliato “Le mille bolle blu”, il monologo scritto da Salvatore Rizzo e interpretato e diretto da Filippo Luna che da allora non ha mancato una stagione portando a casa ogni volta un piccolo bottino di repliche che lo hanno reso, oggi, un pezzo di storia personale senza dubbio, ma anche di questa città.

Ora “Le mille bolle blu” torna a casa e sarà proposto allo Stand Florio. Lo spettacolo che ha conquistato non solo la Sicilia e che ha girato dalla Lombardia al Veneto fino all’Umbria, arriva sul palco di via Messina Marine, 40 grazie al cartellone estivo del Teatro Ditirammu. A partire dalle 21, sabato 17 luglio, Filippo Luna sarà ancora una volta Nardino, barbiere omosessuale di borgata innamorato di Emanuele, un avvocato della Palermo bene degli anni '60. Un’interpretazione magistrale che gli è valsa ben due premi: il premio dell’Associazione Nazionale Critici Teatrali per l’interpretazione e, non ultimo, nel 2020, il Premio Pino Caruso.

E' al grande Pino Caruso che “Le bolle” piacque una cifra non ordinaria tanto da confidarlo commosso alla penna di questo piccolo gioiello del teatro indipendente. "Con Pino c’era grande amicizia e stima - racconta a PalermoToday Totò Rizzo, 65 anni, decano dei giornalisti siciliani ma anche scrittore e drammaturgo -. Una volta, lui che fu un’importante figura dello spettacolo siciliano e palermitano, dopo aver visto 'Le bolle' disse quanto gli fosse piaciuto e si fosse commosso perché gli sembrava una tragedia greca. 'Allora mi stai dicendo che sono antico come Eschilo?' ho ribattuto ironicamente nel nome della nostra amicizia”.

Rizzo, cronista che a 50 anni si è scoperto anche drammaturgo, mette in piedi uno spettacolo che il pubblico non si stanca mai di applaudire. “Il testo che io ho scritto per Filippo Luna prende spunto da un racconto di un libro sull’omosessualità in Sicilia dagli anni Dieci del secolo scorso agli anni 2000. Racconta l’omosessualità vissuta clandestinamente, l’infanzia e l’adolescenza nello stesso quartiere di borgata. Una storia vera e autentica in cui hanno creduto, prima di me, Alfio Scuderi e la Vittorietti Editore”.

E non fu un errore. “Questo spettacolo è un piccolo miracolo, ha una potenza, una capacita di deflagrazione incredibile - racconta ancora Rizzo -. Nel corso degli anni le recite si sono duplicate. Ormai “Le bolle” hanno 13 anni e non hanno mai mancato una stagione. Quando Filippo ha un angolo di tempo libero, lo fa. E’ stato due volte a Milano, due a Catania e a Messina, in Umbria, in Veneto. Una volta, durante una vacanza, in Cadore, raggiunsi Filippo al Teatro Piave non tanto lontano da me. Durante il tragitto lessi ad un casello autostradale “Austria 33 km”. Subito il panico. Pensai: “ma cosa ne devono capire qui di uno spettacolo in palermitano?”. Così non fu perché Filippo fu magistrale in una specie di traduzione simultanea che non ruppe il pathos. Restituì a quei 600 spettatori l’anima delle bolle, che era ed è un’anima universale”.

Nardino ed Emanuele, così, nella drammaturgia di Rizzo, si amano clandestinamente per trent’anni di un amore nascosto e parallelo a una vita “ufficiale”, fatta famiglie con ruoli ufficiali di mariti e padri. Tutto scorre fino alla morte di Emanuele che spinge Nardino a rievocare con nostalgia struggente - sull’eco di alcuni brani musicali di quei decenni - l’amore, la passione, la gelosia, i timori di quel rapporto e a gridare la sua rabbia per un dolore al quale non può dare sfogo come vorrebbe. “A chi mi chiede se dopo 13 anni le bolle servano ancora rispondo come mi dice sempre Filippo. 'Sì, servono ancora'. Perché un dolore che non si può esprimere, un pianto che non si può piangere, ma soprattutto un amore che non si può vivere non è normale. E oggi più che mai abbiamo bisogno di questa consapevolezza”.

Così dopo tre anni dall’ultima volta al baglio del Ditirammu, “Le mille bolle blu” tornano a casa e non solo per chi questo spettacolo non lo ha mai visto, ma soprattutto per chi lo ha già pianto. “Perché fa piangere e commuovere, riflettere e amare - conclude Rizzo -. E’ un piccolo miracolo del teatro indipendente, senza alcuna sigla. Nessuna produzione importante, nessun teatro stabile alle spalle. Dietro c'è solo chi ci ha creduto dal primo istante. In prima linea c’è lui, Filippo Luna. Fillippo è le bolle. Un po' come Massimo Ranieri che non può scendere giù da un palco senza cantare “Rose rosse”. Segna il suo debutto alla regia, d’altronde. Glielo impose Alfio Scuderi. Lui fino a quel momento era sempre e solo stato un attore. Ma ha scoperto un nuovo petalo nel fiore della sua arte. Una specie di “spirdo” che ha dentro il corpo e ci strega, ci conquista, ci lega per sempre”. Come uno di famiglia. 

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