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Fiorenza Cedolins e Martin Muehle© Rosellina Garbo

Fiorenza Cedolins e Martin Muehle© Rosellina Garbo

Cast stellare per Adriana Lecouvreur: maxischermo davanti al Teatro Massimo

Debutto per il baritono palermitano Nicola Alaimo che interpreterà il ruolo di Michonnet. Angela Gheorghiu e Fiorenza Cedolins si alterneranno nel ruolo della protagonista. L'opera verrà proiettata in piazza Verdi domenica 22 ottobre

Un cast stellare per Adriana Lecouvreur, in scena da domani al Teatro Massimo. L'opera, del compositore Francesco Cilea, è ispirata alla storia vera della celebre cantante e del suo amante Hermann Maurice (1696-1750), conte di Sassonia e maresciallo di Francia e sarà protagonista anche di un evento in piazza Verdi: davanti al teatro, per l'occasione, domenica 22 torna il maxischermo. 

Due dive che si alternano nel ruolo della protagonista: Angela Gheorghiu (in scena domani, alle 20.30, per la prima e poi il 17 e il 22) e Fiorenza Cedolins (in scena nelle recite del 15, del 19, del 21), vincitrice nel 1995 del concorso lirico internazionale “Pavarotti International”, premio Abbiati della critica italiana che l’ha definita soprano simbolo della tradizione rinnovata del belcanto italiano e premio Campoamor della critica spagnola. Importante anche il debutto nel ruolo di Michonnet del baritono palermitano Nicola Alaimo. Domenica 22, per la recita delle 17.30 (l’ultima) diretta sul maxischermo in piazza e posti a 1 euro, culmine di una due giorni che inizierà sabato 21, con la proiezione di opere e concerti. 

L'opera è diretta dal grande Daniel Oren, uno dei più grandi direttori di orchestra viventi, che ha iniziato la sua carriera appena tredicenne quando il grande Leonard Bernstein lo scelse nel 1968 come voce solista nei suoi Chichester's Psalms, in occasione dell’inaugurazione della Televisione di Israele. Alla regia Ivan Stefanutti. “Nel teatro leggero parigino – spiega il regista - spumeggiavano le stelle della Belle Époque, come la Belle Otero, Cléo de Mérode e Lina Cavalieri.Nel teatro classico stavano per affacciarsi nuovi nomi come Eleonora Duse, Leda Gys, Francesca Bertini e Lyda Borelli. Trovo che Adriana assomigli molto più a queste ‘umili ancelle’ che a quelle effettivamente vissute nel ‘700.Una definizione della Borelli mi ha fatto pensare che una strada interessante era quella di ambientare l’opera nell’epoca in cui il teatro e il neonato cinema respiravano la stessa aria e le stesse emozioni. Un mondo ancora in bianco e nero fatto di forti contrasti.Anche il libretto mi suggeriva l’atmosfera di quegli anni, venata di decadentismo, che consentiva di vivere con estrema emotività tutte le vicende di amore e gelosia”. 

La trama

Adrienne, dominatrice assoluta della Comédie Française nell’epoca dell’Illuminismo, musa e amante di alcuni degli uomini più in vista del tempo, morì improvvisamente a 38 anni per cause naturali ma la leggenda volle che fosse stata avvelenata per conto della duchessa di Boullion, altra amante di Maurice. Così anche nell’opera la protagonista, celebre cantante che si esibisce all’Opéra di Parigi in un primo atto che è puro metateatro, muore alla fine dell’opera, avvelenata con un mazzo di violette. Il regista, Ivan Stefanutti, ambienta l’opera nella Belle Époque, quando l’opera viene composta e poi rappresentata per la prima volta, al Teatro Lirico di Milano il 6 novembre 1902. 

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