Dal Portogallo al Teatro Santa Cecilia, il concerto di Monica Molina in esclusiva nazionale

“La mia musica ha molto a che fare con le emozioni, con l'amore, l'amore in tutte le sue forme, con i sentimenti e con tutte quelle sensazioni che fanno parte della vita di tutti noi e che sono sempre a fior di pelle. La musica mi consente di esprimermi pienamente e di consegnarmi agli altri come un regalo. Io canto perché mi piace, forse anche per egoismo”.

E’ con queste parole che Mónica Molina descrive il significato e la valenza della musica nella sua vita. In concerto, direttamente dal Portogallo, in esclusiva nazionale, sabato 6 aprile alle ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia e con una  ennesima produzione originale della Fondazione the Brass Group, la Molina è accompagnata dall'apprezzato contrabbassista spagnolo Antonio Cuenca, direttore musicale personale della cantante, dal pianista Riccardo Randisi, vanto del jazz nazionale, da Alessandra Fenech, violino, e Antonino Saladino, violoncello, entrambi giovani e brillanti talenti classici espressi dal fertile vivaio del Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo.

La carriera di Mónica Molina Tejedor, madrilena, figlia d'arte e ragazza di raffinata bellezza mediterranea, sembrava votata al grande schermo ed è proprio nel cinema che aveva cominciato a distinguersi in diversi film diretti da registi come Julio Medem, Jordi Bayona, José Luis Cuerda, Manuel Gutiérrez Aragón e Fernando Fernán Gómez. Successivamente, però, l'artista spagnola scopriva nella musica la sua vera vocazione. “In realtà la musica ha sempre fatto parte della mia vita, dichiara la cantante,  grazie a mio padre Antonio, famoso cantante purtroppo scomparso nel 1992.

L'amore per la musica viene proprio da lui e dall'averci fatto partecipi della sua vita artistica. In pratica, fin da piccolissima sono cresciuta con la musica e con essa ho avuto sempre un rapporto molto stretto. Però devo confessare che, nonostante questo grande amore, per molto tempo non volevo e non pensavo di dedicarmi al canto. Infatti ho cominciato a cantare piuttosto tardi. A determinare questa svolta credo sia stata soprattutto l'esigenza, profondamente sentita, di fare tutto da sola, di non dover dipendere da nessuno; volevo fare qualcosa di bello e volevo farlo da sola, essere solo io la padrona della mia storia e di tutto quello che mi passava per la testa.

Un'altra forte motivazione era il bisogno di avere un contatto diretto col pubblico, proprio sulla base dei sentimenti. Il cinema è una cosa molto diversa: non mi permetteva questa libertà assoluta e non mi consentiva di stare a contatto con la gente ma soltanto davanti ad una macchina da presa. Con la musica, invece, ho scoperto un mondo completamente nuovo, un mondo che mi ha permesso di tirar fuori tutto quello che ho dentro”.

Abbandonato il cinema senza rimpianti, Mónica Molina si è incamminata con determinazione sulla strada della musica e del canto. Il suo debutto discografico, "Tu despedida", diviene subito disco d'oro sia  in Spagna che in Turchia e la impone all'attenzione della scena musicale europea. Il secondo lavoro, "Vuela", ne accresce il successo guadagnando un disco di platino e numerosi altri riconoscimenti. I successivi "De cal y arena" (2003), "A vida" (2006), "Autorretrato" e numerose collaborazioni con altri artisti e con la televisione spagnola la consacrano definitivamente a stella del firmamento canoro internazionale e ne consolidano il talento come interprete intensa e raffinata.

Nell'ultimo album, "Mar blanca" del 2012, la Molina rende omaggio al padre proponendo alcuni dei suoi classici più famosi ma con nuovi e affascinanti arrangiamenti. “E' un progetto al quale tenevo tantissimo, continua la Molina,  e che mi avevano proposto più volte. Per molto tempo, però, ho esitato ad affrontarlo: per me era troppo difficile. Difficile sia per ragioni emotive sia perché quelle canzoni, qualora le avessi mai interpretate, non potevano essere delle semplici cover ma dovevano assolutamente diventare "le mie canzoni".

Così ho temporeggiato per molti anni. Tuttavia, sentivo crescere sempre più forte in me l'esigenza di ringraziare mio padre per tutto quello che lui mi aveva insegnato. Il più grosso rammarico è che lui è morto troppo resto e molto prima che io iniziassi a cantare. Mi conforta solo la certezza che da lassù adesso sia contento che io canti il suo repertorio”. L'inimitabile timbro ed il peculiare  taglio interpretativo dell'artista madrilena compendiano con grande eleganza e originalità stile mediterraneo, calda e sensuale vocalità spagnola e propensione agli scatti improvvisativi tipici del jazz.

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