Bias sbarca al Loggiato San Bartolomeo di Palermo con una mostra "evento"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Una mostra d’arte è sempre un evento al quale se, specie sono invitato, non intendo mancare, è così che mi sono trovato in fila al Loggiato San Bartolomeo di Palermo per vedere e ammirare se era il caso le opere relative a questo mega evento che si celebra in Sicilia in questi giorni, curato dalla Fondazione Chiara Modica Donà delle Rose e relativo alla biennale d’arte delle religioni e della spiritualità che quest’anno esordisce con il tema “Il tempo del gioco”. 

Sono sincero e lo dico senza polemiche, mi sembra che mancasse qualcosa e pur cercandolo non ho trovato quel senso dello stupore che deve dare un evento d’arte. Troppa “roba” distribuita un po’ ovunque e poco senso di spiritualità ed in particolare del gioco. Solo l’allestimento impeccabile del terzo piano del Loggiato mi ha convinto per il resto: un’opera insolita di Maria Felice Vadalà che “raccoglie” in un quadro la sua vita e nel quale si fondono passato e presente; le tre opere di Gabriella Lupinacci sistemate all’ammezzato del primo piano che raccontano “Il gioco della trasfigurazione” attraverso la natura, un’opera impegnata cm 100 x 120, e momenti della religione orientale. Tre opere che convincono e che entrano nel segno della mostra. La mostra risulta slegata nel suo concetto: gioco - arte e spiritualità. I tentativi di un continuo ancoraggio al tema del gioco lo troviamo in Tiziana Viola-Massa e nella sua opera “L’altalena” sacrificata peraltro nel tabularium. 

Nella mostra, nel suo complesso, pur riconoscendo l’alto concetto nel realizzare un evento di cosi grande portata sia per la città di Palermo che nei luoghi dove si celebra, non trovo la “spiritualità” al di la delle barriere linguistiche e geopolitiche. Non ho trovato quella trans-nazionalità di una visione universale che dovrebbe avere una mostra di cui da sempre ne sentiamo il bisogno e cioè una biennale d’arte mediterranea che affronti i diversi linguaggi del bacino del Mediterraneo che affondi le radici nel vissuto dei nostri popoli e nell’avvenire dell’arte del mare nostrum. Francesco M. Scorsone

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