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La fabbrica-museo Tutone di via Garibaldi

La fabbrica-museo Tutone di via Garibaldi

Un segreto lungo 205 anni, tradizione in bottiglia: viaggio tra i misteri dell'anice Tutone

Dallo zammù all'amaro, storia di un marchio inossidabile. A fare gli onori di casa è Ugo Riccardo Tutone che sarà il prossimo a conoscere la ricetta: "Ogni anno ne produciamo 100 mila bottiglie. La nostra azienda è patrimonio culturale della città"

No, non è soltanto un distillato. L'anice unico Tutone è qualcosa di più: è storia, con i suoi 205 anni di vita; è mistero, con la sua ricetta segreta custodita nella vecchia cassaforte di famiglia; è cultura, con la sua fabbrica-museo adesso aperta alla cittadinanza; è Palermo, con il Genio di villa Giulia stampato sull'etichetta e quell'antico rito consumato all'ombra di un chiosco o seduti a casa nel divano del salotto.

L'anice unisce prosa e poesia. Te ne accorgi subito dopo aver varcato la soglia dello stabilimento di via Garibaldi, "incastonato" come una gemma all'interno di Palazzo Ajutamicristo. Non lontano dal posto in cui tutto ha avuto inizio: piazza Fieravecchia, ora piazza Rivoluzione. E da quella drogheria con laboratorio che si è trasformata in una delle realtà industriali - pardon, artigianali - più longeve della città. Da Giuseppe Tutone, primo fondatore, a Ugo Riccardo Tutone sono passate sette generazioni. L'anice però è rimasto sempre lo stesso. Rinfresca d'estate, diluito nell'acqua; riscalda d'inverno, come correttivo del caffè.

No, non è una semplice miscela di alcol e "pimpinella anisum", pianta aromatica importata dall'Indocina, da cui si ricava l'aneotolo (l'olio essenziale ottenuto dai semi di anice). E' un viaggio che inizia ad oriente, passa dal centro storico di Palermo, e prosegue in altre città italiane ed estere. Ma l'anice è anche un po' arabo, con quel nomignolo - 'u zammù - che lo ha reso celebre tra nobili e popolani. Un po' come qualcuno di famiglia. E familiare, quasi casalinga, è la produzione che avviene nella fabbrica di via Garibaldi.

Ad inizio settimana, al chiuso di una stanza, il presidente Alfredo Tutone - l'unico che oggi conosce la ricetta segreta - prepara la base aromatica. Poi inizia il procedimento di trasformazione vero e proprio. Ugo Riccardo, che un giorno erediterà dal padre la ricetta dell'anice unico, spiega che "ogni anno vengono prodotte 200 mila bottiglie, di cui 100 mila di anice". Sì perché, oltre all'anice, i Tutone producono pure un amaro alle erbe (33 per la precisione), un limoncello (con limoni rigorosamente di Ciaculli), un liquore a 42° chiamato Mistrà e Friscu, lo spritz alla palermitana.

Tour stabilimento Tutone

Nell'anno di Palermo capitale italiana della cultura, grazie anche al supporto della cooperativa turistica Terradamare, le visite allo stabilimento della famiglia Tutone (dove lavorano in tutto dieci dipendenti) si stanno moltiplicando. Dopo la ristrutturazione e l'apertura della fabbrica-museo sono stati registrati 4 mila visitatori. "Il nostro - dice Ugo Riccardo Tutone, che assieme alla fidanzata Francesca Quartararo guida i tour all'interno della fabbrica di via Garibaldi - è un innesto naturale tra teatri, musei e rappresentazioni varie che si svolgono nell'anno di Palermo capitale della cultura. L'azienda è un patrimonio culturale della città, per questo ho insistito tanto per l'apertura al pubblico".

Anche se non "codificato" nel calendario degli eventi predisposti dal Comune, la casa magica - e un po' misteriosa - dell'anice è un viaggio dell'anima tra silos in cui viene stoccato l'alcol, vecchi macchinari anni '70 che imbrigliano il prezioso liquido, locandine pubblicitarie, bottiglie di vari formati che hanno attraversato epoche, sapori e profumi indescrivibili a parole. E per ultimo, sapienza artigianale. "La nostra unicità - conclude Tutone - sta nella semplicità, che ci consente sempre di mantenere alta la qualità dei nostri prodotti".

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