La partita per salvare i lavoratori Almaviva si sposta a Roma, 1.600 i posti in bilico

Il ministero del Lavoro ha convocato un nuovo incontro tra le parti. Nonostante l'accordo sulla cassa integrazione al 35 per cento fino al 31 marzo, aleggia ancora lo spettro degli esuberi

La vertenza Almaviva torna a Roma. Il ministero del Lavoro ha convocato il tavolo il prossimo 9 dicembre. Un appuntamento che arriva dopo gli incontri del 25 settembre e del 6 novembre e che sarà decisivo per conoscere il futuro della sede palermitana del colosso dei call center.

Sui lavoratori, infatti, nonostante l'accordo sulla cassa integrazione al 35 per cento per quattro mesi fino al 31 marzo, aleggia ancora lo spettro degli esuberi: 1.600 i posti in bilico a causa della crisi causata dal drastico taglio dei volumi, oltre il 50 per cento, da parte dei principali committenti. 

In vista della convocazione di lunedì il Governo, come aveva annunciato, ha fatto una serie di incontri. Con un unico obiettivo: verificare l'esistenza delle condizioni necessarie ad assicurare stabilità occupazionale e sostenibilità economica al sito di Palermo, scongiurando una crisi che mette a rischio la sopravvivenza stessa del sito produttivo. La condizione essenziale è riportare il lavoro in città, richiamando, come ha chiesto Almaviva Contact nei vari incontri, i volumi gestiti fuori dal territorio nazionale e con tariffe coerenti con i costi del lavoro in Italia. Uno scenario che tiene con il fiato sospeso i lavoratori ma che presenta adesso un elemento di novità che fa ben sperare. Nei giorni scorsi l'amministratore delegato di Tim, Luigi Gubitosi, ha annunciato un piano di rientro dei call center Tim in Italia. Un annuncio che adesso fa ben sperare.

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