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Lunedì, 16 Maggio 2022
Economia

Palermo fanalino di coda in Italia per performance delle reti di trasporto: "Ultima chiamata per le infrastrutture"

Lo dice il presidente di Sicindustria Palermo, Giuseppe Russello, che parla "di totale disconnessione tra aree industriali e tessuto metropolitano: il gap potrebbe essere superato grazie ai fondi del Pnrr e alle Zes". A Carini, Brancaccio e Termini 1.700 aziende e 10 mila dipendenti che fatturano 4 miliardi di euro

Da qualsiasi lato la si voglia guardare, Palermo non è allo stato attuale un territorio attrattivo per le imprese. Non lasciano spazio al dubbio i dati emersi in occasione dell’incontro “Pnrr e Zes: infrastrutture e aree industriali per la Palermo del futuro”, organizzato da Sicindustria Palermo e che ha messo attorno allo stesso tavolo imprenditori, rappresentanti delle istituzioni e docenti universitari.

Palermo è agli ultimi posti in Italia come “performance delle reti di trasporto”: fatto 100 il dato nazionale raggiunge un punteggio di 20 sull’accessibilità stradale; 42 su quella ferroviaria; 105 su quella portuale; e 50 su quella aeroportuale. Solo per avere un’idea più nitida, Milano ha un indice di accessibilità stradale pari a 160; ferroviaria a 220 e aeroportuale a 170. Dati snocciolati da Tullio Giuffré, associato Strade, Ferrovie e Aeroporti dell’università Kore di Enna, e che già da soli basterebbero per descrivere una situazione insostenibile, “cui però si aggiunge -­ ha affermato il presidente di Sicindustria Palermo, Giuseppe Russello - anche il grado di totale disconnessione delle aree industriali rispetto al tessuto metropolitano, gap che oggi potrebbe essere superato grazie ai fondi del Pnrr e alle opportunità delle Zes, le Zone economiche speciali”.

Un dato è certo: nonostante le difficoltà c’è un tessuto imprenditoriale che resiste e continua ad investire. Basti pensare che nelle tre aree industriali della città metropolitana (Carini, Brancaccio e Termini Imerese) si contano circa 1.700 imprese per un totale di oltre 10 mila dipendenti e un fatturato prodotto di circa 4 miliardi di euro. “Gli imprenditori - ha aggiunto Russello - sono rimasti nelle aree industriali resistendo, nonostante la mancanza di servizi e l’assoluta inadeguatezza delle infrastrutture. Oggi c’è un allineamento siderale irripetibile: abbiamo le risorse finanziarie, le agevolazioni fiscali e player importanti che stanno cercando di allocarsi in Sicilia, come Rimed e Ismett. Ma occorre che tutti i tasselli vadano al proprio posto perché il rischio è che crolli l’intero sistema. Per questo come Sicindustria chiediamo che si istituisca un tavolo di confronto periodico che coinvolga non solo imprenditori e istituzioni, ma anche gli ordini professionali che possono dare un supporto alla progettazione. Se si riesce a ricostruire il tessuto produttivo della provincia e a interconnetterlo con il resto del territorio, tutta la collettività ne trarrà vantaggio”.

Chiamata condivisa da tutti i soggetti presenti ai lavori: dagli imprenditori al tavolo dei relatori, Giovanni Scalia della Tecnimpianti e Daniela Prestigiacomo della Tecnozinco, al direttore generale dell’Irsap, Gaetano Collura; dal direttore regionale dell’Anas, Raffaele Celia, al direttore generale della fondazione Rimed, Alessandro Padova; dal commissario Zes Sicilia occidentale, Carlo Amenta, al presidente dell’Autorità portuale Sicilia occidentale, Pasqualino Monti; e agli assessori regionali Gaetano Armao, Mimmo Turano e Marco Falcone, rispettivamente rappresentanti dell’Economia, delle Attività produttive e delle Infrastrutture.

Tra gli investimenti prioritari per lo sviluppo infrastrutturale, Sicindustria ha indicato il nuovo collegamento autostradale tra la A19 e la A29 (costo dell’investimento 1.022 milioni, tempi di realizzazione 72 mesi); il collegamento autostradale tra il porto e la circonvallazione di Palermo (costo investimento 1.298 milioni, tempi 93 mesi) e il potenziamento dell'accessibilità autostradale dei poli industriali metropolitani dei comuni di Carini e Termini Imerese (costo investimento 1.180 milioni, tempi investimento 59 mesi).

Opere necessarie, secondo gli industriali, anche per rendere realmente attrattivo il territorio e quindi per sfruttare a pieno l’opportunità delle Zes. “Saranno tante le opportunità che si apriranno grazie ai fondi del Pnrr e alle altre agevolazioni fiscali della Regione e del governo nazionale - ha detto Amenta -. La sfida è quella di riuscire a contemperare l’efficienza e l’efficacia degli interventi con il giusto coinvolgimento degli attori interessati. Dalla nostra struttura le imprese riceveranno assistenza operativa e amministrativa”.

“Il dipartimento delle Finanze - ha concluso Armao - ha svolto un’analisi puntuale sulle zone economiche e ogni impresa che nascerà in Sicilia avrà tutte le opportunità fiscali di cui potrà godere. A questo aggiungeremo altre misure, come quelle che stiamo presentando nel disegno di legge di la stabilità. La prospettiva è quella di avere una ‘Super Zes’ con ulteriori vantaggi fiscali, cosa che renderebbe la Sicilia la regione con le Zes più convenienti”. Prospettiva che dovrà supere il muro della burocrazia che finora ha bloccato o comunque reso farraginoso ogni passaggio, come ha sottolineato con forza Monti, “ma che comunque non ci ha impedito di mettere in campo quasi 120 milioni di opere realizzate negli ultimi quattro anni”.

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