Economia

Crisi economica in Sicilia: parte da palermo la voglia di riscatto

Tavola rotonda di BancaFinanza: istituti di credito e imprese unite nella volontà di invertire la rotta

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Quali investimenti e quali strumenti devono essere impiegati per far uscire dalla crisi economica la provincia di Palermo e tutta la regione Sicilia? Di questo si è discusso nella tavola rotonda che Banca Finanza, mensile di economia e finanza, ha organizzato, in collaborazione con Banca Nuova, nel capoluogo siciliano e i cui contenuti sono integralmente riportati nel numero in questi giorni in edicola.

Relatori della tavola rotonda moderata da Angela Scullica, direttore di Banca Finanza, sono stati Andrea Monorchio ex ragioniere generale dello Stato e vicepresidente di Banca Popolare di Vicenza, fino al 27 settembre anche vicepresidente di Banca Nuova; Paolo Angius, attuale numero due dell’istituto siciliano;Umberto Seretti, direttore generale di Banca Nuova; Silvana Parisi, responsabile corporate di Banca Nuova; Giuseppe Signeri, responsabile territoriale del Credito Siciliano; Giuseppe Mistretta, presidente della Banca Don Rizzo; Antonio Cancascì, che guida il gruppo di famiglia operante nel campo del petrolio;Barbara Cittadini, presidente regionale e vicepresidente nazionale dell’Aiop (Associazione delle case di cura private), oltre che titolare della clinica Candela di Palermo; Giuseppe Russello, presidente di Omer (meccanica).

Secondo Monorchio dopo questa crisi, nulla sarà come prima. “L’Italia – ha raccontato a BancaFinanza l’ex ragioniere generale dello Stato – sta compiendo un percorso difficile ed è anche penalizzata da giudizi e da opinioni che non tengono conto dei dati reali. A cominciare, per esempio da una bilancia dei pagamenti strutturalmente in attivo”. “Oggi – ha aggiunto Monorchio - i il problema vero dell’Italia è la crescita: dalle Alpi alla Sicilia. Per arrivarci bisogna dare un taglio netto al debito

I rappresentati delle banche presenti al tavolo hanno illustrato a BancaFinanza le tipologie di interventi operati per il sostegno delle imprese. “Nel 2010 – ha spiegato Umberto Seretti, d.g. di Banca Nuova – il mondo bancario siciliano ha erogato il 5,6% in più rispetto all’anno precedente e nel 2011 ancora un aumento del 3%”.  Tutto questo in uno scenario economico non certo positivo. Gli investimenti nel settore manifatturiero sono diminuiti dell’8,7% nel 2011 mentre la percentuale delle aziende che hanno chiuso il bilancio in utile si è ridotta al 52 e le altre sono in pareggio o in perdita.  L’occupazione, per il quinto anno consecutivo, è diminuita. Il tasso di disoccupazione ha superato il 15% e la cassa integrazione è aumentata quasi del 20%.
 
E molti sono gli sforzi che devono fare anche le piccole banche operanti sul territorio. “Nell’opinione comune – ha detto a Banca Finanza Giuseppe Mistretta della Banca Don Rizzo – la banca locale finanzia sempre e comunque. Abbiamo cercato di spiegare che non è così. Lavoriamo con famiglie e imprese che sono le realtà maggiormente colpite dalla crisi. Una scelta che ha fatto aumentare gli incagli. Per circoscrivere i rischi non ho difficoltà a riconoscere che abbiamo limitato gli impieghi. L’anno scorso erano aumentati del 3%, nel primo semestre 2012 sono diminuiti dell’1,8%. Dobbiamo lavorare con molta prudenza. Il rapporto impieghi-depositi è pari al 91%, per cui gli impieghi non superano mai la raccolta. Da questo punto di vista non abbiamo problemi di liquidità. Quindici anni fa abbiamo scelto di concentrarci sul nostro territorio perché vogliamo operare con la lente di ingrandimento. Se decidessimo di spostarci verso est,rispetto alla città di Palermo, anche se parliamo di territori piccoli, andremmo in realtà che la banca non conosce e non può presidiare con adeguati standard di efficacia”.

 

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