Sabato, 24 Luglio 2021
Economia

Brutte notizie per i lavoratori del centro Portobello: "Nessun imprenditore interessato al supermercato"

I dipendenti dell'azienda che gestiva il supermercato della Galleria di Carini, confiscata, sono senza stipendio da un anno. I sindacati: "L’iter che pensavamo essere quasi in dirittura d’arrivo, non ha ancora compiuto tutti i passaggi necessari"

Sit in dei lavoratori Fenice Store Srl, l’azienda posta sotto sequestro nell’ottobre 2017 che gestiva il supermercato all’interno della Galleria Portobello, a Carini, in confisca di primo grado. La protesta è stata indetta da Filcams Cgil Palermo e Fisascat Cisl Palermo Trapani per chiedere chiarezza sulla delicata vertenza, che vede l’intreccio di una realtà sequestrata con una confiscata, e rivendicare l’attivazione di un ammortizzatore sociale da parte della Ferdico Giuseppe Snc in confisca, con la ripresa in carico del ramo d’azienda e dei 23 lavoratori, affittato alla Fenice Store Srl che ha cessato l’attività nel dicembre 2017, peraltro in procinto di fallimento.

Una delegazione è stata ricevuta dalla Prefettura di Palermo, ma le notizie apprese hanno creato un clima di maggiore sconforto. “Sapevamo di un’interlocuzione tra Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati e la Prefettura di Palermo per tutti gli accertamenti necessari per l’individuazione del soggetto imprenditoriale, tra i due che hanno presentato formale manifestazione di interesse, per il relativo subentro. – dichiarano Monja Caiolo, segretario generale Filcams Cgil Palermo, e Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Palermo Trapani – Abbiamo appreso, invece, che la Prefettura non è stata investita di alcuna richiesta da parte dell’Agenzia nazionale. Ciò vuol dire che l’iter che noi pensavamo essere quasi in dirittura d’arrivo, in realtà non ha ancora compiuto tutti i passaggi necessari per il subentro di un nuovo soggetto imprenditoriale che possa ricollocare i 23 lavoratori, senza reddito dal 9 dicembre 2017”.

Un’ulteriore complicazione, quindi, che allungherebbe non di poco i tempi, con tutte le conseguenze a carico dei lavoratori, che rischiano ancor di più, a questo punto, di vedersi arrivare una procedura di licenziamento collettivo dopo un anno invano di sacrificio economico.
“Faremo di tutto per avere un’interlocuzione diretta con l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati e attiveremo ogni azione di nostra competenza – affermano Caiolo e Calabrò – non solo per far luce su una vertenza unica nel suo genere, ma per tutelare con forza i diritti dei 23 lavoratori, schiacciati tra due amministrazioni giudiziarie e un meccanismo che non si comprende dove si sia inceppato.”

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