Sabato, 24 Luglio 2021
Economia

Pompe di benzina, l'allarme: "A rischio 300 impianti in Sicilia"

A lanciare l'Sos è il deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia che fa riferimento all’entrata in vigore della legge numero 124/2017 definita "Decreto concorrenza e liberalizzazioni"

Sos pompe di benzina, Figuccia lancia l’allarme: “Sono a rischio 300 impianti in Sicilia”. Il deputato dell’Udc all’Ars e leader del Movimento Cambiamo la Sicilia fa riferimento all’entrata in vigore della legge numero 124/2017 definita Decreto concorrenza e liberalizzazioni. "Le motivazioni di chiusura - dice - risiederebbero in specifiche tecniche, dimensionali e di localizzazione, atte a garantire la sicurezza stradale. Da questi requisiti di legge sono esclusi i territori comunali aventi un solo impianto di distribuzione con una norma che si pone in profonda contradizione con lo spirito della legge che diversamente, dovrebbe fornire le condizioni per la concorrenza nel mercato. Nel caso di specie, la legge de quo, avrà tipici effetti monopolistici nel settore di distribuzione dei carburanti, mentre la mission dovrebbe essere quella di favorire la concorrenza ed il libero mercato".

Figuccia aggiunge: "Tra l’altro, i singoli apparati locali, ovvero Comuni, forze dell’ordine, organizzazioni, erogatori di servizi ed utilities, per lungo periodo sono state supportate da questi esercenti, attraverso forniture, con pagamenti dilazionati, per il parco automezzi, per le macchine, per riscaldare le scuole, in generale per fornire servizi ai concittadini".

Ad aggravare la situazione – dice il parlamentare regionale - c’è il fatto che dal Mise, titolare dei processi di razionalizzazione della rete carburanti in Italia, "giungerebbero sconfortanti notizie in merito all’erogazione delle liquidazioni di fine gestione previste dal DM 7 agosto 2003, poiché dal 2013 il fondo predisposto non viene rifinanziato. In un periodo di crisi economica, nel quale la Sicilia stenta a ripartire, non è accettabile vedere cessare 300 attività in un solo colpo, senza dare garanzie di immediato sostentamento economico a chi perde il lavoro. È facilmente intuibile come le misure previste per i gestori di impianti di distribuzione, già penalizzati dalle politiche dei prezzi delle Società petrolifere, creeranno povertà sul territorio regionale, diminuendo il potere di acquisto delle famiglie, tagliando fuori una strategica rete di micro imprese".

Per queste ragioni il deputato ha inoltrato un’interrogazione all'assessorato Attività produttive "certo che insieme all'assessore ed amico Mimmo Turano, riusciremo a trovare una soluzione per risolvere la questione e avviare un’efficace interlocuzione con il MI.SE volta a verificare e a garantire la corretta erogazione delle liquidazioni di fine gestione per tutti gli aventi diritto e a valutare con i dipartimenti competenti dell’ amministrazione regionale, l’ipotesi di ridisegnare e riclassificare le aree svantaggiate della Regione quale requisito indispensabile ope legis per la sussistenza delle attività del settore la cui chiusura - conclude - rappresenterebbe un danno irreversibile per il nostro tessuto economico”.

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