Lunedì, 26 Luglio 2021
Economia

Limite alle aperture domenicali, la Uiltucs Sicilia: "Evitare gli errori del passato"

Il sindacato del commercio, del turismo e dei servizi: "Nell'Isola serve una legge quadro, la liberalizzazione ha portato benefici solo a pochi consumatori, danneggiando quei dipendenti che lavorano tutto l'anno"

“Le aperture domenica senza regole non hanno portato nessun valore aggiunto in termini di occupazione o fatturati. Al massimo sono stati spalmati gli acquisti delle famiglie su tutta la settimana e sono cambiate le abitudini dei consumatori”. A parlare è Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs Sicilia, che plaude all'orientamento della politica di tornare a una limitazione delle aperture la domenica.

“E' bene dire – spiega Flauto – che qualunque norma non potrà prescindere dal confronto coi sindacati e con gli addetti ai lavori. Questo vale anche in Sicilia dove serve una legge quadro per evitare di commettere gli errori del passato come la deroga alle aperture nei Comuni turistici, quando praticamente tutti gli enti locali hanno ricevuto questa denominazione, persino località montane che nulla avevano a che vedere col turismo. Siamo per un limite massimo per le aperture, garantendo a turno anche solo una domenica al mese per tutti che coincida con la prima settimana del mese. La liberalizzazione non ha portato benefici al commercio ma solo a pochi consumatori, danneggiando quei dipendenti che lavorano tutto l'anno e che si sono visti negare persino il diritto di trascorrere un giorno con le proprie famiglie".

Il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, Luigi Di Maio, nelle scorse ore ha annunciato che entro l'anno il governo ha intenzione di approvare una legge che impone uno stop nei weekend e nei festivi a centri commerciali ed esercizi commerciali, "con delle turnazioni".  "L'orario degli esercizi commerciali non può più essere liberalizzato come fatto dal governo Monti perché sta distruggendo le famiglie italiane" ha scandito Di Maio. "Bisogna ricominciare a disciplinare gli orari di apertura e chiusura".

Ma la proposta del ministro del lavoro divide. ''Ridiscutere con atteggiamento non ideologico il ruolo della distribuzione è un primo passo importante e condivisibile", afferma Enrico Postacchini, delegato per le Politiche commerciali di Confcommercio che sottolinea: "L'obiettivo deve essere quello di evitare gli errori del passato e di valorizzare il nostro modello plurale fatto di piccole, medie e grandi imprese per assicurare il massimo del servizio e della qualità alle famiglie e ai consumatori". "Partire, quindi, da una regolamentazione minima e sobria per le chiusure festive attraverso il dialogo con le rappresentanze è una via percorribile e imprescindibile".

Chiudere il commercio la domenica, che secondo gli esercenti è diventata il secondo giorno per incasso dopo il sabato, avrebbe un "effetto negativo sui consumi, già fermi", mentre "i posti di lavoro a rischio, per l'intero settore, sarebbero tra i 30 e i 40 mila", dice in una intervista al Corriere della Sera Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati. "Sugli investimenti abbiamo già i primi segnali di grandi gruppi che, prima di andare avanti, vogliono capire come finirà questa storia. Avevamo già chiesto un incontro al ministro Luigi Di Maio ma finora - rileva - non siamo riusciti a parlare con lui". Quanto ai piccoli commercianti, favorevoli allo stop "partiamo dai numeri. Dal 2012, i piccoli esercizi che hanno chiuso sono l`1,9%: non mi pare una ecatombe considerando la crisi degli ultimi anni. E poi non è con il ritorno al passato che ci si può difendere". Chiudere per legge i i centri commerciali la domenica finirebbe indubbiamete per far crescere il commercio online. Ma, al di là degli annunci, secondo i detrattori dal punto di vista tecnico la legge appare di difficile realizzazione.

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