Il dramma dei 120 operai del gruppo Aiello licenziati: il caso in commissione antimafia

La Fillea consegna un dossier sui 16 anni di storia delle aziende edili confiscate, dal sequestro al taglio dei lavoratori: "Un caso emblematico, una pagine triste. Chiediamo chiarezza"

Una recente protesta dei lavoratori

La vicenda della confisca Ati Group al centro di una audizione della commissione regionale antimafia. La Fillea Cgil Palermo ha consegnato al presidente della commissione Claudio Fava   un dossier che ripercorre i 16 anni di storia delle tre società edili Ati Group, Elmar e Edil Tecnica, dell'ex gruppo Aiello di Bagheria, dal sequestro per mafia al licenziamento avvenuto nel 2016.  Oltre al danno subito, a distanza di quattro anni dal licenziamento i 120 lavoratori vantano ancora crediti per retribuzioni e  tfr pari a 1 milione 420 mila euro.

L'obiettivo della Fillea,  oltre a coinvolgere la Regione, è fare chiarezza su uno dei casi emblematici nella storia dei sequestri, una vicenda controversa, che ha portato a galla le anomalie del sistema e  che ha segnato “una pagina triste – scrive nel suo report  la Fillea - nella gestione dei beni sequestrati e confiscati da parte dello Stato”. 

Malgrado le attività che le aziende avevano in corso e le commesse per diversi lavori nel settore delle costruzioni, dopo innumerevoli incontri, trattative e interlocuzioni con l'Agenzia nazionale per i beni confiscati, sit-in e manifestazioni, alle tre società Ati Group, Elmar e Edil Tecnica non si è riusciti a garantire la continuità d'impresa.

“Il sistema antimafia si regge su un modello condiviso e sull'assioma  che non può esserci sviluppo senza legalità. Solo che, rispetto a questa impostazione di principio, l'antimafia si è soffermata sulla attività di contrasto alla criminalità, col sequestro e la confisca dei beni, senza passare alla  seconda fase e agganciare il tutto a un nuovo modello di sviluppo economico - dichiara il segretario generale della Fillea Cgil Palermo Piero Ceraulo -   Un modello di sviluppo che avrebbe dovuto prevedere una prospettiva di continuità produttiva per le  imprese e di continuità occupazionale per i  lavoratori  che, proprio nello Stato,  individuano il soggetto capace di garantire i loro diritti. Sono venute a galla le falle del sistema”. “Questo modello – prosegue il segretario della Fillea - non ha avuto continuità, si è persa  la migliore occasione per togliere alle mafie grandissimi patrimoni e per mettere a frutto le risorse. Cio' che ancora oggi non appare chiaro è il motivo  per il quale sia stata chiusa qualsiasi ipotesi di continuità che, dal  punto di vista sindacale, avrebbe potuto consentire ai lavoratori di proseguire il proprio percorso lavorativo con trasparenza e legalità”.

La Fillea aveva proposto la costituzione di una  cooperativa degli edili, per  prendere in affitto il ramo d'azienda. Il 30 marzo 2016 la cooperativa viene costituita. Ma a giugno viene avviata la procedura di licenziamento e ad agosto i lavoratori vengono licenziati. 

“Ci siamo rivolti alla commissione antimafia per aprire una discussione sul tema dei sequestri e delle confische, sul quale la Regione siciliana non ha  mai legiferato. Non esiste un albo delle aziende, la Regione su questo tema non ci risulta sia  mai intervenuta. Il Comune di Palermo detiene più di 100 immobili sequestrati e confiscati  alla mafia e vorremo conoscere quale sarà  la loro destinazione sociale, come prevede il codice antimafia. Anche su questo, chiederemo una verifica  – aggiunge Ceraulo – Così come chiederemo un incontro con il nuovo prefetto per la costituzione di un tavolo permanente per monitorare lo stato delle aziende sequestrate e confiscate.  In una situazione simile ad Ati Group si trovano le  cave della provincia di Palermo. La quasi totalità dell'attività di escavazione è sotto sequestro o confisca. Nel giro di un anno le confische diventeranno definitive.  Cosa accadrà dopo per i circa 220 lavoratori impegnati nelle aziende del settore?  Esprimiamo tutta la nostra preoccupazione, perché la vicenda del gruppo Aiello non ci rassicura. E come le cave, ci sono anche tante  altre aziende che rischiano di ritrovarsi con le  porte chiuse”.

Queste alcune delle domande rivolte in sede di commissione antimafia durante le due audizioni che hanno riguardato il settore delle costruzioni, con la Fillea, e altri casi di aziende regionali  confiscate del  settore del commercio e dei trasporti,  con il coordinamento della Cgil Sicilia.   

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“Tra il 2015 e il 2016, quando il sindacato aveva proposto formalmente il percorso della costituzione della  cooperativa e abbiamo chiesto la documentazione sullo stato di salute delle tre aziende edili del gruppo e sulle commesse,  l'Anbsc all'inizio  aveva dato   parere favorevole. Ma in seguito non sono state più ravvisate le condizioni per avviare la fase di start up e per cedere i mezzi ai lavoratori – aggiunge Ceraulo – Oggi, tra le persone licenziate, alcune sono già decedute senza poter ricevere le somme che attendevano. A questo proposito, la Fillea aveva chiesto all'Agenzia un percorso alternativo alla vendita dei  beni aziendali,  ovvero l'utilizzo  del Fug, il  fondo unico per la giustizia, per  anticipare quanto dovuto ai lavoratori. Ma anche questa strada non è stata percorsa”.

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