Economia

Fiat di Termini Imerese, 2.200 lavoratori chiedono garanzie per il futuro

L'università ha riunito attorno a un tavolo imprenditori, sindacati ed istituzioni. Chiesto il rinvio della chiusura dello stabilimento. Mastrosimone (Fiom): "La short list non offre certezze"

Sono 2.200 i lavoratori col fiato sospeso a pochi mesi dall'ormai imminente addio di Fiat a Termini Imerese. I tempi di avvio delle nuove attività per il rilancio del polo industriale, infatti, sono incerti e le tute blu chiedono garanzie sul loro futuro. Ecco perchè oggi si sono riuniti in città per fare il punto sui ritardi, sui problemi ma soprattutto sulle prospettive del dopo Lingotto.

L'Università ha deciso di chiamare tutti attorno a un tavolo: imprenditori, sindacati ed istituzioni. La richiesta è stata univoca da parte di tutti, e cioè è stato chiesto a Fiat un rinvio nella chiusura dello stabilimento. "Entro l'8 luglio vogliamo delle risposte concrete - dice Roberto Mastrosimone, segretario provinciale della Fiom di Palermo - e chiediamo inoltre che ci sia continuità lavorativa per 2.200 persone e putroppo fino ad oggi, dopo due anni di discussione al ministero delle Attività produttive, ancora non abbiamo garanzie e le proposte contenute nella short list non offrono certezze sul quello che accadrà ai lavoratori dopo il 31 dicembre, quando la Fiat andrà via".


Non solo i sindacati, ma anche la politica chiede garanzie per gli operai dello stabilimento. Secondo Salvatore Burrafato, sindaco di Termini Imerese, "il 31 dicembre è dietro l'angolo. Chiediamo al governo nazionale di rappresentare a Fiat l'esigenza di una moratoria, c'è bisogno ancora di tempo per assicurare il rilancio di Termini Imerese". Per i sindacati, ma anche per il leader di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, servono "progetti credibili", perchè in gioco c'è il futuro non solo degli operai, ma di "una intera area che risentirà dell'abbandono di Fiat".

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