L'Istat diffonde i dati sulle imprese a Palermo, Orlando: "Lavoro nero sempre più piaga sociale"
Il sindaco commenta i numeri: "Questi dati non dicono che registreremo, noi siciliani più di altri, l’impatto devastante della sostanziale scomparsa del turismo internazionale e nazionale"
A Palermo, in base ai dati diffusi dall’Istat, con riferimento al 2017 operano 37.453 unità locali delle imprese, in cui lavorano 124.183 addetti (di cui 90.448 dipendenti). Il valore aggiunto complessivo è di 5.176 milioni di euro, e il fatturato è di 16.064 milioni di euro.
Nell’industria, le Unità locali sono 4.262, in cui lavorano 18.173 addetti (di cui 14.547 dipendenti). Il valore aggiunto dell’industria è di 1.025 milioni di euro, e il fatturato è di 3.649 milioni di euro. Nei servizi, le Unità locali sono 33.191, in cui lavorano 106.010 addetti (di cui 75.901 dipendenti). Il valore aggiunto dei servizi è di 4.151 milioni di Euro, e il fatturato è di 12.415 milioni di euro. Le imprese che operano nei settori “attivi” (secondo i decreti governativi approvati a marzo per l’emergenza coronavirus) – sempre con riferimento ai dati 2017 – possono contare su 21.814 Unità locali (pari al 58,2% del totale), in cui lavorano 82.704 addetti (pari al 66,6% del totale), di cui 62.794 dipendenti (pari al 69,4% del totale). Il valore aggiunto delle imprese “attive” è di 3.984 milioni di euro (pari al 77% del totale), e il fatturato è di 11.596 milioni di euro (pari al 72,2% del totale).
Nell’industria, le Unità locali delle imprese “attive” sono 2.178 (pari al 51,1% del totale delle Unità locali dell’industria), in cui lavorano 12.538 addetti (pari al 69% del totale), di cui 10.559 dipendenti (pari al 72,6% del totale). Il valore aggiunto delle imprese dell’industria “attive” è di 819 milioni di euro (pari al 79,9% del totale), e il fatturato è di 2.961 milioni di euro (pari all’81,2% del totale).
Nei servizi, le Unità locali delle imprese “attive” sono 19.636 (pari al 59,2% del totale delle Unità locali dei servizi), in cui lavorano 70.166 addetti (pari al 66,2% del totale), di cui 52.235 dipendenti (pari al 68,8% del totale). Il valore aggiunto delle imprese dei servizi “attive” è di 3.165 milioni di Euro (pari al 76,3% del totale), e il fatturato è di 8.635 milioni di euro (pari al 69,5% del totale).
Le Unità locali delle imprese che operano nei settori “sospesi” (secondo i decreti governativi approvati a marzo per l’emergenza coronavirus) – sempre con riferimento ai dati 2017 – sono 15.639 (pari al 41,8% del totale), in cui lavorano 41.478 addetti (pari al 33,4% del totale), di cui 27.654 dipendenti (pari al 30,6% del totale). Il valore aggiunto delle imprese “sospese” è di 1.192 milioni di euro (pari al 23% del totale), e il fatturato è di 4.468 milioni di Euro (pari al 27,8% del totale).
Nell’industria, le Unità locali delle imprese “sospese” sono 2.084 (pari al 48,9% del totale delle Unità locali dell’industria), in cui lavorano 5.635 addetti (pari al 31% del totale), di cui 3.988 dipendenti (pari al 27,4% del totale). Il valore aggiunto delle imprese dell’industria “sospese” è di 206 milioni di Euro (pari al 20,1% del totale), e il fatturato è di 688 milioni di Euro (pari al 18,8% del totale). Nei servizi, le Unità locali delle imprese “sospese” sono 13.555 (pari al 40,8% del totale delle Unità locali dei servizi), in cui lavorano 35.843 addetti (pari al 33,8% del totale), di cui 23.666 dipendenti (pari al 31,2% del totale). Il valore aggiunto delle imprese dei servizi “sospese” è di 986 milioni di Euro (pari al 23,7% del totale), e il fatturato è di 3.780 milioni di Euro (pari al 30,5% del totale).
Dati che sono stati commentati così dal sindaco Leoluca Orlando. “Ovviamente questi dati dicono solo una parte della verità. Non parlano del lavoro nero, che si conferma sempre più piaga sociale di cui sono vittime i lavoratori e le loro famiglie. Non parlano ancora del fatto che oltre l’impatto immediato, quello di questi mesi e queste settimane, registreremo, noi siciliani più di altri, l’impatto devastante della sostanziale scomparsa del turismo internazionale e nazionale. Ma allo stesso tempo questi dati ci confermano in tutta la loro drammaticità i numeri che già si percepivano guardando alle domande di assistenza alimentare: 41.000 famiglie coinvolte, ovviamente con livelli di danno e di rischio socio-economico diverso. Motivo ancor più forte per rafforzare l’impegno su quel fronte e per ringraziare quanti stanno collaborando ad affrontare questa emergenza con vero spirito di comunità".