Lunedì, 21 Giugno 2021
Economia

Mercatone Uno, Carrefour, Auchan, Mediaworld: la crisi travolge Palermo

Tempi duri: a essere colpito è soprattutto il settore della grande distribuzione. Sono giorni caldi per le aziende che hanno più sedi tra Palermo e provincia. A Roma incontri decisivi per risolvere le vertenze e scongiurare l'incubo licenziamenti

E' una crisi che non conosce pietà e che a poco a poco rischia di inghiottire tutto. Ancora una volta, a essere colpito, è il settore della grande distribuzione. Da Auchan a Mercatone Uno, passando per Mediaworld. Il rischio è quello di una valanga di licenziamenti. Cominciamo con il caso Carrefour, che nelle scorse settimane ha comunicato l’intenzione di voler avviare la procedura di licenziamento collettivo nei confronti di 77 lavoratori occupati nelle unità produttive di Palermo (il provvedimento riguarda anche Trapani). L’incontro decisivo sulla vertenza è slittato a lunedì prossimo. Sono giorni decisivi per il futuro dell'azienda. Ma tremano anche i lavoratori di Mediaworld. Per quanto riguarda questa vertenza, un nuovo incontro si terrà tra una decina di giorni a Roma e in quella sede dovrebbe essere deciso il ricorso a un ammortizzatore sociale per scongiurare il rischio di licenziamenti.

E ieri, sempre a Roma, vertice per la vertenza Auchan. Ecco alcuni dei paletti sollevati dai sindacati nell’incontro nella Capitale: “Il contratto collettivo non si tocca e i sacrifici devono essere spalmati su tutte le filiali, senza che il Mezzogiorno sia maggiormente penalizzato”. La catena francese di ipermercati ha annunciato circa 1.500 esuberi e la trattativa, che si era interrotta bruscamente per le pesanti richieste dall’azienda, è appena ripresa. Tra i punti contestati ci sono il demansionamento e la rinuncia alla quattordicesima e a diverse voci del contratto. Sono 267 i posti di lavoro a rischio in Sicilia dove la società conta 1.137 lavoratori, con i punti vendita a Palermo e Carini.

“È partita la fase sindacale dell’esame congiunto – spiega Marianna Flauto, segretario generale della Uiltucs Sicilia – nel primo incontro abbiamo ribadito che non siamo disponibili a mettere mano al contratto collettivo ma dobbiamo a tutti i costi a salvaguardare i livelli occupazionali ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Qualsiasi tipo di accordo e sacrificio dovranno essere estesi all’intera platea e non solo ai quarti e quinti livelli così come annunciato, per evitare discriminazioni”. Quindi la Uiltucs ha ribadito che “sui tagli non dovranno esserci differenze tra i punti vendita e quelli del Mezzogiorno non dovranno essere penalizzati maggiormente così come aveva annunciato l’azienda”. Il 22 maggio ci sarà un nuovo incontro e nel frattempo i sindacati hanno chiesto che l’azienda “non continui a portare avanti azioni ostruzionistiche nei confronti dei lavoratori proponendo la riduzione delle ore, dei livelli o i trasferimenti in altri punti vendita. Queste sono proposte che deve discutere con i sindacati alla luce del sole e non nel chiuso di una stanza davanti al lavoratore che, messo con le spalle al muro, rischia di accettare una proposta fortemente penalizzante”.

MERCATONE UNO - Intanto è di queste ore la notizia della firma, al ministero del Lavoro, della cassa integrazione per tremila dipendenti di Mercatone Uno in amministrazione straordinaria. “La cassa integrazione dà una speranza ai lavoratori - spiega la Uiltucs Sicilia -. La filosofia dell’amministrazione straordinaria è quella di mantenere in vita le attività dell’azienda e quindi di garantire i livelli occupazionali. Speriamo che l’amministratore abbia a cuore la sorte dei lavoratori e tenga conto delle offerte che tutelino il personale”.  L’azienda conta oggi 79 punti vendita di insegna, tutti in Italia, con 3.700 dipendenti. Nell’Isola sono 200 i lavoratori interessati, 40 a Palermo e una sessantina a Carini. “Il 27 maggio – si legge in una nota – ci sarà un nuovo incontro a Roma per valutare quali azioni intraprendere per tutelare quella vasta platea di lavoratori che sono stati utilizzati dall’azienda con un contratto di associazione in partecipazione, una formula che prevede il pagamento a percentuale in base alle vendite e che non solo non ha garantito tutta una serie di diritti ai lavoratori, ma adesso impedisce loro l’accesso agli ammortizzatori”.

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