menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay
Il presidente regionale Confcommercio Sicilia Gianluca Manenti

Il presidente regionale Confcommercio Sicilia Gianluca Manenti

Per il commercio è un dicembre nero: "Fatturato annuo calato del 40%"

A lanciare l'allarme è Confcommercio Sicilia che chiede l'apertura di un tavolo di confronto con il governatore Musumeci

Un calo del 40% del fatturato annuo in un solo mese, quello di dicembre, a causa delle restrizioni. E ancora non è finita. Perché le prospettive sono nerissime. Sicilia in zona arancione ma quello che più preoccupa è il dopo. Che cosa succederà? A lanciare l’allarme è il presidente facente funzioni Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, che, avendo raccolto il grido d’allarme dei presidenti provinciali dell’associazione di categoria, dipinge un quadro a tinte fosche per i vari settori. “Intanto – sottolinea – con la chiusura delle attività di ristorazione e dei pubblici esercizi in genere oltre che di buona parte dei negozi di vicinato, è come se questi settori si stessero facendo carico di un problema sociale e sanitario collettivo. Chi ci ha messi in queste condizioni, ha il dovere di provvedere a ristorare adeguatamente le nostre imprese, in base alla reale diminuzione di fatturato. Stiamo parlando di milioni e milioni di euro di perdite solo per la nostra isola e solo con riferimento alle recenti festività natalizie. Ma quello che più preoccupa è la mancanza di chiarezza con riferimento a ciò che dovrà accadere da qui ai prossimi giorni”.

“I contagi – continua Manenti – sono in aumento, lo sappiamo. E’ necessaria la tutela della salute, sappiamo anche questo. Ma sembra che i governi, nazionale e regionale, abbiano praticamente scaricato sui pubblici esercizi e su altri ambiti del settore del commercio l’onere di appiattire la curva dei contagi. E questo ci fa riflettere perché parliamo di una decisione politica, certamente legittima, ma che denota un atteggiamento iniquo ed un accanimento pericoloso verso questi stessi ambiti, nonostante sia stato ampiamente dimostrato che i pubblici esercizi e i negozi di vicinato sono luoghi sicuri, anche in ragione dei rigorosi protocolli sanitari che sono stati loro assegnati e considerato che non si sono verificati contagi all’interno di queste attività ma altrove”.

Le perdite, chiariscono da Confcommercio Sicilia, non riguardano, come spiegato, solo i pubblici esercizi. Ma ci sono altre categorie che non hanno ricevuto niente di niente in termini di ristori. “Basti pensare – dice ancora Manenti – ai negozi di abbigliamento con perdite inimmaginabili tra i mesi di novembre e dicembre, ovviamente cali facilmente documentabili; e, ancora, gli agenti di commercio che con un tracollo del venduto dei negozi, quando buona parte degli ordini erano già programmati, hanno subito delle riduzioni o addirittura degli annullamenti dopo avere sostenuto dei costi importanti perché questi prodotti potessero essere spalmati sul territorio di competenza. Non dimentichiamo, poi, i fiorai che fanno i conti con importanti restrizioni, sebbene nelle grosse distribuzioni diano la possibilità di vendita di piante e similari. E, ancora, facciamo i conti pure con parecchie altre categorie in gravissima difficoltà”.

La scelta della collocazione della Sicilia in zona arancione è stata presa unilateralmente, senza coinvolgimento alcuno delle associazioni di categoria. “I dati – sottolineano ancora i vertici di Confcommercio Sicilia – ci avrebbero collocato in zona gialla con indice di rischio moderato. Così come quando, nei mesi scorsi, ci siamo rivolti al Tar contestando quelle scelte di allora, anche adesso sottolineiamo che si tratta di scelte arbitrarie non legate agli indici di rischio espressamente previsti dalla normativa nazionale, così come concordato nella conferenza stato-regioni”.

Ecco perché Confcommercio Sicilia chiede al governatore Musumeci l’apertura di un tavolo di confronto permanente per porre le basi di una ripartenza definitiva e sicura, che non può essere più procrastinata quando si deciderà di garantire il riavvio delle attività. “Non è più il tempo di parlare di distanziamento tra i tavoli e di mascherine, per esempio – conclude Manenti – È ora, piuttosto, di discutere di come ridurre i costi fissi delle nostre attività: canoni di locazione, utenze, assicurazioni, tasse locali e oneri finanziari. Dobbiamo individuare tutti assieme, e non come è stato finora fatto, senza farci partecipi di determinate scelte, soluzioni che garantiscano nuova liquidità a tutte le imprese del commercio e del turismo colpite dalla pandemia. Serve, insomma, un piano specifico. E serve subito”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PalermoToday è in caricamento