Credito sempre più difficile e usura alle stelle: la denuncia della Fabi di Palermo

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

La crisi pandemica ha aggravato in tutto il Paese, ma soprattutto nelle aree meno sviluppate e floride, la già precaria situazione economica strettamente legata alla concessione del credito e al ruolo delle banche che da sempre, sostengono o dovrebbero sostenere, l’economia. A lanciare un grido l’allarme è la FABI di Palermo. “Non sfugge a nessuno – afferma Gabriele Urzì Segretario Provinciale e Responsabile Salute e Sicurezza della FABI di Palermo – che la grave situazione creatasi a seguito del perdurare della pandemia rischia, insieme alle ristrettezze sempre maggiori nella concessione del credito a privati e imprese, di favorire fenomeni criminali molto più accentuati al Sud e in Sicilia che nel resto del Paese”.

Il Cerved (il più grande Information Provider Italiano) a fine 2020, ha fornito una fotografia preoccupante della crisi finanziaria che caratterizzava a fine estate le società del settore del turismo (conti in rosso per ristoranti, alberghi e agenzie di viaggio) per non parlare delle fatture non pagate durante il primo lockdown, situazione ulteriormente peggiorata nel frattempo. “In un disastro del genere la criminalità organizzata “compra” facilmente, approfittando del fatto che le aziende dell’accoglienza e del turismo, ma anche del campo della ristorazione e del commercio, sono in ginocchio – continua Urzì. Le mafie per estendere le loro reti, sono pronte a sfruttare le difficoltà economiche e finanziarie per acquisire la proprietà e il controllo di aziende ed esercizi commerciali in difficoltà”.

Uno dei fenomeni che sta crescendo in maniera esponenziale è quello dell’usura che a Palermo tocca picchi preoccupanti: nel distretto giudiziario di Palermo, come è emerso durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, si è registrato un aumento dei reati correlati all’usura del + 57,55%. E qui entra in gioco anche il ruolo delle Banche: “non dare liquidità alle aziende significa consegnare interi settori alla criminalità – denuncia Urzì – perché con tutti i paletti fissati dalle normative interne ed europee che si sommano ad una certa eccessiva prudenza ad erogare credito nelle zone meno floride economicamente come la Sicilia, oltre il 50% delle imprese lamenta difficoltà nel richiedere i finanziamenti. Se ci aggiungiamo la desertificazione degli sportelli e la scomparsa delle banche da molti comuni, c’è un grossissimo rischio che molti vadano su canali non formali".

Si registra poi ultimamente un paradosso: “le banche - conclude Urzì - chiamano i clienti che, ad esempio, hanno richiesto la sospensione delle rate del mutuo sentendosi dire che la posizione resterebbe in “forbone performing” (esposizioni con misure di tolleranza) per 24 mesi e che ciò potrebbe avere effetti negativi sull’esito di eventuali future richieste di finanziamento e sul loro “costo”. Ovviamente tali comunicazioni avvengono esclusivamente per mezzo verbale perché nessuno si sogna di mettere tutto questo per iscritto.” Nella sostanza chi per effetto della pandemia ancora purtroppo dilagante, ha richiesto la sospensione delle rate del mutuo, che erano “in bonis” potrebbe trovarsi in una posizione negativa sull’erogazione del credito da parte del sistema bancario. Un grosso regalo fatto alla criminalità organizzata.

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