Coronavirus, Sicindustria: "Siamo al collasso, ecco come fare con la chiusura delle imprese"

L'allarme dell'associazione degli industriali della regione Sicilia: "Siamo in mezzo a una crisi pari solo a quella post bellica. La contrazione dei consumi, tranne per i beni di prima necessità, è prossima a raggiungere il 100%"

Chiudere un’impresa non è come spegnere un interruttore o premere un pulsante. Non si può decidere oggi per domani, né men che mai si può annunciare con una diretta Facebook. In un momento drammatico, occorre serietà e rispetto per chi lavora: per le imprese e per i dipendenti. Inizia così la nota diramata dagli da Sicindustria, che raccoglie ogni giorno le voci di imprese al collasso. "Siamo in mezzo a una crisi pari solo a quella post bellica: la contrazione dei consumi – si legge - tranne per i beni di prima necessità, è prossima a raggiungere il 100%. Prima di tutto i rischi dell’emergenza sanitaria, certo. Ma la politica del governo verso le imprese sta dando il colpo di grazia al sistema industriale siciliano". 

"Prima questione - spiegano da Sicindustria - i provvedimenti non sono coerenti, certi, precisi e necessari. Gli annunci sono generici ed imprecisi. Si rincorrono bozze di decreti, liste di codici, voci non ufficiali che hanno un solo effetto: quello di compromettere irrimediabilmente la fiducia nell’esecutivo e di deteriorare il rapporto di collaborazione tra imprese e governo. Il Parlamento si deve riunire e esercitare le proprie prerogative".

"Occorre chiarezza sulle disposizioni annunciate e soprattutto il rispetto di alcuni parametri tecnici ineliminabili - dicono da Sicindustria - come i tempi tecnici necessari per portare a chiusura un’attività e a termine le lavorazioni in corso. Un rinvio dunque dell’entrata in vigore del decreto di almeno 72 ore. Servono informazioni inequivocabili sulle aziende che, pure se non espressamente inserite nella lista dei codici Ateco (codici di attività economica), possano proseguire la loro attività perché funzionale alla continuità e al buon funzionamento di quelle ritenute essenziali. Poi ancora: è impossibile, illogico e fuorviante individuare le aziende solo sulla base dei Codici Ateco. Occorre che ciò accada anche sulla base delle esigenze delle rispettive filiere, anche internazionali, partendo da quelli che sono definiti i “servizi essenziali”. E' inoltre fondamentale che restino aperte anche tutte le attività di manutenzione e di vigilanza, legate a cicli produttivi e non, e rivolte a mantenere efficienti e in buono stato i macchinari e gli impianti. Tutto questo è necessario per consentire alle imprese di poter ripartire immediatamente nel momento della ripresa"

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Sicindustria prosegue: "Occorre definire procedure snelle ed efficaci che correggano le inefficienze prodotte dall’attuale asfissiante sistema burocratico italiano: cassa integrazione a semplice richiesta e liquidità immediata alle aziende. Le attuali procedure previste non consentono di rispondere e in tempi certi alle attuali richieste: solo in Sicilia ne sono previste 100.000 di Cassa Integrazione Ordinaria e 50.000 di cassa integrazione in deroga. È infine necessario garantire l’operatività produttiva di quelle aziende che -  pur non rientrando nei servizi definiti strategici ed essenziali - siano comunque in grado di ottemperare alle condizioni imposte dal protocollo condiviso di autoregolamentazione per la riduzione e il contenimento del contagio da Covid-19". 

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