Barbieri e parrucchieri, apertura lontana: "Conte legalizza l'abusivismo, pronti a scendere in piazza"

Doccia fredda per gli operatori del settore. Si aspettavano di ricominciare il 4 o l'11 maggio. Invece se ne parlerà solo a giugno. La protesta: "Non obbligate le brave persone a diventare fuorilegge" e ancora "Il presidente aveva capelli ordinati... mentre noi rischiamo di non sopravvivere"

Primo giugno. Due parole, una data, che sono arrivate forti e chiare a barbieri, parrucchieri e centri estetici del capoluogo che fino a oggi hanno dovuto stringere i denti per le misure del lockdown e che speravano in una possibile riapertura dei propri saloni già dal 4 maggio. Delusione e paura nelle parole di una categoria messa in ginocchio dalle norme anti-Covid ma anche voglia e bisogno di farsi sentire dopo l'annuncio delle misure del nuovo decreto del presidente Conte in merito alla cosiddetta "fase due". Gli operatori della cura e del benessere della persona, riuniti in un gruppo Whatsapp che conta oltre 300 persone, si rivolgono così al governatore Musumeci perché parli col governo e si dicono pronti a scendere in piazza il 4 maggio davanti alla Regione se non li faranno riaprire per quella data. 

"Caro presidente - dice Nunzio Compagnone di Biondo Moro Palermo di via del Vespro - già da prima del lockdown abbiamo deciso di seguire l'onda della precauzione massima, abbassando la saracinesca e auspicando una speranzosa e rapida ripresa. A due mesi da quel triste giorno i denti però non riescono più a stringersi. Viviamo nell'insoddisfazione economica totale e vediamo la spietata concorrenza abusiva appropriarsi delle nostre uniche risorse costruite negli anni. Siamo stanchi, esausti e senza alcuna forza. Pensiamo che la proposta di presunta riapertura l'1 giugno non sia corretta, in quanto da sempre i nostri centri sono abituati a tenere un contatto sterilizzato e controllato nel rispetto della clientela, e non troviamo alcuna difficoltà ad aumentare tali norme. Siamo all'ultimo stadio della pazienza". 

"Non è un attacco agli abusivi - sostiene Mirko Lombardo di U Varbieri, in via dell'Orsa Minore - che sono sempre esistiti. Ma non obbligate le brave persone a diventare dei fuorilegge. Con questo decreto è stata presa una decisione che, al contrario di ciò che pensa il governo, non farà altro che aumentare i danni. Non è lo slittamento dell’apertura il problema, ma ciò che succederà adesso. Le persone, i miei colleghi, in troppi hanno bisogno di lavorare. Non si rendono conto che decisione di ieri sera non farà altro che aumentare il rischio di contagio. Le persone 'giustamente' devono portare il pane a casa e questo decreto non farà altro che portare tanti bravi professionisti a dover lavorare casa per casa o a domicilio. Non è così che fermano il contagio. I nostri negozi messi in sicurezza sono molto più sicuri di qualsiasi lavoro fatto in casa".

A dare manforte alle loro parole anche Nunzio Reina, responsabile dell'area Attività produttive di Confesercenti Sicilia e imprenditore nel campo dell'acconciatura che già ieri sera in un videomessaggio postato su Facebook, dopo la conferenza stampa del presidente Conte, con le lacrime agli occhi aveva chiesto scusa a tutte quelle categorie che vedranno slittare la loro riapertura. "Siamo fortemente delusi e preoccupati - dice a PalermoToday - perchè ci avevano detto di adeguare i locali con le norme igienico-sanitarie e ci aspettavano una riapertura il 4 o l'11 maggio. Allo stato attuale abbiamo ricevuto solo 600 euro e neanche tutti. I soldi della cassa integrazione non sono arrivati e noi continuiamo a pagare con una speranza. Noi che siamo dalla parte della legalità non siamo supportati mentre è stato legalizzato l'abusivismo. Questi signori che lavorano in nero in casa, si attengono a norme igienico-sanitarie? Il presidente ieri sera aveva i capelli ordinati...noi abbiamo problemi di sopravvivenza. Si parla di riapertura delle grandi industrie al Nord che però qui non abbiamo. Bisogna pensare anche al piccolo parrucchiere di periferia e al fatto che non può accedere ai fondi. Io non voglio assistenzialismo ma solo che ci facciano lavorare. Se ci viene tolto questo, siamo finiti". Riguardo invece alla volontà di scendere in piazza il 4 maggio: "Io - conclude Reina - sono per la legalità. Queste forme di manifestazioni non rientrano nei miei progetti. Se ci sarà la possibilità di manifestare ma legamente saremo pronti a farlo". 

Per Gaetano Lo Coco di Look&Style di via Madonia, in una regione come la Sicilia in cui il numero dei contagi è basso "potremmo andare a lavorare tranquillamente con tutte le precauzioni possibili per tutelarci e tutelare gli altri. O ci fate aprire o altrimenti lavoreremo casa per casa perché noi dobbiamo sopravvivere e in tutto questo lo Stato non ci aiuta". A fargli eco anche Giovanni Marretta di Sweeney Todd's di via dei Nebrodi: "Sono veramente deluso. Ho la mia attività di barbiere da due anni e stare chiuso senza lavorare per me è un danno perché come tutti ho affitti, luce, acqua da pagare. La prego di fare qualcosa per me e la nostra categoria". Una battaglia di cui si fa portavoce anche il deputato regionale di Forza Italia e componente della commissione parlamentare alle Attività produttive Mario Caputo. “Ancora una volta - dice - la Sicilia esce penalizzata dalle decisioni del governo nazionale. A rischio fallimento intere categorie artigianali e produttive. Vietarne la ripresa significa decretare il loro fallimento o favorire gli abusivi del settore o peggio, trasformare artigiani in regola in abusivi per necessità". A riguardo Caputo aveva presentato un ordine del giorno a nome di tutto il gruppo parlamentare all'Ars chiedendo al presidente della Regione di intervenire presso il governo perché revochi alcune parti del decreto, alla luce anche di un petizione che oltre 7500 parrucchieri hanno firmato e inviato a Roma. “È il momento di fare prevalere nell’interesse della Sicilia le prerogative del nostro Statuto speciale". 

Al fianco della levata di scudi del settore anche la Cna, la confederazione nazionale dell'artigiano. “Facendoci carico della rabbia e del disagio della categoria - afferma il coordinatore del comparto di Cna Sicilia, Francesco Cuccia - ci siamo subito mossi. Nelle prossime ore è stata convocata una seduta di presidenza Cna Benessere e Sanità in cui faremo il punto della situazione e porteremo sul tavolo le legittime richieste”. “Ma non solo – annunciano i vertici regionali della Confederazione – chiederemo con forza che la Sicilia, facendo leva sul fatto che la parabola del contagio sia ormai vicina allo zero, rivendichi una diversa programmazione della ripresa delle attività in modo da consentire ad acconciatori e centri estetici, e aggiungiamo noi anche bar e ristoranti, una riapertura più ravvicinata nell’ambito della calendarizzazione dell’avvio della fase 2. Cna punta anche l’attenzione sull’attività di toelettatura degli animali, per la quale richiede l’imminente riapertura tenuto conto della possibilità di lavoro per appuntamento senza contatto diretto fra le persone, seguendo percorsi normativi già applicati in altre regioni italiane”. 

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