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Emergenza Coronavirus, settore della pesca in crisi: sindaci scrivono a Musumeci

La lettera è stata firmata anche dai primi cittadini di Isola delle Femmine, Balestrate, Cefalù, Cinisi, Santa Flavia, Termini Imerese, Terrasini e Trappeto

Un tavolo tecnico per discutere dei problemi della pesca e cercare soluzioni normative e tecniche per fronteggiare la crisi del settore acuita dall'emergenza coronavirus. Questa la richiesta avanzata da 17 sindaci siciliani, tra cui diversi della provincia di Palermo, in rappresentanza di altrettante marinerie dell'Isola, al presidente della Regione, Nello Musumeci, in una lettera.

Tra i 17 sindaci che hanno sottoscritto la missiva anche Francesca Valenti, prima cittadina di Sciacca (Agrigento), che invoca "risposte immediate alla drammatica situazione del comparto, anche in deroga alla stringente disciplina comunitaria, per contenere e sostenere l'aumento dei costi di gestione dell'attività e la pesante riduzione della domanda causata dallo stop a turismo e ristorazione". La lettera è stata firmata anche dai sindaci di Isola delle Femmine, Balestrate, Capo d'Orlando, Castellammare del Golfo, Cefalù, Cinisi, Falcone, Gioiosa Marea, Oliveri, Sant'Agata di Militello, Santa Flavia, Termini Imerese, Terrasini, Trappeto e Villafranca Tirrena.

Di seguito il testo integrale della missiva:

Carissimo Presidente, a nome delle nostre Comunità – e, in particolare, delle relative Marinerie – Le rivolgiamo un accorato appello, perché attivi ogni canale istituzionale e politico, onde rappresentare la gravità della situazione in cui attualmente versa la pesca costiera, e sollecitare l’adozione dei provvedimenti del caso. La contingente emergenza epidemiologica, che comporta – quale doloroso corollario – una profonda crisi socio-economica, colpisce duramente anche il settore ittico, da tempo vessato da una normativa comunitaria insensibile alle peculiari prerogative mediterranee; incapace di coglierne le specificità biologiche, tecniche e di sistema; inadeguata a fronteggiare la disarmonica (per usare un eufemismo…) concorrenza internazionale (delle flotte nordafricane ed orientali, su tutte). La riduzione delle battute, per un verso, e la prolungata sospensione delle attività turistiche, alberghiere e della ristorazione, per altro, hanno pesantemente ridotto gli spazi di mercato, mortificando i già modesti proventi dell’attività peschereccia. Alla contrazione dei ricavi, si è aggiunto un inaccettabile incremento dei costi per l’approvvigionamento di esche ed il reperimento e la manutenzione della strumentazione di supporto e sicurezza, sì da rendere insostenibile la prosecuzione dell’attività, che pure offre un innegabile contributo al soddisfacimento del fabbisogno alimentare regionale e nazionale (come riconoscerà il Mipaaf, cui la missiva doverosamente si trasmette); costituendo elemento storicamente determinante per la promozione dell’immagine della Sicilia nel mondo. In ragione dell’urgenza di interventi di sostegno, La invitiamo alla pronta convocazione di un tavolo tecnico presso l’Assessorato Regionale competente – alla presenza delle Autorità di riferimento, in primis i vertici locali della Capitaneria di Porto – Guardia Costiera (cui la nota si indirizza per evidenti questioni di opportunità) e delle organizzazioni di categoria – che divenga sede di confronto e coordinamento in merito alle misure da adottare, anche in temporanea deroga ai disposti (allo stato sostanzialmente draconiani, soprattutto per la c.d. piccola pesca costiera, a connotazione artigianale) al momento vigenti. Confidando in un positivo accoglimento di quanto invocato – ribadendo piena disponibilità per ogni incombente che dovesse rimettersi alle Amministrazioni Comunali, nel quadro della più leale collaborazione – in attesa di riscontro, salutiamo cordialmente.
 

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