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Coronavirus, il grido dei negozianti: "Fateci aprire e punite chi non rispetta le regole"

Il presidente vicario di Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, è stato sentito dalla commissione Attività produttive dell'Ars e ha denunciato ancora una volta la crisi del comparto dopo mesi di limitazioni alla vendita: "E’ ora che il governo siciliano cambi marcia per consentire un graduale risveglio dell’economia martoriata"

Aprire tutte le attività senza distinzione di categoria merceologica, i famigerati codici Ateco, e punire in modo severo chi non rispetta le regole imposte per prevenire il dilagare del Coronavirus. E' la richiesta che Confcommercio rivolge al mondo politico e lo ha fatto nel corso di un'audizione all'Ars. Il presidente vicario Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti, ha tracciato un quadro della situazione ai componenti della commissione Attività produttive presieduta da Orazio Ragusa.  "Non ci siamo mai sottratti al dialogo - ha detto Manenti - abbiamo chiesto che si potesse lavorare al fianco delle imprese. Ma le risposte finora ottenute non ci hanno soddisfatto. E’ l’ora che il Governo siciliano cambi marcia. E che predisponga la definizione di un nuovo quadro di regole tale da consentire un graduale risveglio dell’economia martoriata da mesi di restrizioni”.

Le valutazioni di Manenti sull’operato del governo siciliano sono state rivolte all’assessore regionale alle Attività produttive, Mimmo
Turano. “Avremmo voluto – ha continuato Manenti – che le parti sociali fossero ascoltate di più, prendendo maggiormente in considerazione i nostri consigli e i suggerimenti. Tutti abbiamo visto come è finita con il click day e con la questione del Durc per le imprese: non era facile per nessuno richiedere la rateizzazione del debito. Siamo tormentati dal pensiero che gli errori commessi da altri saranno pagati dagli stessi esercenti che si sono visti chiudere le attività. Il futuro della Sicilia sarà segnato da questo periodo di assenza del turismo, dalla diminuzione del denaro circolante, dalla riduzione drastica del numero delle imprese e, in più, quelle che sono rimaste aperte hanno lavorato male. I consumi sono stati ridotti all’osso. Noi che siamo esercenti viviamo di consumi. Se non ci sono consumi, e non moriamo di Covid, moriremo di fame”.

"Chiediamo – ha detto il presidente vicario – di potere aprire le nostre attività senza discriminazione di settore merceologico, con l’applicazione di protocolli restrittivi e la diversificazione degli orari per le varie attività. Chiediamo l’applicazione di sanzioni severe per chi non rispetta le norme sanitarie e il contigentamento degli accessi alla clientela. Sollecitiamo ristori immediati, congrui e sostanziali, secondo il calo di fatturato e non per codice Ateco. Auspichiamo il potenziamento della misura straordinaria di liquidità gestita dall’Irfis anche in termini di celerità dell’istruttoria. E poi ancora defiscalizzazione e decontribuzione per i possessori di partita Iva, moratoria dei mutui e di qualsiasi impegno finanziario. Vogliamo, anche, che si possa contare su un cronoprogramma chiaro e rapido per quanto attiene la campagna vaccinale in fase di attuazione”.

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