Coronavirus e un sogno chiamato vacanze, 41 siciliani su 100 pronti a restare nell'Isola

È la stima sul "turismo autoctono" fatta dall'istituto di ricerca Demoskopika per il 2020, in uno scenario caratterizzato dagli effetti dell'epidemia. Una "scelta nazionalista" che potrebbe compensare almeno del 30% il probabile crollo dei turisti stranieri nel Belpaese

Quarantuno siciliani su cento amano la vacanza "in casa". È la stima sul "turismo autoctono" fatta dall'istituto di ricerca Demoskopika nello scenario di una vacanza in Italia nel 2020 caratterizzato dagli effetti del Coronavirus. Secondo l'istituto presieduto da Raffaele Rio, infatti, se gli italiani scegliessero di trascorrere una vacanza nel Belpaese nell'anno in corso potrebbero spingere il turismo nostrano a uscire gradualmente dalle secche della crisi generata dagli effetti del Covid-19. Queste le cifre stimate del mercato autoctono del settore turistico in Italia: 278 milioni di presenze che potrebbero dare una boccata d'ossigeno' all'intero comparto con una spesa pari a 20,6 miliardi di euro. Una "scelta nazionalista" che potrebbe compensare almeno del 30% il probabile crollo dei turisti stranieri nel Belpaese che nel 2019 hanno superato quota 216 milioni di presenze.

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Tre i gruppi di turisti "autoctoni" sui quali, secondo i ricercatori di Demoskopika, si gioca l'immediata partita della ripresa: gli identitari, gli esterofili e i nazionalisti ai quali, solo in un secondo tempo, si aggiungerebbero i turisti stranieri. I dati di tutti gli indicatori osservati e stimati (arrivi, presenze e spesa turistica) sono stati ricavati quale media del periodo 2017-2018. Le fonti utilizzate sono state, inoltre, la Banca d'Italia per quanto riguarda la stima del cluster degli esterofili e l'Istat per la rilevazione degli altri due rimanenti gruppi: identitari e nazionalisti. Sicilia, Sardegna e Campania presentano il maggior tasso di appartenenza turistica, rapporto ideato dall'istituto di ricerca per misurare l'incidenza dei turisti che trascorrono la vacanza nella loro regione di residenza sul totale dei turisti residenti di quella regione. Si tratta del Tatur, acronimo che sta per "tasso di appartenenza turistica regionale": il rapporto dei turisti che trascorrono la vacanza nella regione di residenza sul totale dei vacanzieri residenti nella regione.

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La Sicilia, con il 40,59%, ha il più elevato livello di appartenenza turistica: su un totale di 3,2 milioni di arrivi generati dai turisti autoctoni mediamente in un anno, ben 1,3 milioni (identitari) si sono "consumati" in territorio siciliano. A seguire, con tassi rilevanti, la Sardegna e la Campania, rispettivamente con il 29,06% e il 26,63%. "Se non si getta un sasso nello stagno, l'acqua non fa i cerchi - dice Rio -. Finito il lockdown formale bisognerà fare i conti con il lockdown psicologico, con la paura dei cittadini di spostarsi. In questa direzione, risulta necessario che ciascun sistema regionale si attivi per ripensare l'offerta turistica in totale sicurezza concentrando e tempificando l'attenzione prioritariamente su tre differenti tipologie di turisti italiani: gli identitari, cioè i turisti italiani che trascorrono le vacanze nella regione di residenza, gli esterofili, cioè turisti italiani residenti in una determinata regione che ogni anno scelgono l'estero quale meta vacanziera, e, infine, i nazionalisti, cluster che rappresenta i turisti italiani residenti in una determinata regione che scelgono di trascorrere le vacanze in Italia ma fuori dai confini del loro territorio regionale di residenza. Si tratta - precisa Rio - di attivare un pacchetto di interventi che non si limiti esclusivamente all'adeguamento dei prodotti tradizionali ma che valorizzi anche il turismo a 'chilometro zero', i luoghi minori, la montagna, i parchi, i tanti meravigliosi borghi presenti nei nostri territori. Una strategia, dunque, che, come un sasso nello stagno, generi più cerchi concentrici, ognuno dei quali a rappresentare i differenti gruppi di turisti autoctoni da convincere e motivare per la scelta della destinazione più idonea. Ciò - avverte il presidente di Demoskopika - in costante condivisione tra i vari livelli istituzionali per scongiurare che l'inevitabile competizione che scoppierà tra i sistemi turistici regionali possa generare livelli qualitativamente discriminanti alimentando offerte di serie A e di serie B".

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