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Imprenditori del settore eventi: "Noi ancora chiusi, altri possono assembrarsi in piazza"

L'indignazione dei presidenti di categoria aderenti a Confcommercio Palermo: "Da Milano è arrivato uno schiaffo alla nostra dignità e al nostro lavoro. Festeggiare uno scudetto in piazza è diventata un’attività essenziale? I tifosi di una squadra di calcio hanno un particolare codice Ateco?"

"Festeggiare uno scudetto in piazza è diventata un’attività essenziale? I tifosi di una squadra di calcio hanno un particolare codice Ateco?" Se lo domandano, con grande indignazione, i presidenti di tutte le categorie legate al settore eventi, aderenti a Confcommercio Palermo. Le immagini di piazza Duomo a Milano stridono con la situazione del settore, ancora “chiuso per Covid” anche dopo l’ultimo decreto.

“Nel giro di poche ore ho ricevuto decine di messaggi da parte di imprenditori furibondi - racconta Maurizio Cosentino, presidente di Assocom e delegato di Confcommercio per tutti i settori che riguardano l’organizzazione di eventi -. Siamo stati abbandonati dallo Stato, senza sostegni economici, senza la sospensione del carico fiscale e tributario e senza prospettive a breve e medio periodo, considerato che nel decreto ancora nemmeno si parla di riaperture per i nostri settori. Seppure in sicurezza e con protocolli precisi, che sono una garanzia. È questa la coerenza e il senso di giustizia con cui si ritiene di amministrare la cosa pubblica in un momento così delicato? Dal Governo pretendiamo rispetto e provvedimenti conseguenti. Ormai è chiaro che rischiamo seriamente di non lavorare nemmeno quest’estate, anche perchè il nostro è un settore che necessita di adeguata programmazione e certi provvedimenti non si possono improvvisare. Migliaia di persone, tra imprenditori e dipendenti già allo stremo, dovranno fare i conti con l’ennesima paralisi delle loro attività”. 

“Lo Stato - rincara Daniela Cocco, presidente dell’Associazione Stilisti e Marchi di moda - ci tiene fermi per due stagioni, come se fossimo noi gli untori e poi consente assembramenti come quello di Milano, tanto prevedibile quanto pericoloso. Siamo indignati. Chiederemo un incontro urgente ai rappresentanti della Regione affinché si facciano portavoce a Roma della nostra situazione e delle esigenze del nostro settore che rappresenta una voce importante per l’economia della Sicilia. Non possiamo accettare ulteriori restrizioni, peraltro immotivate”. 

“In 30.000 - osserva Gioacchino Vitale, presidente dei Fioristi di Confcommercio - possono stazionare in una piazza, abbracciandosi, senza rispettare le distanze di sicurezza, spesso anche senza nemmeno la mascherina, con il solo obiettivo di festeggiare un successo calcistico; nella vita “reale”, invece, la vita che riguarda migliaia di imprenditori a cui è stato negato il diritto al lavoro, si discute sulle distanze da mantenere in occasione delle cerimonie o della pericolosità degli eventi che peraltro sono regolamentati da rigidi protocolli. Una discriminazione insopportabile”. 

“Le attività di catering e banqueting - sottolinea Antonio Cottone, presidente di Fipe Confcommercio Palermo - sono state letteralmente azzerate e insieme a loro tantissimi imprenditori che lavorano nel settore eventi e garantivano il lavoro a migliaia di lavoratori, spesso occasionali e senza tutele sociali. Molti di questi rischiano di non riaprire più”.

“Da Milano è arrivato uno schiaffo alla nostra dignità e al nostro lavoro - aggiunge Michela Cannatella, presidente della Wedding Planner Confcommercio Palermo -. Sprechiamo fiumi di parole per convincere i nostri clienti a resistere, ad aspettare e a rimodulare i loro progetti nel rispetto di regole precise e poi dobbiamo fare i conti con queste manifestazioni scellerate, rese possibili dalla totale assenza di controlli. Abbiamo protocolli e linee guida già pronti per la ripartenza perché siamo abituati a lavorare d’anticipo ma lo Stato deve permetterci di ripartire”.  

“Nonostante la chiusura delle nostre attività - aggiunge Vincenzo Grasso, presidente del Silb locali da ballo - i contagi sono aumentati per tutto l’inverno, è evidente che non sono i nostri settori a favorire la diffusione del contagio e che occorre ripensare misure più efficaci senza limitare il diritto al lavoro e alla libera impresa. Proprio per questo stiamo lavorando a nuovi protocolli che garantiscano l’apertura delle nostre attività con la sicurezza dei clienti. Faremo di tutto per salvare la stagione”.

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