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Gabriele Urzì

Gabriele Urzì

Covid, Fabi Palermo: "Attenzione al welfare mafioso"

L'allarme della Federazione Autonoma Bancari Italiani. Il riferimento è "al sostegno attivo alle famiglie, agli esercenti e agli imprenditori in difficoltà": "Le organizzazione criminali cercano di infiltrarsi ulteriormente sul territorio in cambio di future possibili connivenze"

Questi tragici mesi segnati dalla pandemia stanno provocando pesanti effetti sulla popolazione, sugli stili di vita e sull’economia. “Occorre la massima attenzione – afferma Gabriele Urzì, segretario provinciale e responsabile Salute e Sicurezza Fabi Palermo – al cosiddetto “welfare mafioso di prossimità”, ovvero il sostegno attivo alle famiglie, agli esercenti e agli imprenditori in difficoltà esercitato dalle organizzazione criminali che cercano di infiltrarsi ulteriormente sul territorio in cambio di future possibili connivenze”.

Le leggi antiracket e antiusura esistono (legge 108/1996 e 44/1999) ma secondo il sindacato occorre un grosso passo in avanti.

“Sono necessari ulteriori miglioramenti in tema di efficienza gestionale, snellezza amministrativa e supporto informatico – continua Urzì – per essere incisivi, rapidi ed efficienti nei complessi procedimenti istruttori. Ci sono segnali positivi in Sicilia dove, ad esempio, nel 2019 a Bagheria i giovani gestori di un pub hanno consentito di portare alla sbarra una cosca mafiosa, ma bisogna potenziare il modello di solidarietà offerto dalle leggi vigenti”.

I numeri purtroppo parlano chiaro: il numero delle istanze presentate in Sicilia per minacce di estorsione è passato dalle 75 del 2018, alle 75 (numero invariato) del 2019 alle 19 del 2020, mentre per il reato di usura le domande vanno dalle 37 del 2018 alle 26 del 2019 a soltanto 9 nel 2020. Colpa delle lungaggini dell’istruttoria e di un supporto informatico non eccellente, in corso di revisione e ammodernamento e che sarà pienamente operativo solo alla fine del 2021. Sul versante della delibera delle somme destinate alle vittime di estorsione la Sicilia è al secondo posto con 4.890.832,46 euro dopo la Campania con 5.216.598,03 euro. Sul versante delle somme deliberate per vittime di usura abbiamo la Sicilia al terzo posto con 374.572,79 euro, dopo Campania con 1.165.946,51 euro e Puglia con 667.560,50 euro  Il Fondo di prevenzione agisce tramite i Confidi e le Fondazioni antiusura che sostengono chi ha bisogno di denaro e offrono alle banche la garanzia dello Stato.

E proprio verso le banche punta l’indice la FABI di Palermo. “I grandi gruppi stanno progressivamente abbandonando il territorio, soprattutto in Sicilia, con una forte ed incessante diminuzione di sportelli ed addetti. Questo – osserva Urzì – comporta una sempre maggiore difficoltà di accesso ai servizi bancari e al credito, che non fa altro che peggiorare la situazione descritta già difficile prima della pandemia. Invece la Banca “cosa nostra spa” è sempre attiva e opera capillarmente sul territorio. Se aggiungiamo le stringenti normative BCE sulla concessione del credito e il progressivo disimpegno dai territori meno floridi da parte di molte banche, che concentrano gli impieghi nelle aree più produttive del Paese, dove rischiano di meno, la frittata è fatta”.

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