Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia

Centri commerciali chiusi nei festivi, gli operatori non ci stanno: "Norma pro assembramenti"

L’associazione degli Operatori delle Gallerie dei centri commerciali si appella al presidente della Repubblica, al premier e ai ministri dell'Interno e della Salute chiedendo la revisione del Dpcm: "Provvedimento che coinvolge oltre un milione di addetti e non è previsto alcun ristoro per le aziende"

La chiusura dei centri commerciali è "una misura pro assembramento". Lo sostiene l’associazione degli Operatori delle Gallerie dei centri commerciali che ha inviato una lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al premier Giuseppe Conte e ai ministri dell'Interno e della Salute, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza, chiedendo la revisione del Dpcm nella parte che riguarda la chiusura nei festivi e prefestivi dei centri commerciali.

"La salute dei cittadini è il principale valore da preservare – dice il coordinatore dell’associazione Giovanni Felice - ed è proprio per questo motivo che non si capisce il perché chiudere i centri commerciali. La chiusura dei centri commerciali non comporta il divieto alla potenziale clientela di fare acquisti nei giorni prefestivi e festivi, conseguentemente i cittadini che decidono di dedicarsi allo shopping saranno gli stessi di quando i centri commerciali sono aperti con la differenza che avranno a disposizione una possibilità minore di scelta ed inevitabilmente, come accaduto nel week end appena trascorso, si riverseranno nei centri storici o nelle strade ad alta densità commerciale dove, dando per scontato l’ovvio rispetto delle regole anti covid da parte dei commercianti, non sarà possibile il controllo anti assembramento nelle strade dello shopping". 

Per il coordinatore dell’associazione "vale la pena di ricordare che i centri commerciali hanno una delimitazione con mura di cinta, accessi determinati e controllabili, servizi di portierato da potere destinare la rispetto delle norme antiassembramento nelle parti comuni, e la responsabilità dei singoli gestori dei punti vendita. Quindi l’apertura dei centri commerciali può essere ulteriormente disciplinata e prescritta, ma senza ombra, di dubbio offre maggiori garanzie dal punto di vista anti covid. Con riferimento ad un tema fondamentale, quale quello dei controlli, dall’associazione evidenziano che a fronte dei 7903 centri storici e delle diverse centinaia di migliaia di strade ad alta densità commerciale da controllare, per quanto 950 siti in tutta Italia che diventano 1100 se comprendiamo outlet e parchi commerciali. Ricordiamo inoltre che tali strutture hanno un loro sevizio d’ordine che potrebbe essere finalizzato alla verifica sull’applicazione delle norme anti Covid-19. Ogni centro commerciale tra personale diretto e indiretto spesso supera il migliaio di addetti e quindi il provvedimento di chiusura dei centri commerciali arreca un danno a oltre un milione di operatori tra lavoratori autonomi e personale che in buona percentuale opera in regime di contratti a termine. Il Governo italiano - conclude Giovanni Felice - ha sempre annunciato che, alla chiusura delle attività coinvolte sarebbe seguito un intervento a sostegno di queste aziende. Nel caso specifico tutto ciò non risponde al vero, le attività commerciali, in special modo quelle più piccole che operano all’interno dei centri commerciali con il provvedimento in parola stanno subendo un danno nettamente superiore a quello subito con la chiusura del periodo marzo-maggio avendo in cambio, e non sempre, ristori nettamente inferiori".

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