Futuro di plexiglas per i ristoranti? Le prove iniziano da Palermo, ma c'è chi storce il naso

Le barriere per separare i tavoli ideate dall'azienda Visiva: "Consentirebbe agli imprenditori di non dimezzare del tutto i coperti". Antonio Cottone, titolare de La Braciera, ha iniziato il test: "Non è bella da vedere ma l’alternativa è morire". Contrario Marco Durastanti, Villa Costanza: "Non mi piace, digitalizziamo i ristoranti"

Il muro di Berlino in una versione trasparente che separa il tavolo est da quello ovest, il commensale nord da quello sud. Dopo che in Emilia Romagna si è pensato di salvare la stagione balneare inscatolando lettini e ombrelloni, a Palermo si pensa a salvare ristoranti e pizzerie con delle barriere in plexiglas, anche se a cena ci vanno marito e moglie. Dei “para-fiato” da tavolo e delle paratine da posizionare tra un tavolo e l’altro è l’idea messa in piedi da Sergio Rocca di Visiva, l’azienda palermitana specializzata nella stampa digitale, per garantire la distanza sociale e la sicurezza quando si entrerà nella fase 2 dell’emergenza legata al Coronavirus.

Protagonista del "beta test" Antonio Cottone, titolare dei ristoranti La Braciera e Villa Lampedusa. “Quest’idea ci permetterebbe di garantire la sopravvivenza di un locale intervenendo soltanto sulla mise en place - spiega a PalermoToday -. Tra i ristoratori ci sono i favorevoli e ci sono i contrari ma credo che per ricominciare dovremo prima di tutto trasmettere ai nostri clienti una sensazione di tranquillità, lanciando messaggi di sicurezza. Alla riapertura chi si farà trovare più pronto e più accattivante lavorerà. Questa soluzione, che ha un costo, rientra nel credito d’imposta del Cura Italia. Non è bella da vedere? Sì. Ma l’alternativa è morire”. 

Il progetto, che è già in fase esecutiva, è stato messo a punto dall’azienda palermitana che si occupa di pubblicità e cartellonistica. “Quarantena, smart working, cassa integrazione. Fino a quando non ci siamo stancati e abbiamo pensato a qualcosa per tirarci fuori dal pantano - racconta Rocca -. Abbiamo prodotto le visiere che deve usare il personale che ha contatti col pubblico, ma anche alcune barriere per negozi e uffici. Da lì l’idea. Perché non replicare la soluzione in policarbonato anche nei ristoranti e nelle pizzerie? Questo consentirebbe agli imprenditori di non dimezzare del tutto i coperti. Dei centritavola 50 per 50 che, insieme a delle paretine trasparenti tra i tavoli, non danno fastidio. Dopo un poco ti abitui e non li noti neppure più”.

Al ristorante però si va per stare insieme e non per stare chiusi in un box di plexiglas obietta il mondo della ristorazione palermitana. “In questo momento dobbiamo concentrarci su altro - commenta Marco Durastanti di Villa Costanza -. Io questa soluzione non la riesco ad immaginare, non la vedo e non mi piace sebbene io abbia desiderio di tornare a lavorare. E' giusto provare a fare qualcosa. Se poi dovessero dirmi che per aprire è necessario mi adeguerei. Ma se ci chiedono il distanziamento dobbiamo farlo non aggirare l'ostacolo. Il vero problema è che soltanto alcune attività potranno garantirlo. Dobbiamo riflettere tutti insieme, ragionare come categoria. Non è una critica a chi si muove, è solo un’osservazione. Stiamo pur sempre parlando di una barriera che, ad esempio, non garantirebbe del tutto la sicurezza del nostro personale. Perché non immaginiamo invece la digitalizzazione della ristorazione? Puntiamo sul delivery, almeno fin quando non potremo lavorare per come abbiamo sempre fatto”.

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Una soluzione non vista di buon occhio anche da Giuseppe Silvestri, titolare del Cantavespri. "Andare a cena fuori - dice Silvestri - o andare a bere una birra con gli amici, o andare a fare un aperitivo tra colleghi sono e dovranno continuare ad essere un’esperienza positiva e di condivisione, non possono trasformarsi in un incubo per i clienti che tornerebbero a casa traumatizzati nè un incubo per il gestore che non potrebbe lavorare in tali condizioni e tali limitazioni. Pannelli in plexiglas al tavolo per dividere i commensali? Fantascienza. No grazie. Sono forzature - spiega - che allontanerebbero ancora di più i clienti: io per primo preferirei cenare a casa. E' importante per noi ristoratori e gestori d’attività di somministrazione essere fermi e decisi su questo. Meglio star chiusi sperando di esser tutelati che aver fretta di aprire a queste condizioni. Sanificazione, igiene sono sicuramente questioni importanti, forse anche la contingentazione delle presenze ma mai e poi mai si puó snaturare il principio stesso alla base della nostra attività: la condivisione. Chiediamo che si ragioni in modo razionale sulla data di riapertura - conclude Silvestri - che sia anche posticipata se questo ci può permettere di riaprire in condizioni realmente efficaci che ci consentano di riattivare la nostra macchina al più presto. Chiediamo che si prendano in esame il rinvio o anche il ristoro delle tasse comunali che gravano di più sull’economia di un’azienda come la nostra. Chiediamo aiuto concreto e, soprattutto, di non essere lasciati soli".

Tra marito e moglie bisogna non mettere il dito e neppure una paretina in plexiglass, verrebbe da dire. Ed in effetti pizzerie e ristoranti sembrano orientati e compatti in tal senso. “Le coppie potrebbero però scegliere di far a meno dei para-fiato - puntualizza Cottone -. Convivono? Bene. Faremo trovare delle certificazioni sui loro tavoli così da sollevarci come azienda da ogni responsabilità”. Cottone, che è anche presidente di Fipe, però si spinge più in là. “Perché non immaginare di ottimizzare gli spazi dei locali che devono garantire il distanziamento, precauzione che sebbene essenziale penalizza soprattutto i piccoli locali, magari utilizzando il suo pubblico? Si potrebbe recuperare qualche tavolo. Se il Comune di Palermo concedesse una deroga al regolamento, fino all’ipotetico ripristino, farebbe un gesto straordinario che dimostrerebbe vicinanza al commercio che per ora arranca. Inoltre, perché non decurtare Tari e Tosap per i mesi di marzo, aprile e maggio?”.

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