Allevamenti a Corleone, nasce il catasto dei luoghi di interramento delle carcasse animali

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

Nasce il catasto comunale dei siti di interramento degli animali morti, una misura necessaria a garantire l’integrità ambientale del territorio e a snellire l’attuale procedura. Da oggi i proprietari di allevamenti zootecnici presenti nel comune di Corleone hanno la possibilità di interrare le carcasse dei loro animali deceduti direttamente presso la loro azienda in maniera più tempestiva evitando alcuni passaggi burocratici.

Lo prevede una ordinanza firmata dal sindaco Nicolò Nicolosi, la numero 6 del 17 febbraio 2021. Conditio sine qua non è che il terreno rispetti alcune caratteristiche idrogeologiche. Applicando le normative nazionali ed europee, il territorio del comune di Corleone viene considerato “zona isolata”. Questo significa che non è presente più del 10% della popolazione bovina e suina e del 25% di quella ovina e caprina nazionale. Inoltre, questo territorio è caratterizzato dalla presenza di aziende che rendono oggettivamente difficoltosa la rimozione dei capi di bestiame morti che, senza questa ordinanza, andrebbero condotti presso gli impianti di smaltimento autorizzati con costi molto elevati.

L’interramento è praticabile soprattutto nei piccoli allevamenti in cui la quantità di carcasse da smaltire è limitata durante l’anno. Gli allevatori interessati devono depositare, anche in maniera preventiva, presso l’ufficio tecnico del Comune una perizia geologia del terreno della loro azienda per la costituzione di un catasto comunale dei siti di interramento. Non tutti i territori sono adatti a tale tipo di pratica: non è possibile ad esempio seppellire gli animali in aree pericolose dal punto di vista idraulico e idrogeologico, in zone soggette a forte erosione, in aree industriali o urbanizzate. L’interramento può avvenire solo ed esclusivamente se non ci sono rischi di contaminazione delle acque o del suolo. Il terreno quindi deve rispondere a determinati criteri: tra questi l’aerazione, la permeabilità, il ph devono favorire il processo di mineralizzazione delle carcasse, evitando l’accumulo di sostanze inquinanti, come il percolato. Entro 24 ore dal decesso dell’animale, l’allevatore comunica l’evento al Servizio Veterinario Territoriale dell’Asp, il quale attiverà la polizia municipale che ha l’obbligo di fare dei controlli a campione per verificare la correttezza della procedura.

E’ vietato seppellire animali con sospetta o accertata infezione da Tse (encefalopatie spongiformi trasmissibili, più conosciute come “mucca pazza”). In caso di situazione eccezionale, come ad esempio la morte di molti capi di bestiame per improvvisa malattia, l’interramento è consentito con ordinanza sindacale e previo parere dell’Asp. “L’ordinanza è stata pienamente condivisa con il servizio veterinario competente sul territorio - dice l’assessore per l’Ambiente Luca Gazzara - e garantisce una regolamentazione chiara che verte sul monitoraggio ambientale come azione fondamentale per la tutela del nostro patrimonio agricolo e naturale e ad una notevole riduzione di tempo e costi per lo smaltimento delle carcasse animali”.  

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