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L'allarme: "Col Coronavirus esplode l'usura a Palermo"

Il report di Confcommercio. Patrizia Di Dio: "Accesso a liquidità e sostegni adeguati sono indispensabili per aiutare le aziende più fragili al Sud"

Con il Covid c’è una forte crescita dell’usura (+ 14 punti percentuali rispetto al 2019): a indicarlo è il 27% degli imprenditori del terziario di mercato. Sono circa 40mila le imprese del commercio, alloggio e ristorazione che rischiano di finire nella morsa di questo fenomeno. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal report nazionale sull’usura presentato oggi a Roma in occasione della ottava edizione della Giornata nazionale di Confcommercio “Legalità, ci piace”, alla quale ha preso parte anche il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. L’analisi realizzata a livello territoriale in alcune grandi città fotografa una situazione particolarmente critica al Sud, con dati allarmanti per Napoli, Bari e Palermo dove la diffusione dell’usura è decisamente più elevata rispetto alle altre città considerate.

Dall’indagine emerge che a Palermo il 79% delle imprese del commercio, della ricettività e dei pubblici esercizi con meno di 10 addetti ha chiuso il 2020 in perdita o forte perdita, il 63% ha avuto problemi di liquidità e il 22% sta valutando la chiusura definitiva dell’attività. Per il 46% degli imprenditori del commercio, alloggio e ristorazione è aumentata la pressione della criminalità sulle imprese e per il 30% l’usura è molto o abbastanza diffusa sul proprio territorio. Il 68% degli imprenditori consiglierebbe alla vittima di usura di denunciare alle forze dell’ordine e il 20% indica come riferimento i centri antiusura.

“Il fenomeno - dice Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vicepresidente nazionale - è gravissimo e noi da Palermo siamo stati tra i primi a lanciare l’allarme della grave permeabilità del tessuto economico cittadino di fronte a sostegni economici insufficienti e a una cattiva gestione dell’emergenza da parte delle istituzioni politiche che spesso hanno prodotto provvedimenti iniqui o irrazionali. A inizio di pandemia, pur avendo pochissimi casi di contagio, siamo stati flagellati da un inutile lockdown. Poi è mancata l’organizzazione per fronteggiare l’arrivo del virus, sia sotto il profilo sanitario che sotto quello dei sostegni economici che avrebbero dovuto garantire i doverosi aiuti alle imprese. Per non parlare delle difficoltà di ottenere liquidità, anche indebitandosi, perché le misure  non sono accessibili proprio da chi è in forte difficoltà e non ha “merito creditizio”. Lo Stato deve creare le condizioni normative per eliminare alcuni vincoli di bancabilità e consentire alle aziende di ripartire, ponendo di fatto una barriera contro i tentativi di pervasività della criminalità organizzata che nella situazione attuale trova terreno sempre più fertile”. 

“Abbiamo bisogno di urgenti certezze - prosegue la presidente -, di riaprire “per sempre”, dobbiamo salvaguardare la salute ma anche la vita delle imprese, senza cui il nostro Paese sarà morto economicamente. Se il fenomeno dell’usura attanaglia tante realtà nazionali, anche solide, figuriamoci qual è la situazione a Palermo, al Sud del Sud, dove la situazione economica è da anni la più fragile di tutto il paese”.

Tra i dati incoraggianti del report di Confcommercio c’è quello secondo cui a Palermo le forze dell’ordine sono ritenute il soggetto più vicino agli imprenditori minacciati dal fenomeno dell’usura (il 54% degli intervistati contro il 44% della media nazionale) e soltanto il 19% degli imprenditori si sente solo di fronte alla criminalità (il 24% a livello nazionale). 

“E' un dato importantissimo, che spazza via vecchi luoghi comuni - conclude la Di Dio -. Abbiamo sempre sentito la vicinanza di magistratura e forze dell’ordine che, con il loro lavoro, hanno portato avanti anche in queste settimane operazioni importanti contro la criminalità organizzata, dando tangibili motivi di rassicurazione e fiducia verso le forze dell’ordine e lo Stato a chi porta avanti la propria attività nel rispetto delle regole”.

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