Chiusura Colle Verde, la Cidec: “A Palermo manca un piano commerciale"

Il presidente Salvatore Bivona chiede al Comune un tavolo dedicato alle attività produttive storiche

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

“La notizia della chiusura del supermercato Colle Verde, storico punto di riferimento per la spesa di tantissimi acquirenti, induce ad amare riflessioni sul futuro del commercio in città, per via dell’assenza di strumenti adeguati a regolare la concorrenza tra strutture che propongono gli stessi generi merceologici”: con queste parole Salvatore Bivona, presidente provinciale della Confederazione Italiana Esercenti Commercianti di Palermo, interviene in merito all’annuncio, da parte dei vertici dell’azienda, dell’avvio della procedura di mobilità per i dipendenti.

“Negli ultimi anni – spiega Bivona, che ricopre altresì il ruolo di presidente regionale dell’associazione di categoria – il territorio di San Lorenzo Colli ha registrato la nascita di un numero molto elevato di ipermercati e attività concorrenti, all’insegna di una deregulation che è strettamente legata all’assenza di un piano commerciale in città: uno strumento indispensabile per programmare lo sviluppo e la produttività e che di certo eviterebbe la chiusura dei battenti per molte aziende e piccole e medie imprese”. “La Cidec – prosegue il presidente – esprime piena solidarietà alla società gestita dalla famiglia Colantoni, che nel tempo ha garantito ai consumatori prodotti di elevata qualità, dai vini ai formaggi passando per tutti i generi alimentari: purtroppo, nessuno ha prestato attenzione al grido d’allarme lanciato dalla società stessa sei anni fa, quando per la prima volta lo spettro della chiusura si è materializzato”.

“Proponiamo al Comune di Palermo l’attivazione di un tavolo urgente dedicato alle sigle storiche che hanno chiuso o si apprestano a chiudere - conclude - poiché riteniamo che la città non possa permettersi il lusso di ulteriori emorragie occupazionali né di assistere impotente alla progressiva desertificazione del tessuto commerciale: basta con la concessione di nuove licenze, si pensi piuttosto a salvaguardare tutte le realtà, piccole e medie, che rappresentano da un lato la continuità della nostra tradizione e, dall’altro, una garanzia di qualità per i consumatori”.

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