Economia Politeama / Via Mariano Stabile

Cala il sipario sulla catena Bagagli, chiudono tre negozi: 17 lavoratori a casa

La sezione Misure di Prevenzione del tribunale ha autorizzato la messa in liquidazione della società. Saracinesche abbassate per i punti vendita via XX Settembre, via Mariano Stabile e via Nicolò Garzilli. Lo store di via Messina è stato invece ceduto a due storiche dipendenti

Il punto vendita di via Garzilli

Alla fine l’epilogo è arrivato prima della sentenza. Mentre il 19 giugno gli avvocati di Filippo Giardina - il titolare dei negozi Bagagli accusato da un pentito di essere prestanome di un boss e per questo coinvolto in un sequestro da parte delle Misure di Prevenzione - proveranno a smontare l’impianto accusatorio, sui tre negozi della catena in amministrazione giudiziaria dal 2013 cala il sipario. Dei quattro punti vendita ne chiuderanno solo tre, perché il negozio di via Messina è stato ceduto a due storiche dipendenti attraverso un contratto di “affitto d’azienda”. Giù il sipario invece per gli store di via XX Settembre, via Mariano Stabile e via Nicolò Garzilli: restano a casa 17 dipendenti.

Bagagli, vetrine vuote e destino appeso a un filo: "Finale già scritto"

"Mancanza di merce, assenza di pos, mal funzionamento del registratore di cassa, vetrine vuote", questo avevano raccontato alcuni lavoratori a PalermoToday. Un finale amaro quello che tocca a Bagagli, la storica insegna di abbigliamento e accessori che, fino alla gestione di Filippo Giardina, contava 8 punti vendita e 25 dipendenti. Dopo i guai giudiziari di Giardina, la palla è passata all’amministrazione giudiziaria. Prima con Walter Virga, travolto dall’inchiesta Saguto. Quindi con l'avvocato Antonio Coppola e Nunzio Purpura, ex comandante dei vigili urbani. E' stata la sezione Misure di Prevenzione del tribunale ad autorizzare la messa in liquidazione della società, la dismissione dei punti vendita e il licenziamento dei dipendenti.

“La situazione economica e produttiva dell’azienda non consente alcuna diversa utilizzazione delle sue energie lavorative”, si legge nelle lettere di licenziamento inviate a tutti i dipendenti. Una circostanza, quest’ultima, che ha portato la società a sciogliere ogni rapporto di lavoro subordinato per “giustificato motivo oggettivo”. Così come per il negozio di via Messina, si era in un primo momento paventata la possibilità di cedere in affitto ai dipendenti un ramo d’azienda. Ipotesi naufragata, però, durante l’ultima assemblea. “I lavoratori non sono nelle condizioni economiche a causa della mancata erogazione del saldo dello stipendio”. Via dunque al licenziamento collettivo, in attesa della cassa integrazione, del saldo delle ultime tre mensilità e del trattamento di fine rapporto.

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