Mancano i fondi, Cerisdi verso la liquidazione: 28 dipendenti a rischio

Il presidente Salvatore Parlagreco ha convocato l'assemblea dei soci - unico organo deputato a deliberare la liquidazione - con all'ordine del giorno la liquidazione dell'ente

Foto archivio

Il  Cerisdi, il centro di formazione con sede a Castello Utveggio, si avvia verso la liquidazione. Il consiglio di amministrazione, dopo avere esaminato le relazioni degli uffici competenti e del collegio dei revisori, ha preso atto della condizione economica "che non consente di proseguire l'attività". Il presidente Salvatore Parlagreco ha così convocato per la prossima settimana l'assemblea dei soci - unico organo deputato a deliberare la liquidazione - con all'ordine del giorno la liquidazione dell'ente e la nomina del liquidatore. In attesa di conoscere il loro destino invece i 28 dipendenti del Centro.

Nelle scorse settimane Parlagreco aveva invitato il governatore Crocetta ad associare la Regione al Cerisdi in maniera da permettere "il proseguimento dell'attività, sospendere contributi e finanziamenti previsti, ma non erogati, da tre leggi regionali vigenti e ottenere congrui risparmi sui costi delle commesse per la formazione del personale della Regione da decenni attribuiti 'in house', quindi senza gara, a enti nazionali".

"La liquidazione  - commenta il sindaco Leoluca Orlando - rischia di essere l'epilogo temuto e preannunciato dell'attuale gestione del Cerisdi, espressione della Regione del tutto disattenta. Una gestione priva di progettualità e chiusa ad ogni forma di apertura a istituzioni e realtà locali e internazionali. Si compie un'opera di mortificazione e dispersione di un potenziale di professionalità, che non vorremmo possa servire alla Regione per tornare in possesso del Castello Utveggio, ovviamente prevedibile oggetto di interessi speculativi. Si prospetta un film troppe volte visto in Sicilia: chiude una realtà di eccellenza e inizia abbandono e degrado di una importante struttura".

"Riteniamo - dice Mimma Calabrò, segretario generale Fisascat Cisl Sicilia - che le dimissioni della governance del Centro siano un atto dovuto avendo dimostrato di non esser capace di individuare soluzioni atte al suo rilancio, né a potenziare il Bilancio del Centro oggi estremante deficitario". "Probabilmente - aggiunge - qualcuno dimentica che drammatiche sono le condizioni in cui versano i 28 lavoratori del Centro che, pur non percependo alcuna retribuzione da sette mesi, continuano ad essere presenti nel proprio posto di lavoro, adempiendo ai compiti previsti, senza alcuna garanzia. L'ingresso dei due consiglieri di nomina regionale che, i in un primo momento avevamo appreso favorevolmente, non solo non ha portato ad alcun elemento di sviluppo concreto ma, paradossalmente alla fine, ha peggiorato la critica situazione con l'accumulo di compensi degli amministratori del Centro che, ad oggi seppur sospesi, sembrerebbe continuino a maturare". Per l'esponente della Cisl "non è accettabile che la spending review debba essere solo ed esclusivamente riversata sull'anello debole della catena e, cioè, sui lavoratori. Lancio pertanto un appello al governo regionale, alla deputazione regionale, al Comune di Palermo e Ircac nella qualità di soci del centro nonchè alle altre istituzioni convolte, affinché attivino immediatamente tutti gli sforzi, gli interventi e le strategie necessari che abbiano come primo obiettivo la piena salvaguardia dei posti di lavoro e un concreto rilancio delle attività del Centro che potrebbe essere il punto di formazione di eccellenza non solo per la Sicilia ma per paesi del Mediterraneo, onde scongiurare nefasti scenari e drammatici risvolti per i lavoratori e per le loro famiglie".

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