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Il centro commerciale Portobello a Carini

Il centro commerciale Portobello a Carini

Centro Portobello (ex Ferdico): firmato l'accordo per la cassa integrazione

Dopo aver vissuto mesi durissimi i 21 lavoratori possono tirare un sospiro di sollievo. Ad annunciare la notizia è Mimma Calabrò, segretario generale sella Fisascat Cisl Sicilia: "E' il primo caso in Italia di cassa integrazione in un'attività confiscata"

Firmato, in Prefettura, l'accordo per la cassa integrazione per i 21 lavoratori del centro Portobello (ex Ferdico) di Carini, confiscato. Ad annunciare la notizia è  Mimma Calabrò, segretario generale sella Fisascat Cisl Sicilia: “Sottoscritto il primo accordo in Italia, siglato in sede prefettizia, per l’accesso alla cassa integrazione a favore dei lavoratori di una azienda in confisca di primo grado. Una pietra miliare che potrebbe fare da apripista per tutte le situazioni analoghe”. 

I lavoratori che fanno capo alla società Ferdico&C. S.n.c in confisca di primo grado possono dunque tirare un sospiro di sollievo dopo aver vissuto mesi durissimi e senza alcuna retribuzione. "La sottoscrizione dell’accordo - continua la sindacalista - rappresenta la perfetta sintesi dell’impegno profuso dalla Prefettura di Palermo, dall’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, dal sindacato a garanzia e tutela dei lavoratori. Un plauso ai lavoratori che, seppur nella disperazione, hanno affrontato, sempre con grande dignità, le innumerevoli difficoltà che si sono susseguite dal momento in cui il ramo di azienda del centro commerciale Portobello di Carini è stato riconsegnato all’Anbsc e, dunque, all’amministrazione giudiziaria. Con la sottoscrizione dell’accordo di oggi, un primo importante traguardo è stato raggiunto. L’auspicio - conclude Calabrò - adesso è che si possa perfezionare quanto prima il contratto di affitto del compendio aziendale per consentire ai lavoratori di ritornare sul posto di lavoro. Di fatto, questo è ciò che loro chiedono. Riconquistare la propria dignità di lavoratori per sostentare le proprie famiglie”.

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