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Lunedì, 23 Maggio 2022
Economia

Col caro gasolio imprese trasporto al collasso, Confartigianato: "Credito di imposta immediato del 30%"

Martedì 15 marzo incontro col governo, poi si deciderà come procedere. Da registrare anche l'appello di Confindustria Sicilia in merito al caro energia: "Le imprese siciliane non usciranno vive da questa crisi"

Il prezzo del gasolio continua a crescere e le imprese del trasporto sono al collasso. Anche Confartigianato Sicilia si muove per sostenere la confederazione che punta ancora al dialogo e che ha deciso, con Unatras, di aspettare l’incontro con il governo programmato per martedì 15, per poi valutare quali iniziative intraprendere. Non è infatti previsto alcun fermo dei mezzi, organizzato e autorizzato, ma è chiaro che l’associazione degli artigiani esprime solidarietà e vicinanza a tutte le imprese che decideranno autonomamente di fermarsi, non riuscendo più a sostenere i costi, e ritenendo più conveniente spegnere i motori anziché lavorare”.

Il costante e ormai insostenibile aumento del costo del carburante ha determinato una situazione ingestibile per le imprese dell’autotrasporto. Il settore è in estrema difficoltà e Confartigianato chiede al governo un credito di imposta del 30% immediato sul gasolio ma soprattutto che si adotti la regola che vige per gli aerei, cioè che il maggior costo del gasolio sia ribaltato in fattura: “È l’unico sistema per sopravvivere”.

Per rifornire un serbatoio di 600 litri di un camion occorrevano tre mesi fa 680 euro: oggi ne servono 1.250 euro. Inoltre le imprese devono fare i conti con la scarsità di carburante in particolare per l’extra-rete. “Le nostre imprese associate – dice Salvatore Di Piazza, presidente regionale dell’Autotrasporto di Confartigianato Imprese Sicilia – denunciano la mancanza del gasolio cosiddetto ‘extra-rete’, cioè il gasolio di cui si riforniscono gli operatori professionali perché, ovviamente, lo pagano meno. Si sta assistendo ad una speculazione. Chi lo vende lo fa mancare, costringendo gli autotrasportatori a rifornirsi alla pompa, dove però il prezzo è più che aumentato. Questi fattori stanno producendo la tempesta perfetta. Se si ferma l’autotrasporto, si blocca l’economia”.

Caro energia, il grido disperato delle imprese alla Regione

“Le imprese siciliane non usciranno vive da questa crisi. I rincari delle materie prime, l’aumento incontrollabile dei costi dell’energia, del gas, del carburante, l’ennesima tempesta insomma è per noi il colpo di grazia“. Le previsioni sono funeste: 20 milioni di ore di cassa integrazione. “Non ci saranno vie di uscita, non se le imprese resteranno sole e se il governo regionale non interverrà in maniera netta, convinta e drastica”. L’appello viene da Confindustria Sicilia, è rivolto al governo Musumeci ed emerge da un incontro con il vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, e il consiglio di presidenza di Confindustria Sicilia. Presenti all’incontro nella sede dell’assessorato dell’Economia il presidente di Confindustria Sicilia Alessandro Albanese e i vicepresidenti di Confindustria Sicilia Antonello Biriaco e Gregory Bongiorno.

Confindustria Sicilia chiede “un unico intervento sulla leva del costo del lavoro. Risorse per la decontribuzione, solo così potremo uscire dall’angolo. Serve un miliardo, non sono soldi che vanno alle imprese ma che servono alla diminuzione del costo dei lavoratori. Questa è la migliore manovra sociale che un governo possa intestarsi, perché solo così potrà salvare la produzione e l’occupazione. Dalle stime in nostro possesso infatti questa crisi alle imprese siciliane costerà 20 milioni di ore di cassa integrazione”.

Questa la sintesi che viene fuori dall’incontro alla Regione. La rappresentanza degli industriali siciliani ha esposto l’estrema drammaticità della situazione per le imprese siciliane, soffocate dai rincari energetici, impotenti di fronte alla assoluta mancanza di materie prime e dall’aumento vertiginoso dei loro prezzi, schiacciate da un costo del lavoro insostenibile, incastrate da una burocrazia paralizzante.

La situazione si aggrava per le imprese alimentari, che oltre ai rincari energetici, oltre alla crescita esponenziale dei costi del gas, soffrono l’assoluta irreperibilità delle materie prime.

I dati sui rincari sono spaventosi: (+37,7% da ottobre 2020 a dicembre 2021, per le non energetiche). L’impennata dei prezzi di gas ed elettricità comporta per la manifattura un fortissimo incremento di costi per la fornitura di energia. Se in Italia nel 2019 il costo dell’energia era intorno agli 8 miliardi, oggi le stime ai prezzi attuali puntano a un balzo oltre i 50 miliardi. Le imprese devono affrontare anche difficoltà nel reperimento di materiali. Nel 2021 l’assoluta mancanza di materie prime è diventato il principale ostacolo alla produzione Questi problemi sono dovuti a blocchi della produzione legati a lockdown locali (soprattutto in Asia) alla crisi energetica in Cina, alle difficoltà nella logistica dovute all’applicazione di protocolli sanitari più stringenti, alla chiusura del canale di Suez e di diversi porti cinesi, alla congestione dei porti europei e americani, alla carenza di navi e container, e poi il conflitto in Ucraina ha peggiorato  la situazione in Europa, sul fronte della logistica trasporti e della disponibilità di alcune specifiche commodity, esempio il grano. Se queste considerazioni sono valide per il territorio nazionale, per la Sicilia la crisi è amplificata dalla mancanza di collegamenti infrastrutturali idonei. 

La soluzione possibile è una, conclude il presidente di Confindustria Sicilia, Alessandro Albanese: “Una manovra finanziaria di coraggio e visione. Un solo articolo per disporre che le risorse non vengano sbriciolate in micro-interventi a pioggia dal sapore elettorale. Se vogliamo realmente risollevare il Pil dobbiamo intervenire sulla leva del costo del lavoro. Subito tutti i fondi disponibili vengano dirottati sulla decontribuzione o su misure dirette alle imprese per compensare almeno in parte l’emorragia finanziaria legata ai rincari”.

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