Call center Abramo: ammortizzatori sociali per oltre 200 lavoratori, in 26 perdono il lavoro

L'azienda ha comunicato ai sindacati un calo di fatturato da 9 a 6 milioni, sul quale si ripercuoterebbe anche l'emergenza sanitaria. Entro sabato saranno definiti i dettagli. Inoltre si è deciso di non rinnovare 16 contratti a termine in scadenza oggi, nonché 10 cococo

Un calo di fatturato consistente, da 9 a 6 milioni, che s’intreccia all’emergenza anche economica determinata dall’epidemia di Covid-19, per questo per i circa 220 dipendenti del call center Abramo entro sabato scatteranno gli ammortizzatori sociali. L’azienda ha già deciso di non rinnovare 16 contratti a termine di tre mesi che scadevano oggi – lasciando a casa altrettanti lavoratori – e di fare a meno di 10 cococo su 44. Le decisioni sono state comunicate qualche ora fa ai sindacati.

Come spiega Francesco Brugnone della Slc-Cgil i dettagli sono ancora da definire, “ma presumibilmente entro sabato, viste anche le disposizione contenute nel decreto ‘Cura Italia’, scatteranno gli ammortizzatori in via retroattiva, forse a partire dai primi giorni di marzo”.
Da stabilire se si ricorrerà alla cassa integrazione (i lavoratori percepirebbero così almeno l’80 per cento dello stipendio) oppure al fondo di integrazione salariale (col quale sarebbe coperto soltanto il 50-60 per cento della paga). “Entro la settimana il confronto dovrà chiudersi – chiarisce ancora Brugnone – i tempi normali sarebbero di 45 giorni per questa trattativa, ma è proprio il decreto ‘Cura Italia’ ad aver ridotto i termini a 3 giorni”.

Il call center Abramo è già ricorso agli ammortizzatori sociali in altre sedi del Paese e a Palermo la notizia arriva nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria. Due dei 16 lavoratori con contratto a termine di tre mesi (ottenuti attraverso un’agenzia di lavoro interinale) e che scadono proprio oggi hanno scritto a Palermotoday per spiegare la loro situazione. Attraverso i sindacati si era cercato almeno di strappare un altro mese di contratto, in modo da consentire a questi precari di chiedere la Naspi, ma “non c’è stato nulla da fare”, commenta Brugnone. E visto il quadro generale a questo punto la scelta non sorprende.

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“La mia cara azienda Abramo a Palermo, per cui lavoravo da dicembre, ha deciso di non rinnovare il contratto a me ed altre 15 persone, proprio in piena emergenza sanitaria, proprio oggi, lo trovo assurdo”, ha scritto uno dei precari. A fargli eco una collega, che da domani sarà anche lei senza lavoro: “Oggi 31 marzo scade il contratto a termine e che fa Abramo? Ordina all’agenzia di non rinnovare ben 16 persone! Oggi – si sfoga - mi ritrovo senza possibilità di poter prendere la disoccupazione, senza poter cercare un altro lavoro perché chiaramente non è il momento, senza soldi per pagare l’affitto… Volevo ringraziare il premier Conte che ha detto, testuali parole, ‘nessuno perderà il lavoro a causa del Covid-19’. Ma di chi parlava? Forse degli impiegati statali?”.

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