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Martedì, 30 Novembre 2021
Economia

Agricoltura, scontro Nord-Sud sui fondi del Psr: "La Sicilia rischia di perdere 400 milioni"

A lanciare l'allarme è Giuseppe Sciarabba, responsabile regionale dipartimento Fondi europei della Lega, che spiega: "Le Regioni meridionali vogliono che le risorse 2021 e 2022 restino nella vecchia programmazione, quelle settentrionali che siano inserite nella nuova"

E' scontro fra Regioni sulla ripartizione dei fondi europei del Piano sviluppo rurale (Psr). Il fronte del Sud sta lottando per mantenere i criteri storici, ovvero di considerare gli anni 2021 e 2022 come una prosecuzione della programmazione 2014-2020; mentre l'interpretazione del Nord è che queste due annualità rientrino nel periodo 2021-2027. Se dovesse passare quest'ultima linea, la Sicilia perderebbe 400 milioni di euro. Così risulta dai calcoli fatti da Dario Cartabellotta, dirigente generale dell'assessorato regionale Agricoltura e Autorità di gestione del Psr.

"Uno scenario dalle conseguenze nefaste per lo sviluppo rurale dell'Isola" commenta il responsabile regionale del dipartimento Fondi europei della Lega Sicilia Giuseppe Sciarabba che, in questo braccio di ferro, si "spoglia" dell'appartenenza politica e affronta il problema da un punto di vista tecnico. Ponendosi comunque dall'altra parte della barricata rispetto alla posizione assunta anche dalle Regioni amministrate dal Carroccio.

"Il Nord - spiega - vuole il superamento dei criteri storici sulla base dell’accordo politico assunto nel 2014 in Conferenza Stato-Regioni, intendendo il periodo 2021-2027 quale nuova programmazione, attraverso l'introduzione di criteri che poggiano sui parametri ponderati: numero aziende agricole, superficie forestale, popolazione aree rurali. La Sicilia invece sta lottando per mantenere i criteri storici anche per gli anni 2021-2022, poggiando sull’interpretazione che le due annualità rappresentano una proroga della precedente programmazione e non già “nuova programmazione”, cosicché l’accordo politico assunto nel 2014 in Conferenza Stato-Regioni relativo alla rivisitazione dei criteri debba essere inteso a partire dal 2023, impegno sul quale le regioni del Meridione hanno già manifestato la loro disponibilità". 

"E' importante innanzitutto sottolineare - precisa Sciarabba - che la Sicilia non si sta trovando a giocare una partita da inquadrare come mero braccio di ferro politico destra-sinistra. Basta dire infatti che al fianco dell'Isola c'è pure l'Umbria, governata anch'essa dal centrodestra, in aggiunta a Basilicata, Calabria, Campania e Puglia che completano il drappello meridionale. Le restanti quindici Regioni dello Stivale stanno invece dall'altra parte della barricata, insieme con le Provincie autonome".  

La partita è ancora aperta. In un documento firmato dal coordinatore della commissione Politiche agricole si legge della "impossibilità di addivenire ad un'intesa", preludio ad un nuovo incontro congiunto delle commissioni Politiche agricole e Affari finanziari e poi al ministero. "La Sicilia - conclude Sciarabba - sta combattendo una battaglia di resistenza con le regioni del Nord che vogliono mettere le mani su 400 milioni di fondi europei del nostro Programma di sviluppo rurale, linfa vitale per gli investimenti che la Regione garantisce nel comparto dell'agricoltura e non solo. L'assessore Scilla e il presidente Musumeci non permettano un simile colpo gobbo ai danni dei cittadini siciliani".

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