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Dato record: l'esercito dei 500 mila disoccupati palermitani

La desertificazione del sistema produttivo palermitano. Il tasso di disoccupazione della città metropolitana gravita intorno al 42 per cento

Lo hanno chiamato: “Dalla crisi a Palermo 2020. Analisi sul manifatturiero della provincia di Palermo”. E' lo studio dettagliato sullo stato di salute del territorio della città metropolitana palermitana, sia  dal punto vista economico che sociale, realizzato da Cgil Palermo. Il dossier, presentato allo Steri, ha rivelato ad esempio che nel 2015 gli occupati dell'industria in senso stretto in provincia di Palermo sono risultati circa 27,4 mila. Il dato presenta una flessione di 4,2 mila occupati rispetto al 2008. Le imprese attive in provincia di Palermo sono passate da 6.874 nel 2009 a 5.667 nel 2015. Questa variazione si e accentuata dal 2011 in poi, registrando un calo delle imprese del 12,4 per cento. Quasi tutti i settori sono con saldo negativo. I due settori che si salvano sono le industrie alimentari, che passano da 1.550 a imprese a 1589, e le riparazioni e  installazioni di macchine, che passano da 206 a 321. 

L'analisi della Cgil è un punto di partenza. Fa scalpore il dato gravissimo della disoccupazione di Palermo e in tutta l'area metropolitana. E procedere con nuove iniziative. “La crisi di questi anni ha avuto refluenze sul sistema occupazionale nella provincia di Palermo. Gli ultimi dati Istat, relativi all'indagine trimestrale sulle forze di lavoro, ci danno un'occupazione nella provincia di Palermo di 324 mila unità. Ma il dato più significativo – afferma Beppe Citarrella, responsabile del centro studi Cerdfos della Cgil, che ha coordinato il lavoro di indagine  - si coglie tra i disoccupati e gli inattivi, oltre 500 mila persone a vario titolo fuori dal ciclo produttivo (102 mila persone in cerca di occupazione e 417 mila inattivi). In considerazione del fatto che nel  Mezzogiorno è stato rilevato un tasso del 40 per cento circa degli inattivi, una potenziale forza lavoro (scoraggiati e disponibili a lavorare)  che vorrebbe lavorare ma non trova le giuste opportunità, se ne  deduce che sommando questa massa di persone, che  a Palermo costituisce oltre  160 mila unità,  al dato dei  102 mila disoccupati, si arriva a una stima di oltre 260 mila persone in cerca di occupazione nella provincia di Palermo, con un tasso di disoccupazione della città metropolitana che gravita intorno al 42 per cento. E siamo ben al di sopra del tasso di disoccupazione che a Palermo è del 23,9 per cento”.  

“In buona sostanza, si è creata una desertificazione del sistema produttivo palermitano, in un'area in cui non si producono più beni ma soltanto servizi, un terziario qualitativamente basso. In buona parte, tutto questo è stato  influenzato dalla chiusura della Fiat – dichiara il segretario generale Cgil Palermo Enzo Campo -. Da qui l'esigenza di un confronto con le amministrazioni dei comuni in cui ricadono le aree industriali oggi svuotate di Brancaccio, Carini e Termini Imerese per gettare le basi di un nuovo metodo di lavoro e la creazione  di un'Associazione per lo sviluppo con i soggetti interessati”.   

La Cgil propone di costituire un'Associazione per lo sviluppo. “Pensiamo a un'associazione modello Bilbao, un soggetto che progetti, sviluppi,  recuperi,  che faccia promozione per lo sviluppo – spiega Mario Ridulfo, responsabile attività produttive della segreteria Cgil Palermo - Una possibile reindustrializzazione passa attraverso nuove tecnologie e un approccio che guardi alla cosiddetta economia  circolare,  al riuso e al riciclo di materiali. Per creare sviluppo occorre reindustrializzare le nostre tre aree industriali, rafforzando le produzioni tipiche e guardando alle nuove, ad alto contenuto tecnologico. E puntare decisamente a un manifatturiero che contenga elementi di innovazione, la cosiddetta industria 4.0”. “Occorre – aggiunge Ridulfo - rafforzare la presenza dell'industria pesante, difendere quello che resta, come i Cantieri Navali, condizione necessaria per sviluppare anche l'indotto, che oggi è fermo,  e per far sì che le scuole e le Università possano essere da trait d'union nella ricerca e nell'innovazione. Questo progetto deve comprendere le telecomunicazioni e la banda larga: Almaviva può avere un futuro se punta a diventare un'industria dei servizi competitivi, servizi alle imprese, oltre che per i consumatori. Occorre garantire una fiscalità di vantaggio per le aziende che si insediano nelle tre  aree industriali, a condizione che le nuove assunzioni avvengano siano nel rispetto di norme e contratti, e incentivi a chi fa innovazione ricerca, formazione e riqualificazione del personale”. 

Appare invece in recupero appare il settore delle costruzioni (+ 4,2). Le imprese manifatturiere attive  a Palermo a fine 2015, secondo i dati della Camera di Commercio, ammontano a 5.667.  Erano 6.874 nel 2009 e 6.470 nel 2011.  Una flessione di oltre mille imprese nel quinquennio,  pari al 17, 6 per cento. Le maggiori sono le imprese alimentari: 1.589, seguite dalle imprese di fabbricazioni di prodotti in metallo, 894, e da quelle di prodotti della lavorazione di minerali, 468. Le maggiori flessioni si registrano nei comparti dei capi d'abbigliamento (- 38 per cento, 170 imprese in meno dal 2009) fabbricazione di pelli e simili (- 44 per cento e 55 imprese in meno) industrie tessili (-30,4 per cento e 42 imprese in meno) , lavorazione del legno e fabbricazione mobili (- 45 per cento e 148 imprese in meno) industria del legno e dei prodotti in legno (- 37,6 per cento e 279 imprese in meno), fabbricazione prodotti in  metallo (-23 per cento) riduzione imprese fabbricazione di computer e prodotti di elettronica (-35 per cento).  
            
       
    
   
 

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