Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca Zen / Via Einaudi Luigi

Zen, coppia rapinata in casa: 4 arresti, il basista era il nipote

Il colpo fu messo a segno lo scorso settembre: in 3 aspettarono il marito davanti casa e dopo averlo minacciato con un coltello entrarono all'interno. Dopo averlo immobilizzato, costrinsero la moglie ad aprire la cassaforte. Portati via 30 mila euro di gioielli, tra cui collane appartenenti al figlio morto

Salvatore Zarcone, il presunto basista

Violenti e senza pietà. La polizia ha arrestato i presunti responsabili un'efferata rapina in abitazione che si è consumata lo scorso settembre allo Zen. Vittime del colpo marito e moglie che pochi anni prima avevano perso un figlio in un incidente stradale. Il basista della rapina sarebbe il nipote della coppia. Nel tardo pomeriggio di ieri, la sezione Investigativa del commissariato San Lorenzo ha eseguito un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di quattro persone, tutti dello Zen: Benito Biondo, 24 anni; Salvatore Puntaloro, 32 anni; Salvatore Orlando, 24 anni e Salvatore Zarcone, 23 anni.

La vicenda, che ebbe ampia eco per la sua particolare efferatezza e per le vicissitudini attraversate in passato dal nucleo familiare delle vittime, risale all’alba del 6 settembre scorso. Una coppia di coniugi fu raggiunta nel proprio appartamento di via Luigi Einaudi da un commando di tre malviventi, tutti coperti con passamontagna ed armati di coltello. I malviventi minacciarono le vittime per farsi consegnare soldi e gioielli.

"Le modalità di consumazione della rapina e di accesso all’appartamento - spiega il dirigente del Commissariato di San Lorenzo Luca Salvemini - furono scandite da elementi e circostanze tali da orientare, sin da subito, gli investigatori su una 'mano interna': l’esistenza, cioè, di un vincolo di conoscenza, se non di familiarità, tra vittime ed assalitori, seppur questi ultimi avessero adottato la cautela di incappucciarsi".

Il commando riuscì a fare ingresso nello stabile, approfittando dell’uscita dall’appartamento del proprietario abituato ad uscire di buon ora, in relazione ad esigenze professionali. I malviventi attesero che l’uomo aprisse la porta dell’appartamento e, brutalmente, lo spinsero all’interno, guadagnando l’accesso alla casa. Mentre l’uomo fu immobilizzato in salone con i polsi legati, la moglie fu raggiunta in camera da letto; affrontata a muso duro, la donna fu costretta sotto la minaccia di un coltello puntato alla gola ad aprire la cassaforte e cedere così 600 euro in contanti e gioielli per un approssimativo valore di 30 mila euro. Tra questi anche alcune collane appartenenti al figlio deceduto. Durante le concitate fasi, i rapinatori indirizzarono ad entrambi i coniugi frasi inequivocabili e sintomatiche di una dettagliata preparazione del colpo, con puntuali e precise riferimenti al vissuto dei coniugi.

Le indagini dei poliziotti sono state un efficace mix di analisi scientifiche e tradizionali attività su un campo. Il quartiere Zen - che diffidenza e reticenze hanno da sempre reso un luogo ostico alle forze dell’ordine - in questo caso manifestò il proprio sdegno per la vicenda, poiché l’evento criminale aveva avuto come obiettivo due persone perbene, già provate da lutti e sofferenze. Il personale del Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica è riuscito infatti ad isolare nell’ambiente messo a soqquadro dal commando un’impronta che i poliziotti hanno confrontato con successo con quella di Biondo, fino ad allora incensurato e quindi mai sottoposto a rilievi dattiloscopici.

E’ stata la prima tessera che ha consentito agli agenti di ricostruire per intero il difficile puzzle della rapina: abbinata ad un nome di battesimo non proprio comune (Benito), captato da una delle vittime della rapina nel conciliabolo con gli altri due complici. Il monitoraggio del traffico telefonico dell’uomo ha poi svelato una sospetta mole di chiamate in entrata ed in uscita con altri tre malviventi (Puntaloro, Orlando e Zarcone). Quest’ultimo, nipote delle vittime, è colui il quale ha fornito ai complici importanti notizie sul luogo dell’assalto, sulle abitudini della coppia e, soprattutto, sulla presenza in casa – notizia poi rivelatasi inesatta - di una considerevole somma di denaro.

"Le indagini - continua Salvemini - hanno accertato come a muovere Zarcone sia stata non solo una esecrabile sete di denaro ma anche motivi di risentimento familiare, probabilmente legati ad inique spartizioni di denaro in ambito parentale. Le indagini dei poliziotti si sono avvalse anche di sofisticate attività di intercettazione ambientale, alcune delle quali hanno fornito spaccati significativi e singolari come quello in cui Zarcone, da solo nell’abitacolo della sua vettura, prefigurava, con voce nitida e tono deciso, lo scenario del suo possibile futuro arresto ed il conseguente dialogo con l’avvocato di fiducia. Tale dialogo ha sostanzialmente rilevato profili autoaccusatori in relazione alle sue responsabilità nel ruolo di pianificatore dell’assalto".

Altre preziose indicazioni sono giunte a seguito dell’arresto da parte della squadra Mobile di Puntaloro ed Orlando, quali componenti del commando responsabile, sempre nel settembre del 2014, della rapina in abitazione ai danni dell’avvocato Sbacchi. In questo caso, le cimici dei poliziotti del commissariato San Lorenzo hanno registrato il compiacimento di parenti delle vittime per l’arresto dei due malviventi, presagendo l’imminente arrivo di un secondo provvedimento restrittivo, a carico dei due, stavolta per la rapina ai danni dei coniugi dello Zen.

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