"Violentata a 13 anni a Villa Trabia e ricattata con un video", chiesto giudizio per un giovane

L'abuso sarebbe avvenuto in una grotta del parco e sarebbe stato ripreso con un cellulare. Secondo la Procura, l'indagato di 24 anni avrebbe poi diffuso il filmato su Whatsapp, pretendendo altri rapporti sessuali. La ragazzina, spaventata, aveva però trovato il coraggio di chiamare la polizia e di denunciarlo

Uno dei viali di Villa Trabia

Le avrebbe bloccato i polsi e tirato i capelli per costringerla ad avere un rapporto sessuale all'interno di una grotta di Villa Trabia e poi l'avrebbe anche ricattata, minacciando di diffondere su Whatsapp il video di quell'incontro. La ragazzina, 13 anni appena, spaventata aveva così deciso di chiamare la polizia e di denunciare. Adesso per S. N., 24 anni, residente allo Zen, il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ed il sostituto Federica La Chioma hanno chiesto il giudizio immediato. E' accusato di violenza sessuale su minore, corruzione di minore e anche di produzione e diffusione di materiale pedopornografico.

"Visto che te la stai prendendo così tanto - così aveva scritto S. N. alla presunta vittima - ti faccio pubblicità, gli faccio vedere a un paio di ragazzi come...". Per non diffondere quel video, l'indagato avrebbe preteso altri rapporti con la ragazzina e anche con alcuni suoi amici.

Secondo la denuncia della tredicenne, avrebbe conosciuto S. N. a marzo di due anni fa. Si sarebbero incontrati alla stazione centrale e poi sarebbero stati una prima volta a Villa Trabia, dove avrebbero avuto un rapporto sessuale (visto che la presunta vittima aveva meno di 14 anni, l'atto viene considerato comunque una abuso), che l'indagato avrebbe filmato. 

Il giorno successivo i due si sarebbero rivisti e sarebbero tornati a Villa Trabia, solo che - secondo l'accusa - S. N. avrebbe preso la ragazzina con la forza, stringendole i polsi, tirandole i capelli e iniziando anche a ricattarla: se non avesse assecondato le sue richieste, il video del giorno precedente sarebbe stato diffuso. Cosa che, in base alla ricostruzione della Procura, sarebbe effettivamente avvenuta.

I rapporti tra i due si sarebbero poi interrotti, fino al mese di luglio, quando l'indagato sarebbe ritornato alla carica: se la tredicenne non avesse fatto sesso con lui e due suoi amici, quel video sarebbe stato inviato anche alla famiglia della presunta vittima. La giovane a quel puno si sarebbe spaventata e, alle 4.26 del 13 luglio, aveva chiamato il 113, raccontando quanto le stava accadendo. Subito era stata sentita con l'assistenza di uno piscologo ed era stata giudicata pienamente attendibile. A dicembre era così scattato l'arresto per S. N., che era finito in carcere.

Ad emettere l'ordinanza di custodia cautelare era stato il gip Marcella Ferrara, che aveva duramente stigmatizzato "l'atteggiamento vessatorio e mortificante adottato dall'indagato" e "la pervicacia con cui non ha esitato a richiedere alla ragazza infraquattordicenne di intrattenere rapporti sessuali persino con terzi, minacciandola che, in caso di rifiuto, avrebbe divulgato il filmato", nonché la sua "assoluta spregiudicatezza, nonostante la sua giovane età".

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