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La grotta che si trova a Villa Trabia

La grotta che si trova a Villa Trabia

"Stuprò una tredicenne a Villa Trabia e la ricattò con un video", lieve sconto di pena in appello

La condanna passa da 6 anni a 5 anni e mezzo per un giovane dello Zen: avrebbe abusato della ragazzina e l'avrebbe poi costretta ad avere altri rapporti con lui e due suoi amici, minacciandola di diffondere un filmato in cui facevano sesso insieme. La vittima ebbe il coraggio di denunciarlo e lo fece arrestare

Ad appena 13 anni, spaventata dalla trappola tesa da un ragazzo che le piaceva ma che avrebbe minacciato di diffondere un video che la ritraeva mentre facevano sesso insieme, non aveva esitato a chiamare al polizia e a chiedere aiuto. Grazie al suo coraggio, la ragazzina aveva così fatto arrestare il giovane, S. N., 25 anni, originario dello Zen, che l'avrebbe violentata in un grotta di Villa Trabia e che poi avrebbe voluto costringerla ad avere altri rapporti sessuali con lui e con due suoi amici, ai quali avrebbe anche inviato il filmato con la vittima tramite Whatsapp. Adesso la terza sezione della Corte d'Appello ha confermato la condanna per l'imputato (di cui non divulghiamo il nome per non rendere riconoscibile la ragazzina).

Nello specifico, il collegio presieduto da Antonio Napoli ha concesso un lievissimo sconto - ma perché ha ritenuto assorbito uno dei reati da un altro più grave - e la pena per S. N. è così passata da 6 anni a 5 anni e mezzo. Confermato il risarcimento di 20 mila euro alla ragazzina, che dopo quella terribile esperienza si è trasferita all'estero, dove sta frequentando le scuole superiori. Ad assisterla come parte civile nel processo è l'avvocato Mauro Barraco.

Come avevano ricostruito il procuratore aggiunto Annamaria Picozzi ed il sostituto Federica La Chioma, la giovane a marzo del 2018 aveva incontrato una prima volta l'imputato alla Stazione centrale ed insieme sarebbero andati a Villa Trabia. Alla ragazzina S. N. piaceva, nonostante avesse dieci anni più di lei, tanto che in quell'occasione avevano avuto un rapporto sessuale (ritenuto comunque una violenza sessuale visto che la vittima aveva meno di 14 anni) che l'imputato aveva filmato col cellulare. 

I due si sarebbero rivisti il giorno successivo, sempre a Villa Trabia. A questo punto il ragazzo sarebbe però diventato violento: in un anfratto del giardino, avrebbe afferrato la tredicenne con forza, stringendole i polsi e tirandole i capelli, per costringerla ad avere un altro rapporto. Non solo. S. N. avrebbe anche iniziato a ricattare la vittima, dicendole che se non avesse assecondato le sue richieste avrebbe diffuso il video girato il giorno precedente attraverso Whatsapp, mandandolo ad amici e parenti.

Dalle verifiche compiute dagli investigatori era emerso che il filmato sarebbe stato effettivamente inviato da S. N. a due suoi amici, assieme ad alcune foto della ragazzina accompagnate da frasi volgari. "Visto che te la stai prendendo così tanto - aveva scritto tra l'altro l'imputato alla tredicenne - ti faccio pubblicità, gli faccio vedere a un paio di ragazzi...". Poi avebbe preteso che la vittima avesse rapporti anche con i suoi amici.

All'alba del 13 luglio di tre anni fa, la ragazzina terrorizzata dalle minacce di S. N. aveva così chiamato la polizia per denunciare quanto le stava accadendo. A dicembre l'imputato era finito in carcere con le accuse di violenza sessuale su minore, produzione e diffusione di materiale pedopornografico e corruzione di minore.

Nell'ordinanza il gip Marcella Ferrara aveva messo in evidenza "l'atteggiamento vessatorio e mortificante adottato dall'indagato" e "la pervicacia con cui non ha esitato a richiedere alla ragazza infraquattordicenne di intrattenere rapporti sessuali persino con terzi, minacciandola che, in caso di rifiuto, avrebbe divulgato il filmate", nonché la sua "assoluta spregiudicatezza, nonostante la giovane età". S. N. era poi finito a processo con l'immediato ed aveva optato per il rito abbreviato. L'anno scorso il gup Claudia Rosini lo aveva condannato a sei anni di carcere e al risarcimento della ragazzina. Sentenza che adesso è stata sostanzialmente confermata in appello.

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