La liceale che accusa l'imprenditore della moda: "Cercavo un lavoro, sono finita in un incubo"

Il racconto di una diciassettenne che, per non gravare sulle spalle della madre vedova, avrebbe contattato l'agenzia di Salvatore Luca Longo, arrestato per violenza sessuale e stalking: "La mia vita è stata stravolta, mi ha toccata e perseguitata per mesi. Lo denuncio così non potrà più fare del male"

Uno shooting fotografico (foto archivio)

Non ragazze pronte a tutto e senza scrupoli pur di sfondare nel mondo della moda, come spesso si pensa erroneamente, ma giovani in cerca di un'occupazione da affiancare magari allo studio, come promoter o ragazza immagine, per guadagnare qualcosa e permettersi qualche sfizio senza gravare sulle spalle della famiglia. Sono queste le presunte vittime di Salvatore Luca Longo, 36 anni, titolare dell'agenzia "Umilty Modelsharing Organization", finito ieri agli arresti domiciliari con una lunga serie di accuse, compresa la violenza sessuale e lo stalking.

Dalle carte dell'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi e dai sostituti Giorgia Righi, Maria Rosaria Perricone, Giulia Amodeo e Ludovica D'Alessio, emerge per esempio la storia di una liceale, che ha perso il padre da bambina e cercava "un lavoretto per responsabilizzarmi e non pesare sulle spalle di mia madre" e si sarebbe invece ritrovata in un incubo: "La mia vita è stata stravolta, ogni squillo di cellulare mi fa sobbalzare il cuore, mi sento intrappolata e ho attacchi di panico, mai avrei pensato di vivere momenti così brutti", ha detto ai poliziotti. Ed è proprio per questo che a un certo punto, dopo sei mesi di tormenti e palpeggiamenti, ha deciso di denunciare: "Così Longo non può fare male ad altre ragazze, se non l'ha già fatto".

Sono una ventina i casi individuati dagli investigatori, che coinvolgono anche minorenni, tutti avvenuti negli ultimi mesi. Ma l'indagine è destinata ad allargarsi, come dimostrano anche i commenti lasciati su PalermoToday da diverse persone, che raccontano di aver avuto problemi anche loro con l'indagato e addirittura alcuni anni fa.

La denuncia della diciassettenne è emblematica, perché somiglia a quella di tante altre ragazze - segno che Longo avrebbe usato sempre la stessa tecnica e gli stessi comportamenti con le giovani che le accusano - e mette in evidenza anche piccoli gesti, che sembrano inoffensivi e che troppo spesso vengono sottovalutati, ma che alla lunga diventano devastanti, portando ansia, costringendo a cancellare profili social, a cambiare numeri di telefono, e a vivere nel terrore di ritrovarsi davanti il presunto molestatore.

"Cercavo un lavoro per non gravare su mia madre"

La ragazza mette a verbale al commissariato Libertà: "Sono una studentessa del liceo classico con profitto, sto finendo il terzo anno. Premesso che la mia famiglia è composta da mia madre e mia sorella di 14 anni perché purtroppo ho perso mio padre quando ero piccola, ho cercato di responsabilizzarmi facendo qualche piccolo lavoretto per non gravare sulle spalle di mia madre. A ottobre dell'anno scorso ho inviato il mio curriculum a un sito e sono stata contattata da Luca Longo su Whatsapp. Fin da subito si è mostrato smodatamente interessato. Pensai fosse solo il suo modo di essere e tipico di una persona appartenente ad un mondo a me sconosciuto. Mi chiese di mandargli alcune foto per il provino on line. Poi ho dovuto compilare un test. Longo mi chiese subito un appuntamento in un bar, dove firmai un contratto di collaborazione".

"Mi chiamava la sua 'nipotina acquisita'"

E continua: "All'inizio Longo si mostrò gentile, forse fin troppo, o forse la confusi io per gentilezza. Ogni volta che mi dava un passaggio in macchina per accompagnarmi, mi imponeva di fare video e foto insieme in cui mi faceva apparire come la sua ragazza piuttosto che una sua collaboratrice. A me non andava, solo che lui insisteva e messa alle strette, cedevo. Erano foto non professionali, che scatterebbe uno zio con la nipote, che lui puntualmente pubblicava sui social. Mia madre, amici e parenti si preoccupavano di quell'uomo quarantenne che pubblicava foto e video con me, dove cantava in macchina o bevevamo un caffè con la sua 'nipotina acquisita'". Mi scriveva spesso messaggi calorosi che mi ingabbiavano in una cella di vergogna e disagio profondo. Scriveva commenti come 'per te la scopa è troppo semplice' o dediche notturne tipo 'stare con te è come stare con la ricotta per un cannolo... necessario', messaggi diventati persecutori e purtroppo entrati a far parte della mia routine".

"I suoi messaggi mi facevano venire i brividi"

La ragazza racconta il suo disagio: "Iniziò prima con esternazioni d'affetto, tipo 'ti voglio bene', chiamandomi con nomignoli sdolcinati, quali 'bambolina, cucciolina, amoruccio, modellosa', perfino 'amore', accompagnati sempre da emoticon di cuori o di baci. Io non sapevo come rispondere, mi facevano venire i brividi e la paura mi diceva di essere gentile e di ignorarlo, mi dicevo: 'Sono solo messaggi non possono farmi male, no?'. Tramite messaggi dovevo scrivergli sempre in modo amichevole, era lui ad obbligarmi e si lamentava appena gli mandavo un 'buon pomeriggio' senza un emoticon. Così dopo un po', per evitare i soliti discorsi pesanti e sentirmi peggio, riscrivevo i messaggi come desiderava. Mi rimproverava appena avevo il telefono scarico".

"Cambiati qui davanti a me"

Riferisce anche della prima volta nello "studio" dell'imprenditore: "Una volta, dato che ero alle prima armi, ho dovuto fare una prova shooting nel suo studio. Mi invitò a casa sua a novembre dell'anno scorso e mi aspettavo di trovarlo con tanti collaboratori, fotografo, truccatrice, aiutanti vari. Il suo 'studio' altro non era che una stanza di casa sua, ricolma di oggetti in disordine, con un telo verde appeso di fretta sull'unica parete libera. Eravamo solo io e lui e mi sembrò molto strano. Gli chiesi dove potessi cambiarmi e lui mi disse: 'Qui davanti a me'. Rimasi perplessa, ma si giustificò dicendo che una modella si deve cambiare davanti a tante persone e che dovevo abituarmici sin da subito. Stava lì a fissarmi, aspettendo che io acconsentissi, cosa che non feci. Fu la prima volta che ebbi veramente paura di lui. Per giorni ho provato vergogna, era come se mi fossi data la colpa per il suo gesto".

"Chiamava e scriveva sempre, anche alle 2 di notte"

Parla anche di continue richieste di incontri: "Spesso mi invitava al cinema o a casa sua e io inventavo più scuse possibili per non andarci. Appena gli dicevo che dovevo studiare, mi chiedeva di studiare a casa sua. Se gli dicevo che dovevo uscire con amici, cominciava a dirmi: 'Per divertirti hai sempre tempo ma per me no'. Sembrava reputarsi il mio 'fidanzato', domandandomi spesso con chi fossi e con chi stessi, chiamandomi di sera tardi, anche a mezzanotte e inviando messaggi anche fino alle 2 di notte, col pretesto del lavoro. Sapevo che non rispondendo avrei ricevuto molte altre chiamate e si sarebbero aperte discussioni che mi facevano sentire in colpa per questo rispondevo. Quando, a febbraio scorso, le chiamate di notte cominciarono ad aumentare anche la mia ansia arrivò a limiti quasi insopportabili. Pur sapendo che le polemiche ed i rimproveri di Longo sarebbero aumentati, io non rispondevo più alle sue chiamate, che mi provocavano solo fiumi di lacrime".

"Ogni mio gesto era solo fonte per la sua perversione"

Racconta poi un episodio che lei stessa definisce "agghiacciante": "Ricordo un pomeriggio in cui, mentre eravamo nella sua macchina in attesa di una promoter, si mise a raccontare della sua vita sessuale, vantandosi del numero di ragazze che si era portato a letto nei sedili posteriori di quella stessa macchina. Dopo il suo racconto agghiacciante mi chiese come fossi messa in ambito sessuale, non risposi. Essendo appena tornata da scuola dovevo cambiarmi per una promozione e dissi che l'avrei fatto nel bagno di un negozio. Lui cominciò ad insistere che dovevo cambiarmi nella sua macchina. Mi pietrificò, ma mi cambiai nel bagno. Appena scesi dalla macchina mi disse di camminare davanti a lui, chiesi perché e mi disse: 'I pantaloni che indossi ti fanno un c... favoloso'. Indietreggiai spavenatata, cercando di accettare che un'azione semplice come camminare con lui potesse mettermi in agitazione. Qualsiasi azione facessi era solo fonte per la sua perversione e mi costringeva a stare attenta ad ogni piccolo movimento".

I palpeggiamenti e le "dichiarazioni d'amore"

La studentessa riferisce anche di palpeggiamenti e "dichiarazioni d'amore": "Spesso Longo si offriva di accompagnarmi a casa ed ogni volta in auto per circa 4-5 volte mi poggiava la mano sulla coscia, io nella mia testa tremavo, avevo paura a dirgli di toglierla, pensando potesse arrabbiarsi e farmi del male. Così mi allontanavo. Poi iniziai a rifiutare i suoi passaggi che mi provocavano pensieri orripilanti, anche per la paura che prendesse una strada diversa da quella per casa mia. Qualche volta dopo il lavoro proponeva di mangiare qualcosa e una di queste volte mi fece una dichiarazione d'amore. Mi prese la mano e la tirò a sé, ero paralizzata, provavo schifo. Mi disse: 'Per me tu non hai 15 anni, ma 25, non vedo l'ora tu faccia 18 anni'. Mi disse che se fosse stato un ragazzino sicuramente si sarebbe innamorato di me".

Gli attacchi di panico e la festa a casa di Longo

Già da dicembre, la ragazza avrebbe provato ad allontanarsi gradualmente, "evitando una sua reazione brusca" e da gennaio "inventavo scuse di ogni genere per non incontrarlo e non rispondere ai suoi messaggi, credevo che facendogli capire che fossi circondata da ragazzi e fidanzata avrebbe smesso, invece le cose peggiorarono, aumentando chiamate e messaggi. Mi chiamava sempre, anche di notte, cominciai ad avere attacchi di panico, a sentirmi perseguitata da ogni sua parola, si mostrava geloso, mi assillava con le sue domande sui miei amici". Poi "a marzo mi disse che stava organizzando una festa a casa sua con tutte le ragazze ma io non gli diedi la mia disponibilità. Cominciò a tartassarmi di messaggi e chiamate, facendomi sentire in colpa per essere l'unica assente. Alla fine ci andai a malincuore per poi scoprire che c'eravamo solo io e un'altra ragazza. Restai per due ore circa, ma solo per non lasciare l'altra da sola con lui. Quando mi allontanavo per andare in bagno, tornando vedevo che accarezzava sulle braccia e le gambe l'altra ragazza in forte disagio".

Le foto "pedopornografiche" e "glamour"

Racconta anche di foto spinte scattate all'altra ragazza, anche lei diciassettenne: "Giorni dopo Longo mi fece vedere delle foto scattate con lei e rimasi impietrita, dicendogli: 'Ma queste sono foto pedopornografiche' e lui sorridendo mi disse: 'Ha insistito lei per farle, io non le ho detto nulla, sono foto glamour'. Si tratta di circa 80 scatti che ritraevano la ragazza da vestita a nuda con i soli slip e le braccia e le mani che le coprivano il seno".

Il lockdown e le "prove intellettive"

Per la giovane il lockdown si sarebbe rivelato una salvezza perché "cercai di evitarlo il più possibile, ma lui mi scriveva tutti i giorni, arrivando al punto di volermi costringere a giocare a carte, partecipare a quiz o inviare video di una coreografia on line. A detta sua queste attività gli servivamo per comprendere meglio le nostre capacità intellettive e chi non avrebbe partecipato sarebbe stato escluso dai lavori".

"Lo bloccai e m'incolpò della sua futura morte"

Ma "poi Longo scoprì che frequentavo un ragazzo e andò di matto. Gli dissi di scrivere qualsiasi comunicazione lavorativa a mia madre. Lo bloccai su Whatsapp, ma questo aggravò la situazione. Infatti cominciò a darmi colpa del suo malessere e della sua futura morte, scrivendomi: 'Avete rovinato la mia salute, sarò in ospedale o morto io, sto ancora male'. Più volte mia madre ha provato a spiegargli come stessero le cose, ma lui non si placava. Inziò a dirci che gli dovevamo dei soldi perché lo avevo bloccato su Whatsapp e questo gli aveva provocato danni alla salute e scriveva: 'Lei capisce che questo è un danno al sistema nervoso che vale da solo 2500 euro?'. Ci avrebbe chiesto anche 25 mila euro di danni e avrebbe rinunciato a tutto solamente se lo avessi sbloccato e gli avessi chiesto scusa, anche alle altre ragazze che non riuscivano a lavorare serenamente per colpa mia. Tentava in tutti i modi di intimorirci".

"Piangevo, ogni mia azione era un errore"

A maggio la giovane sarebbe comunque tornata a lavorare, sperando che le cose sarebbero cambiate. Ancora una volta si sarebbe ritrovata però a casa di Longo: "Mi portò nella stanza da letto e disse: 'Vado a farmi la doccia, tu rimani con il cane', volevo scappare, mille pensieri mi tartassavano la testa e per tutto il tempo ho sperato che non uscisse nudo dal bagno". Un'altra volta Longo avrebbe annullato uno shooting solo perché la ragazza aveva detto che l'avrebbe accompagnata il suo fidanzato. Lui le avrebbe detto: "Invece di uscire, divertiti con il tuo ragazzo, il tuo dovere è solo studiare e senza ragazzo perché sono due mesi che fai le cose male, sappilo" e "entrai in panico, mi sentivo controllata dai suoi sporchi messaggi, piansi perché non potevo fare nulla, ogni mio gesto era un errore".

"Minacciava anche il mio ragazzo"

A giugno l'indagato avrebbe pubblicato foto della ragazza senza il suo consenso su in Instagram: "Una mia foto - spiega - sotto la statua di Santa Rosalia, con in sottofondo un pezzo di Ludovico Einaudi, sembrava che fossi morta o che avessi avuto un brutto incidente. Reputava sua la mia immagine, credeva di poterla usare come gli piacesse. Mia madre chiese spiegazioni e lui ci accusò di offendere la religione cristiana, ci minacciò, accusando il mio ragazzo di farmi fare foto e video volgari: 'Preferite in studio o presso i carabinieri? Posso avvisare il maresciallo?'. Poi mi inserì in un gruppo Whatsapp con altre ragazze chiedendomi delle giustificazione per averlo bloccato ed umiliandomi. Una volta mi chiamò con l'anonimo e con una voce strana mi chiese: 'Sei con il tuo amico?'".

"Ho paura, lo denuncio perché non faccia del male ad altre"

Negli ultimi due mesi, dice la giovane, "ha continuato a cercarmi, mi sentivo in trappola, ogni suo messaggio era un peso. Ero arrivata a un punto in cui sapevo solo piangere. Dopo mesi di crisi, decisi di cancellare il mio account Instagram e di sospendere Facebook. L'11 luglio ho ricevuto 13 chiamate con l'anonimo. La mia vita è stata stravolta da quando ho conosciuto Longo e mai avrei immaginato di trascorrere momenti così brutti. Ho molta paura perché penso di ritrovarmelo sempre davanti. Ogni squillo al cellulare mi fa sobbalzare il cuore e provo un'ansia incredibile. Ho voluto denunciare perché Longo non faccia un male maggiore ad altre ragazze, sempre che non l'abbia già fatto. Chiedo che gli sia impedito di avvicinarmi e chiamarmi. Ho paura per la mia incolumità".

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