"Picchiava la moglie ma non la violentava", condanna ridotta in appello per un cinquantenne

La donna aveva accusato il marito di maltrattarla e di costringerla ad avere rapporti sessuali. In primo grado l'imputato aveva rimediato una pena di 6 anni e 8 mesi, ora scesa a 2 anni e 8 mesi: "La vittima ha problemi psichiatrici, non è attendibile"

Per lei aveva lasciato la moglie e i figli, ma poi - come ha denunciato la nuova compagna - il secondo matrimonio sarebbe stato un inferno: schiaffi, pugni, insulti e la costrizione ad avere rapporti sessuali anche quando lei non ne avrebbe avuto voglia. Se in primo grado il racconto della presunta vittima era stato ritenuto pienamente attendibile dai giudici, in appello invece le cose sono andate diversamente, tanto che all'uomo, un cinquantenne, la pena è stata ridotta da 6 anni e 8 mesi a 2 anni e 8 mesi: è caduta infatti l'accusa più grave, quella di violenza sessuale.

La terza sezione della Corte d'Appello, presieduta da Antonio Napoli, ha in buona parte accolto le richieste dell'avvocato Alessandro Musso, che assiste l'imputato, titolare di un bar. Durante il processo è stata fatta peraltro una perizia volta a chiarire lo stato di salute mentale della donna ed è emerso che soffre di diversi disturbi pischiatrici, cosa che per molti versi non la renderebbe quindi attendibile.ù

I due, entrambi con altre esperienze matrimoniali alle spalle, avevano deciso di sposarsi nel 2013. L'imputato aveva addirittura deciso di lasciare la moglie e i figli per andare a vivere con la presunta vittima alla Noce. Nel 2015, però, la donna aveva denunciato le violenze che avrebbe subito dal marito. Secondo il suo racconto, l'uomo non avrebbe sopportato la sua gelosia e non avrebbe esitato a picchiarla ripetutamente. Una volta era anche finita in ospedale, con una prognosi di 20 giorni. Non solo. L'imputato avrebbe anche costretto quella che allora era sua moglie ad avere rapporti sessuali con lui, prendendola con la forza, immobilizzandola sul letto e afferrandola per la gola.

La versione della vittima era stata ritenuta pienamente attendibile dalla seconda sezione del tribunale, che aveva condannato il cinquantenne a 6 anni e 8 mesi di carcere. I giudici avevano peraltro rifiutato di fare una perizia per verificare la capacità di intendere e di volere della vittima. Un accertamento che invece è stato compiuto in appello e che ha consentito di ridurre la pena di quattro anni.

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